IL RACCONTO
Cronache di Contea - Anniversario…con un anno in più. Antonio Marcuzzi (1805-1855): un Santo di casa nostra
Percorsa la vita esemplare del sacerdote, il decano di Visco, che combatté il colera e difese l'istruzione nel cuore dell'Ottocento goriziano.
I conti con le epidemie si sono sempre fatti; non se ne sapeva l'origine. Cure non c'erano (e, in parte, non ci sono …). Ci si rivolgeva Insù: la Madonna, il primo dei santi, e poi Sebastiano, dalle frecce sul corpo, Fabiano Papa. Sant'Antonio Abate provvedeva a uomini e animali; poi, tanti, fino a San Rocco, dal basso Medioevo. Ha messo d'accordo uomini e animali: si è ammalato di peste; un cane a provvedeva al cibo quotidiano. Gli portava un pane: sempre raffigurato col pane in bocca, il cane fedele. La peste scomparve dall'Europa, non dal mondo. Venne il colera, dal Golfo del Bengala, i primi dell' '800 a Napoli. Nel 1830 anche in Austria. Conoscenze zero; stragi tremende; voti e pellegrinaggi: da noi, Madonna di Barbana protagonista. I Santi intercedevano, avvocati del popolo, ma era (ed è) Cristo a salvare. Plebi sconvolte pregavano Dio che cessasse il flagello; San Rocco riebbe notorietà nel terribile colera del 1855, ripreso quale patrono del popolo indifeso, a presentare le suppliche a Dio. E gli uomini?
Preghiere particolari, voti, promesse, pellegrinaggi... Le provavano tutte, con fede disperata. Il popolo, per i Santi, aveva dei modelli nel quotidiano. Prendiamone uno, non unico, ma esemplare, uno da pregare. Non mostrava le caratteristiche - spesso convenzionali - che dei Santi si hanno: pallidi, emaciati, dal collo torto. Si chiamava Antonio Marcuzzi: non fra i canonizzati. Santo sicuro, da pregare, con fiducia, senza tema di sbagliare. Nasce a Tapogliano, Contea di Gorizia (1805), nella famiglia del fabbro, venuta da Prepotto, zona anfibia fra Sloveni e Friulani. Capacità tante, mezzi pochi; il Governo lo sostiene negli studi al sacerdozio. Battesimo pastorale a Joannis: vicario. Si distingue nel colera del 1836; dissero di lui: “parecchi giorni, e parecchie notti prestò continua assistenza ai poveri colerosi senza nemmeno coricarsi spogliato un momento solo con ammirabile annegazione di se stesso”. Così, quand'è il momento, all'unisono, quelli di Joannis lo propongono, a decano e ispettore scolastico del distretto di Visco (Vischesi d'accordo), quale “Pastore di anime, fatto secondo il Cuore di Dio”. Argomentano che solo lui avrebbe garantito pace fra le due comunità : autorevolezza amministrativa, cultura, preparazione in ambito scolastico, rapporti con l'apparato statale, data la conoscenza del tedesco.
Decano fu, in un momento topico della evoluzione sociale e della storia di metà '800: si concretizzava la fondazione delle scuole di base (la riforma datava, in Austria, dal 1774); si avvertivano brividi dei moti risorgimentali. Marcuzzi, non agiva d'impulso, si districa in montagne di circolari, affrontando i problemi in maniera riflessiva (le lettere avevano sempre la minuta). Nel 1843, fonda la scuola popolare per Visco, San Vito al Torre, Nogaredo, Joannis. Equanime con poveri e ricchi, si propone di promuovere i primi, acciocché i potenti non facessero quel che volevano del popolo, tenuto nell'ignoranza; loda i secondi, quando promuovono la scuola. Sono affioramenti di una mentalità prepolitica che anticipa l'impegno del movimento cattolico a fine '800. Fedele alla patria, l'Austria, guida la ripresa della comunità dopo i fatti del 1848, con la battaglia di Visco (18 aprile), per la quale arsero i 4/5 del paese. Dopo, volle la ripresa della scuola nel distretto, battendo sulla ripresa di quella femminile, sull'apprendimento del tedesco e di nozioni pratiche in agricoltura. Si propone di creare un orto botanico ad Aiello; chiede ai ricchi di donare riviste di agricoltura alle scuole. Per capire quanto tenesse alla scuola, basti citare questo passo di una sua relazione sul 1848. La scuola è stata tenuta fino all'ultimo: “insino alla sortita degli insurgenti italiani, cioè fino il 27 marzo prossimo passato e l'esame è stato tenuto a un piccolo gruppo di scolari perché la maggior parte dei medesimi erano fuggiti nei villaggi vicini di Aiello, Joanniz, Ruda”. L'esame si era svolto in canonica: la scuola era occupata dall'esercito.
Si diceva, non unico sacerdote ad attirarsi la benevolenza del popolo (per quello che fece il parroco Dell'Angela, durante l'incendio della vicina Jalmicco, nel 1848, gli Jalmicchesi cancellarono la bestemmia dal paese); sapeva essere anche un costruttore, don Marcuzzi, e realizzò la bella chiesa del nuovo cimitero a Visco. Si concedeva qualche piccolo godimento, come un bel pranzo a base di polli (che, allora, godevano di alta considerazione mangereccia) insieme con i suoi allievi, i giovani Strassoldo di Joannis.
La seconda epidemia di colera (1855) gli fu fatale e se ne andò travolto dal male, insieme con decine e decine di Vischesi, ma la strage era dappertutto.
Una lapide, ora, grazie a Dio, e al contributo regionale, restaurata dal Comune insieme con la chiesa (arch. Antonio Scagliarini), segna il luogo dov'è sepolto, ma un'altra, di pochi anni fa, lo perpetua sulla casa natale, a Tapogliano. Rarissimi si ricordano di portargli un fiore: per quello che ha fatto a favore tanti paesi della Bassa(la carità del sapere …) come ispettore scolastico distrettuale, la sua tomba dovrebbe esserne sempre sommersa. Si scriveva le prediche, anche in friulano; in questa lingua (lui la chiama dialet) vergò la pergamena posta nella mensa d'altare della nuova chiesa nel cimitero: “… Il dialett che si favelle a Visc l'è il Furlan. La Liturgie però si fas solamentri in Latin secont il rito di S. Mari Glesie Cattoliche Apostoliche Romane. I affars di Uffizi si tratin in Italian e in Todesc. La religion che si professe jè la Cattoliche, la qual jè pur la dominant nello Stat…”. Predicava in un bel friulano, per cui, se lo si supplica di intercedere presso Dio affinché faccia cessare anche la peste di guerre a noi vicine, si può indirizzargli tranquillamente un “Sant'Antoni Marcuz, vià´t di preࢠil Signà´r che l' vedi dÈ—l di nÈ!”; Sant'Antonio Marcuzzi, ti raccomando di pregare il Signore, che abbia pietà di noi!
In foto l'Ex voto della famiglia Pasqualis per la battaglia di Visco e in copertina Chiesa del cimitero di Visco; a sinistra nella facciata c'è la lapide di don MarcuzziÂ
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