Con 'Credere, cercare, cantare' il Coro 'Slata...per' canta la crescita spirituale da Guccini a Leonard Cohen

Con 'Credere, cercare, cantare' il Coro 'Slata...per' canta la crescita spirituale da Guccini a Leonard Cohen

IL CONCERTO

Con 'Credere, cercare, cantare' il Coro 'Slata...per' canta la crescita spirituale da Guccini a Leonard Cohen

Di Eliana Mogorovich • Pubblicato il 29 Mag 2026
Copertina per Con 'Credere, cercare, cantare' il Coro 'Slata...per' canta la crescita spirituale da Guccini a Leonard Cohen

A èStoria l'ensamble del Polo Liceale ha proposto uno spettacolo sul mutamento del sentimento religioso dagli anni Sessanta a oggi.

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Quando la storia si racconta con la musica. Nella tarda mattinata di oggi, seconda giornata di èStoria, è andato in scena sul palcoscenico del teatro Verdi “Credere, cercare, cantare: il sentimento religioso nella musica dagli anni’60 a oggi”, lo spettacolo che ha visto protagonista i solisti e il coro scolastico Slata…per del Polo Liceale di Gorizia.

Guidati dal professor Marco Luciano, ideatore del progetto, gli studenti hanno proposto al pubblico un’esperienza narrativa, culturale e musicale capace di intrecciare storia, spiritualità, linguaggio giovanile, educazione, ricerca di senso e performance dal vivo intervallate da parti di raccordo utili a comprendere il viaggio nella musica degli ultimi sessant’anni.

Strumento di espressione di timori, speranze, angosce e illusioni, la musica è stata proposta dal vivo e attraverso brevi clip dei cantautori citati in un percorso seguito con partecipazione dal pubblico fra cui, oltre a diverse classi del Polo liceale, era presente anche l’assessore alle Politiche Giovanili Chiara Gatta.

Lo spettacolo si è articolato in “quadri” che hanno cercato di ricostruire il complesso rapporto dell’uomo moderno con la spiritualità, spesso negata ma altrettanto spesso cercata come un’ancora di salvezza fra le incertezze del presente. Il momento della crisi è innegabilmente rappresentato da “Dio è morto” di Guccini, riproposto dall’assolo con chitarra e voce di Davide.

La ricerca di una fede è stata espressa dalla clip di “Oh Happy Day” degli Edwin Hawkins Singers mentre la breve proposta di “Smisurata preghiera” di Fabrizio De André ha ricordato necessità di una preghiera diversa, non rivolta ai giusti ma ai disobbedienti, agli esclusi, a coloro che vivono ai margini.

Breve il passo da qui allo smarrimento cantato da Emma in “Mad World”, simbolo della perda di appeal da parte delle grandi ideologie, evidente anche nelle parole delle celeberrime “The Sound of Silence” di Simon & Garfunkel e “I Still Haven’t Found What I’m Looking For” degli U2, interpretata da Aurora.

Dopo la clip di “Blowin’ in the Wind” di Bob Dylan è toccato a “One of Us” di Joan Osborne, interpretata da Maria Vittoria, portare l’interrogativo sulla presenza del sacro nella vita quotidiana: una vita martoriata da racconti e video di guerra che ancora oggi si ripropongono e sarebbe bello poter cancellare per immaginare, come ha cantato John Lennon, un mondo in cui le persone vivono in pace.

È spettato alla splendida “Take Me to Church” di Hozier, cantata da Elisabetta e Margherita, il compito di affrontare il rapporto problematico tra religione, giudizio e controllo mentre l’estratto di “Everything I Wanted” di Billie Eilish ha introdotto il tema della fragilità contemporanea. Una fragilità che diventa richiesta nelle parole di “Say Something”, interpretata da Diana e Meri, che hanno espresso con emozione l’impossibilità di trovare una risposta a fronte del bisogno di avere il segno di una presenza.

La conclusione del percorso non poteva però che essere un inno alla gioia e alla speranza, elevato dal palco del Verdi da tutto il coro Slata..per che ha dato voce a “Hallelujah” di Leonard Cohen: una canzone capace di unire sacro e profano, amore e caduta, fede e dubbio, nella consapevolezza che la ricerca non è mai finita e fa parte della complessità dell’esistenza.

Foto Pierluigi Bumbaca

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