Demetrio Volcic, testimone capace di raccontare il territorio transfrontaliero

Demetrio Volcic, testimone capace di raccontare il territorio transfrontaliero

LA RIFLESSIONE

Demetrio Volcic, testimone capace di raccontare il territorio transfrontaliero

Di REDAZIONE • Pubblicato il 05 Dic 2025
Copertina per Demetrio Volcic, testimone capace di raccontare il territorio transfrontaliero

Nel giorno della chiusura della Capitale Europea Marilisa Bombi ricorda una delle voci più autorevoli del giornalismo italiano ed europeo. Ha insegnato che il confine può essere frontiera o ponte, a seconda di come lo si guardi.

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Oggi 5 dicembre si chiude ufficialmente l'anno di Nova Gorica e Gorizia Capitale Europea della Cultura. Una data simbolica, che segna la fine di un percorso intenso fatto di eventi, incontri, aperture e di sguardi nuovi sul confine. E proprio oggi, lo stesso 5 dicembre, ricorre l'anniversario della morte di Demetrio Volcic, scomparso a Gorizia nel 2021. Due date che si sfiorano e inevitabilmente dialogano.

Perché ricordarlo oggi non è una nota a margine, ma un gesto che pesa. Volcic è stato una delle voci più autorevoli del giornalismo italiano, corrispondente dall'Europa dell'Est quando quei Paesi erano quasi un continente a parte. Ha raccontato Mosca con freddezza analitica e calore umano, Praga nella sua stagione più fragile, Bonn, Vienna, il disfacimento dei blocchi e le speranze del dopo. Ha fatto ciò che oggi chiediamo alla cultura: ha tradotto mondi, senza semplificarli per renderli comodi.

E non è secondario che avesse scelto di vivere proprio a Gorizia. Non una residenza casuale, non una tappa. Una scelta. Qui, dove le lingue cambiano in pochi passi e dove le memorie non si cancellano ma si sovrappongono. Qui, dove ancora oggi capiamo quanto sia difficile e bellissimo stare tra due mondi. Volcic questo lo sapeva bene: Gorizia gli somigliava.

Nel giorno in cui una Capitale Europea della Cultura si chiude, ricordare Volcic significa chiedersi quale eredità  resta oltre il calendario degli eventi. Perché la cultura non si misura solo in spettacoli e inaugurazioni: si misura nella capacità  di parlare all'altro, di ascoltare ciò che non ci appartiene, di tenere insieme differenze che altrove diventano distanza. Volcic ha incarnato tutto questo con naturalezza professionale e umana.

Oggi sarebbe troppo facile tirare una riga e dire “finito”. Ma c'è una domanda che vale più di qualsiasi bilancio ufficiale: che cosa portiamo con noi da questo anno? Se la risposta è consapevolezza, dialogo, curiosità , allora la lezione di Volcic continua. La sua, in fondo, è stata una vita che ha unito più di quanto abbia diviso. Ha mostrato che il confine può essere frontiera o ponte, dipende da come lo guardi.

E allora ricordarlo oggi, nel giorno in cui Gorizia e Nova Gorica chiudono il loro anno europeo, è un modo per dire che questo territorio ha già  avuto testimoni capaci di raccontarlo al mondo, prima che il mondo arrivasse qui in visita. Un modo per affermare che la memoria non si spegne con una rassegna. Resta. Come resta il nome di Volcic, che qui aveva scelto casa.

Foto d'archivio Il Goriziano 

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