Crollo delle nuove partite Iva, Gorizia è fanalino di coda in Italia

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Crollo delle nuove partite Iva, Gorizia è fanalino di coda in Italia

Di Redazione • Pubblicato il 25 Mar 2023
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Cresce il numero di under 35 a livello regionale, in provincia sono state perse 2.419 nuove aperture.

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Nel 2022, in Friuli Venezia Giulia sono state aperte 8.060 nuove partite Iva, circa 2.700 in meno rispetto all’anno precedente (-25,3%). Si tratta della diminuzione più accentuata tra le regioni italiane (la media a livello nazionale è pari a -8,7%). Lo rende noto il ricercatore dell’Ires Fvg Alessandro Russo che ha rielaborato dati del ministero dell’Economia e delle Finanze. La dinamica fortemente negativa che ha caratterizzato la nostra regione è stata determinata dall’andamento della provincia di Gorizia, il peggiore in Italia (-2.419 unità, pari a -73,5%).

Nel territorio goriziano, peraltro, nel 2021 si era verificata un’anomala crescita delle partite Iva aperte da soggetti non residenti, operanti nel settore del commercio online. Udine e Pordenone hanno infatti evidenziato delle flessioni molto più contenute (rispettivamente -8,6% e -2,8%). L’area giuliana è stata una delle poche a livello nazionale dove si è verificato un incremento (+4%). In sostanza, dopo due anni eccezionali, il 2020 condizionato dalla pandemia e il 2021 dalla inconsueta dinamica della provincia di Gorizia, il numero di nuove aperture in regione è tornato a livelli analoghi a quelli del triennio 2017-2019.

La diminuzione registrata ha riguardato principalmente i soggetti non residenti (-96%), che erano aumentati in maniera anomala nell’anno precedente, e le persone fisiche (-189 unità, pari a -3%). Queste ultime comprendono sia le ditte individuali, sia i lavoratori autonomi (inclusi i liberi professionisti), e costituiscono il 75% del totale. Per quanto riguarda le sole persone fisiche, nel 2022 il calo si è concentrato tra gli uomini (-192 aperture, pari a -4,9%). La flessione, inoltre, ha riguardato quasi esclusivamente gli over 50. Si può inoltre osservare che, negli ultimi anni, la quota di aperture effettuate da under 35 è tornata a crescere dopo il calo del periodo 2015-2016, sfiorando il 50% del totale nel 2020.

Tale andamento è stato probabilmente favorito dalla possibilità di aderire al regime forfetario, che nel 2022 a livello nazionale ha riguardato quasi la metà delle nuove aperture. L’analisi dei dati in base al luogo di nascita mostra che, sempre tra le persone fisiche, una nuova partita Iva su quattro è stata avviata da un soggetto nato all’estero (1.543 su 6.084), in prevalenza in un Paese europeo non comunitario. Il settore delle attività professionali scientifiche e tecniche è quello in cui più frequentemente prendono avvio i percorsi di lavoro autonomo o imprenditoriale (1.520 nel 2022 in regione).

Il comparto comprende sia le libere professioni (notai, avvocati, commercialisti, ingegneri, architetti, ecc.), sia quelle attività non regolamentate da ordini professionali (pubbliche relazioni e comunicazione, consulenza gestionale, collaudi e analisi tecniche, pubblicità e ricerche di mercato, ecc.). Rispetto all’anno precedente, si rileva un notevole calo nel commercio (-74,2%), dopo la fortissima espansione del 2021 di quello online. Anche il comparto primario presenta una contrazione molto rilevante (-310 unità, pari a -32,2%) toccando il valore minimo dal 2011 a oggi.

Nell’ultimo biennio (da 767 nel 2020 al 1.091 nel 2022) sono al contrario aumentate le aperture nell’edilizia, grazie ai notevoli incentivi esistenti. Infine, il comparto che comprende i servizi di alloggio e ristorazione, dopo l’intensa diminuzione causata dall’emergenza sanitaria, mostra un andamento positivo negli ultimi due anni, anche se i valori pre-pandemici sono ancora lontani (520 aperture in regione nel 2022, contro le 683 del 2019).

I dati statistici relativi alle aperture delle nuove partite Iva di imprese e professionisti sono quelli comunicati all’amministrazione finanziaria e memorizzati nelle banche dati dell’Anagrafe tributaria. Si ricorda che le informazioni riguardanti le chiusure non vengono pubblicate perché non significative da un punto di vista economico, in quanto al momento della cessazione dell’attività spesso i contribuenti non adempiono all’obbligo di chiusura della partita Iva.

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