Da Siracusa a Gorizia, la ‘libertà irrequieta’ di Vittorini e Rosa Quasimodo diventa una mostra

Da Siracusa a Gorizia, la ‘libertà irrequieta’ di Vittorini e Rosa Quasimodo diventa una mostra

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Da Siracusa a Gorizia, la ‘libertà irrequieta’ di Vittorini e Rosa Quasimodo diventa una mostra

Di Redazione • Pubblicato il 25 Ago 2026
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L’esposizione apre il 12 settembre alla Biblioteca Museo Elio Vittorini di Siracusa e nel 2027 arriverà al Kulturni center Lojze Bratuž. Nel percorso fotografie, documenti e opere d’arte, con materiali di Luigi Crocenzi e una presenza di Renato Guttuso.

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C’è un filo che unisce Siracusa a Gorizia e passa attraverso una fuga d’amore, un matrimonio, gli anni difficili della giovinezza e la formazione di uno dei maggiori scrittori italiani del Novecento. Quel filo è al centro di “La libertà irrequieta. In viaggio con Elio Vittorini e Rosa Quasimodo, tra fughe e soggiorni di frontiera”, la mostra artistico-documentaria che sarà aperta dal 12 al 30 settembre 2026 a Siracusa e che arriverà a Gorizia dal 13 al 29 settembre 2027, nel centenario dell’arrivo in città della giovane coppia.

Il progetto, curato da Livio Caruso, nasce dalla collaborazione tra realtà culturali siciliane e goriziane ed è stato pensato fin dall’inizio come un percorso itinerante, destinato ad arricchirsi a ogni tappa. Dopo l’esordio alla Biblioteca Museo “Elio Vittorini” di Siracusa, in coincidenza con le iniziative per i sessant’anni dalla morte dello scrittore, l’esposizione approderà nel settembre del prossimo anno al Kulturni center Lojze Bratuž di Gorizia, dove sarà ampliata con nuove opere e documenti. È allo studio anche una successiva tappa milanese nel 2028.

Gorizia non rappresenta, infatti, un semplice episodio marginale nella biografia di Vittorini. Qui il giovane scrittore giunse nel 1927 con Rosa Quasimodo dopo la celebre “fuitina” e il matrimonio contrastato dalle famiglie. I Quasimodo si stabilirono in Piazzutta e proprio in città nacque nel 1928 Giusto, il primo figlio della coppia. Rosa avrebbe continuato a mantenere un legame profondo con Gorizia anche negli anni successivi, mentre Vittorini vi tornò più volte. La permanenza isontina coincide inoltre con una fase importante della sua formazione letteraria: Gorizia compare nel racconto “La mia guerra” e agli anni goriziani è legata anche la genesi de “Il Brigantino del Papa”.

La mostra prova però ad andare oltre la sola biografia. Accanto alle vicende di Elio e Rosa prende forma una rete di rapporti culturali che attraversa fotografia, pittura, editoria e letteratura. Un ruolo centrale è affidato al Fondo Luigi Crocenzi del CRAF di Spilimbergo. Crocenzi collaborò con Vittorini prima sulle pagine del Politecnico e poi alla celebre edizione illustrata di “Conversazione in Sicilia”, pubblicata da Bompiani nel 1953: un esperimento nel quale fotografia e parola non erano pensate come linguaggi separati, ma come parti di un unico racconto.

Nel percorso compare anche Renato Guttuso, con “Le donne di Algeri”, opera del 1957 dedicata personalmente dall’artista a Vittorini e oggi conservata nella Biblioteca Museo siracusana. Il rapporto tra i due non si esaurisce però in quel dipinto: Guttuso realizzò anche disegni per “Conversazione in Sicilia”, pubblicati nell’edizione illustrata Rizzoli del 1986. Alcuni risalivano già al 1943, ulteriore testimonianza del dialogo tra la scrittura vittoriniana e le arti figurative. C’è poi un altro Quasimodo che riporta direttamente a Gorizia. Il catalogo dedica infatti un capitolo a Salvatore Quasimodo e a una pagina quasi dimenticata della sua produzione giovanile.

Nel maggio del 1926 la rivista goriziana “Squille isontine” pubblicò “La càtarsi”, poesia del futuro premio Nobel rimasta sostanzialmente sconosciuta e non confluita nelle successive raccolte dell’autore. La presenza del testo si lega all’attività goriziana del fratello Vincenzo Quasimodo, appassionato di radiotecnica e collaboratore della stessa rivista.

Il catalogo accompagna e amplia questa trama di relazioni. Tra i contributi figurano quello di Marco Menato, dedicato ai due convegni goriziani su Vittorini e ad alcune precisazioni bibliografiche; quello di Antonella Gallarotti sui frammenti goriziani di Salvatore Quasimodo; “Una città di confine, uno scrittore inquieto. Elio Vittorini e Gorizia” di Marilisa Bombi e il saggio di Giulia Letizia Sottile dedicato alla storia d’amore tra Rosa Quasimodo e Vittorini. La sezione documentaria comprende inoltre materiali della Biblioteca Museo di Siracusa e del Fondo Crocenzi, mentre la parte artistica raccoglie opere di autori del Friuli-Venezia Giulia e della Sicilia. Il volume avrà anche un’anteprima goriziana: a metà settembre sarà presentato alla libreria Voltapagina di Gorizia, un anno prima dell’arrivo in città della mostra.

Ed è forse proprio questo continuo movimento tra Nord e Sud a rendere particolarmente interessante il progetto. Siracusa è la città delle origini di Vittorini e dei Quasimodo; Gorizia è il luogo nel quale una parte della loro vicenda familiare e culturale prese una direzione nuova. Due estremi geografici dell’Italia che, attraverso documenti, fotografie, opere e memorie, finiscono per raccontare una stessa storia: quella di una generazione per la quale partire, tornare, attraversare confini e cercare altrove il proprio posto nel mondo furono anche modi diversi di cercare la libertà.

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