LE REAZIONI
Darus Salaam, l’immobile è del Comune. Cisint: «Decisione tombale, Monfalcone dimostra che si può fare»
L’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato sancisce la «perdita ipso iure del bene» dopo la mancata ottemperanza all’ordine di ripristino. Fasan, «una sentenza storica».
L’acquisizione è avvenuta. L’immobile è intavolato. Il Centro Culturale Islamico Darus Salaam di via Duca D’Aosta è nella disponibilità patrimoniale del Comune di Monfalcone. Lo stabilisce la sentenza del Consiglio di Stato riunitosi con Adunanza Plenaria in sede giurisdizionale. La Corte si è pronunciata sul ricorso proposto dal Centro contro il Comune di Monfalcone. Decisivo il punto sul termine dei 90 giorni – a decorrere dal 25 novembre 2023 - trascorsi i quali i ricorrenti non hanno provveduto ad ottemperare all’ordine di ripristino della destinazione d’uso originaria dei locali. L’Adunanza Plenaria ha definito «infondate» e ritenuto che «vadano respinte» le questioni sollevate con l’atto d’appello. Dunque la sentenza stabilisce che si tratta di «perdita ipso iure del bene» in quanto il Darus lo possiede ormai senza idoneo titolo giuridico. Le deduzioni dell’appellante ritenute non condivisibili dalla Corte sono evidenziate negli articoli 22, 23 e 24 della sentenza.
All’articolo 25 è enunciato il principio di diritto “chiave” sulla vicenda: «Il Comune diventa di diritto proprietario del bene, oggetto dell’ordinanza di ripristino dello stato dei luoghi, qualora il giudice amministrativo – dopo il decorso del termine previsto dall’art. 31, comma 3, del d.P.R. n. 380 del 2001 – abbia emesso una misura cautelare o una sentenza di primo grado favorevole al ricorrente, seguita da una sentenza che abbia definitivamente respinto il ricorso». A commentare il risultato, stamattina, sabato primo agosto, sono stati il sindaco Luca Fasan e l’europarlamentare della Lega, Anna Maria Cisint. Il primo cittadino definito la conferenza stampa odierna come «storica» e ha ringraziato l’ex sindaco «che ha creduto a questa battaglia sempre tesa al rispetto delle regole, della legalità e dello Stato di Diritto». «Una battaglia che le è costata la privazione di gran parte della sua libertà personale perché messa sotto scorta per le minacce subite» aggiunge. «La sentenza fa scuola per tutto il Paese – prosegue il sindaco – l’avvocato Teresa Billiani ha portato a casa un risultato storico grazie alla sua eccezionale professionalità. Ha avuto un approccio di cuore. Il Consiglio di Stato ha sempre dato ragione al Comune di Monfalcone. Le istanze del Darus sono state sistematicamente smentite e cassate su tutta la linea».
Rilevante, secondo Fasan, la percezione degli effetti di questa pronuncia giuridica da parte della cittadinanza. «Non è stata una lotta contro la preghiera» conclude. «Le battaglie si vincono con la tecnica» dichiara Cisint che sin dall’inizio del contenzioso tra l’Ente e la comunità in questione ha sempre posto al centro il diritto e il rispetto della legge. «I nostri tecnici non sono scappati dalle loro responsabilità – evidenzia – non è stata una battaglia “contro” perché le Istituzioni si impegnano per la tutela della libertà e della democrazia garantendo equità per tutti, non per fare figli e figliastri». «Ho ascoltato e cercato di aiutare a scappare delle ragazze sottomesse che mi hanno detto “sono in un Paese libero ma mi sento in gabbia”, ho subito minacce di morte e contro di noi hanno marciato 8mila persone quel 23 dicembre 2023. Noi portiamo avanti delle istanze che sono concrete a livello nazionale. Si pensi alla condanna della poligamia, alle spose bambine e alla prevalenza della Legge Italiana sul Corano».
E ancora l’europarlamentare: «Da Monfalcone parte il monito del “si può fare”. Il massimo organo della giustizia amministrativa ci dice che abbiamo ragione. La storia di questo immobile dà la cifra di quanto non si è fatto davanti ad un’ordinanza comunale». Cosa succederà ora? La risposta è stata: «Finalmente faremo tornare il bene nella disponibilità della comunità» . A certificare poi che le competenze di ciascuno «superano le speculazioni intellettuali» è l’avvocato Billiani. «Il Comune ha subito dei contenziosi – sono le parole del legale del Comune – e i rigetti hanno sempre dimostrato che i provvedimenti amministrativi sono stati giusti. Si è tentato di colpire l’operato dell’amministrazione comunale. L’Adunanza ha dimostrati di riportare la questione nel perimetro della legalità. La Plenaria ha una funzione nomofilattica e afferma i principi di diritto. La pronuncia fa scuola fino a quando non ce ne sarà un’altra».
Billiani aggiunge: «Le tesi giuridiche dei ricorrenti non sono state accolte, i principi enunciati sono dunque incontestabili». Continuando nel commento della sentenza, l’avvocato ha rimarcato che l’Adunanza presieduta dal giudice Luigi Maruotti ha stabilito che il quesito proposto dai ricorrenti non era conforme e che «accertata la violazione, non vi è stata ottemperanza della sentenza». Quanto al riferimento dei 90 giorni decorsi, «i verbali della Polizia Locale lo documentano, non vi sono altre tesi possibili». «Le affermazioni della controparte sono incredibili – rileva Cisint – non si può impugnare nulla, la decisione è tombale». Sul ricorso alla Corte di Giustizia dei Diritti dell’Uomo, è stato chiarito, che «non impugna atti specifici». Presente all’incontro buona parte della Giunta, il Comandante della Polizia Locale e alcuni consiglieri di maggioranza dai quali si è levata la frase «game over». Ora, il bene entrato nelle disponibilità municipali, potrebbe essere destinato alle associazioni. In caso di vendita, sarà necessario il passaggio in Consiglio Comunale.
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