Il Crocifisso che salvò il convento delle Orsoline di Gorizia dalla chiusura

La leggenda

Il Crocifisso che salvò il convento delle Orsoline di Gorizia dalla chiusura

Di Ferruccio Tassin • Pubblicato il 24 Ott 2021
Copertina per Il Crocifisso che salvò il convento delle Orsoline di Gorizia dalla chiusura

Ferruccio Tassin ci porta in via delle Monache dove nell'ex convento si fermò a pregare, così si dice, l'imperatore nel periodo delle riforme ecclesiastiche all'interno dell'impero.

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Nelle mie non rare visite al convento delle Madri Orsoline di Via Palladio a Gorizia, fin da bambino, ho sentito raccontare della vita di quest’Ordine. Qualcosa da mia zia, Madre Immacolata Urizzi e da altre suore.

Molto di più mi venne da Suor Concetta Salvagno. Avevo potuto circolare dalle cantine alle soffitte del convento. In questo accompagnarmi era più parca mia zia, che chiedeva sempre il permesso alla superiora. Quando superiora fu una mia ex compaesana e vicina di casa (suor Maria di Lourdes, ma, per noi, “Ginuta”), suor Concetta mi fece da guida nei corridoi dov’erano quadri di casa e quelli provenienti dal soppresso convento dei Gesuiti; nella sacrestia, a vedere i mobili, gli Agnus Dei, i paramenti, gli arredi sacri. E poi dov’erano i documenti, la cronaca del convento, i libri, i banchi di scuola, i tomboli per tessere i pizzi; le reliquie (di grandissimo interesse per quantità e tipologia, ma di provenienza dalle Benedettine di Cividale); nel parco, ad ammirare gli alberi, dei quali mi affascinò, fin da piccolo, la maestosa, solenne quercia da sughero.

La superiora e suor Concetta ci tenevano alla valorizzazione del loro patrimonio culturale, e mi ricordo che collaborai per far restaurare il grande e bel quadro dell’Ultima Cena (del Lichtenreiter?), che poi fu sistemato sulla parete di fondo del parlatorio.

Ora, tutto, parco e muri no, pare sia diventato disiecta membra, una dispersione di patrimonio culturale, per Gorizia; forse la più ampia e grave avvenuta non in periodo bellico. Un po’ di qua, un po’ di là, un po’ ancora chissà dove… Per una città, un patrimonio, con un trattamento così, può balbettare, parlare a sprazzi.

Parte, per fortuna, è rimasto in città. Mi arrovella però una curiosità, non un dramma. Dove sarà andato “il Crocifisso di Giuseppe II” (interessasse a qualcuno, dovrei aver scattato parecchie diapositive)?
Il perché? Ci ha la sua bella leggenda questo crocifisso. Me la raccontò suor Concetta, ecco perché mi affrettai a fotografare quel bel e grande crocifisso, che, del Cristo, esprimeva un sereno dolore.

Ce chi le chiamava riforme (ed erano), e chi le giudicava uno scempio, ma di certo, l’imperatore Giuseppe II fece parlare di sé anche all’interno degli ambienti ecclesiastici, che gli riservarono cordialmente epiteti di non grande simpatia (il cugino Federico II di Prussia gli consegnò l’appellativo di “sagrestano”!).

Naturalmente anche la Contea di Gorizia e Gradisca e la diocesi furono messe in subbuglio. Fra l’altro, andò per un pelo che anche le Orsoline non entrassero nel novero delle abolite.

La cronaca della casa racconta di un colloquio della superiora con l’imperatore. Lei, a un certo punto, gli chiese “… ma saremo poi sicure di restare in questo Monastero” (era quello, allora, di Via Monache). La risposta fu “Non dubitate resterete”. La cronista (dev’essere stata una friulana per quel “Trattavano di…”) annotò, sulle voces, che “Trattavano di trasportarci nel Monastero di S. Chiara, e perciò le fece tal domanda”. Descrive persino l’abito, la cronista “era vestito da Soldato, osia da semplice Cavaliere, con Abito color Turchino scuro”. Nonostante le maiuscole “ideologiche”, la cronista riferisce delle note su decisioni imperiali che non dovevano essere state gradimento, neppure per loro: il dover far scuola anche in giorni di ex feste come quelle degli Apostoli; il “suonar le campane…anche in occasione di temporali e tempeste” e il seppellire i morti “non in Cassa, ma involti in un Sacco”.

Fatto sta che il convento fu salvo dopo che…
Dopo che l’imperatore, nel giardino del monastero dell’odierna Via Monache si era fermato in raccoglimento davanti a una cappelletta che ospitava questo crocifisso! (in foto).
La leggenda rimane… speriamo che sia rimasto anche il Crocifisso!

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