IL FESTIVAL
Cormons, ‘Il Mondo fuori’ debutta con Goracci e Fabbri: focus sui «confini invisibili» e frontiere
Grande partecipazione alla serata inaugurale della rassegna. Con l’inviata Rai e il direttore di 'Domino' l'analisi di guerre contemporanee, crisi in Medio Oriente, ruolo dell’Europa e nuovi equilibri geopolitici.
Sala civica davvero gremita ieri sera per l’apertura della terza edizione del Festival dell’informazione “Il Mondo fuori”, promosso dal Comune di Cormons e dedicato quest’anno al tema “Raccontare il confine. Storie e immagini tra passato, presente e futuro”. Un avvio di grande richiamo con due tra le voci più autorevoli del giornalismo italiano, l’inviata di guerra della Rai Lucia Goracci e l’analista geopolitico e direttore di Domino Dario Fabbri, moderati dal vicedirettore del Gruppo Nem Paolo Mosanghini.
Il confronto, dedicato ai “confini invisibili e popoli divisi”, ha intrecciato attualità e riflessione storica, partendo dai colloqui di Ginevra e dalle grandi crisi contemporanee per interrogarsi sul significato stesso di frontiera. Non solo linee tracciate sulle carte geografiche, ma barriere mentali, culturali, simboliche.
Per Goracci il confine è anche uno spazio interiore: «È quella linea tra la comfort zone e il salto nel vuoto». Richiamando le sue esperienze in Medio Oriente, ha raccontato l’Iran come «un Paese straordinario, con una leadership distante da una società civile vibrante e attiva», mettendo in guardia da letture semplicistiche. «Diffido sempre da chi dice che c’è un bene e un male», ha sottolineato, criticando il manicheismo con cui spesso l’Occidente interpreta realtà complesse. Ha ricordato le proteste giovanili represse nel sangue, i libri dichiarati illegali e venduti al mercato nero, le frontiere attraversate clandestinamente come a Kobane durante l’assedio dell’Isis, per spiegare come i confini possano essere mobili e drammaticamente concreti.
Fabbri ha spostato l’attenzione sulla dimensione geopolitica, parlando di confini come «linee sulla sabbia», destinate a mutare a seconda di chi le traccia. Ha richiamato gli accordi Sykes-Picot come esempio di frontiere artificiali imposte dall’esterno e ha messo in discussione l’idea che il mondo debba necessariamente accettare l’ordine occidentale. «Non si capisce perché il resto del pianeta debba riconoscersi nel modello occidentale», ha osservato, sostenendo che i popoli siano “dentro la storia” molto più di quanto l’Europa sia oggi disposta ad ammettere. Da qui la critica a un certo sguardo “paternalista” verso le proteste iraniane, interpretate come desiderio di vivere “come noi”, quando invece – ha ricordato citando anche Michel Foucault – si tratta di dinamiche storiche e culturali autonome.
Il dibattito si è acceso anche sul ruolo dell’Europa. Per Fabbri il continente vive spesso «fuori dalla storia», in una dimensione autoreferenziale che fatica a confrontarsi con la competizione tra potenze. «Non esistono imperi buoni e cattivi», ha affermato, richiamando le ambizioni di Russia, Cina e Stati Uniti come espressioni diverse di una medesima logica di potenza. Goracci ha invece evidenziato come l’Europa abbia codificato valori e diritti che esercitano ancora oggi una forte attrazione simbolica e abbia saputo, dopo secoli di guerre, interrompere la spirale dei conflitti interni. «Dovremmo avere più coraggio nello spazio politico che ci viene concesso», ha detto, mettendo in guardia dal prevalere di discorsi identitari e chiusure.
Se l'Italia e l'Europa più in generale, secondo Fabbri, sono isolate in un «iperuranio» dalla cui prospettiva la storia sembra finita, diverso può essere il discorso per le collettività che vivono vicino a un confine come quella del Goriziano, che «ha vissuto indubbiamente da vicino la grande storia del secolo scorso». Il direttore di "Domino" ha enfatizzato le specificità culturali che rendono composito e variegato questo territorio, citando ad esempio la "minoranza" bisiaca e la variazione linguistica che caratterizza il Friuli e la Venezia Giulia.
La serata ha dato ufficialmente il via al festival, curato dalla giornalista e direttrice artistica Luana De Francisco, che proseguirà fino a domenica 22 febbraio con un programma articolato tra storia, memoria, ambiente, musica e arte. Dopo l’annullamento delle date di novembre a causa dei tragici eventi che hanno colpito la frazione di Brazzano, l’edizione di quest’anno assume un significato particolare per la comunità.
Oggi spazio anche alle scuole con la presentazione del libro di Alessandro Cattunar, mentre venerdì si parlerà di cucina ed ecosistemi di confine. Sabato doppio appuntamento con le “Memorie di confine” insieme a Raoul Pupo, Angelo Floramo e Igor Komel, e in serata lo spettacolo multimediale dedicato a Robert Capa. Domenica chiusura al Museo Civico del Territorio con il finissage della mostra “LIMINA”. Tutti gli incontri sono a ingresso libero.
Foto di Mattia Zucco e Federico De Giovannini
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