Le Contaminazioni dal Sabotino di Verzegnassi in mostra a Gorizia

Le Contaminazioni dal Sabotino di Verzegnassi in mostra a Gorizia

L'esposizione

Le Contaminazioni dal Sabotino di Verzegnassi in mostra a Gorizia

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 17 Mag 2023
Copertina per Le Contaminazioni dal Sabotino di Verzegnassi in mostra a Gorizia

Un'esposizione che riflette sui drammi del Novecento dalla guerra al confine. Sarà  aperta fino al 27 maggio.

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Sarà  aperta fino al 27 maggio la mostra “Contaminazioni dal Sabotino”, la personale di Andrea Verzegnassi esposta alla Galleria Agoré di Corso Verdi 95 a Gorizia. Un'esposizione che ripercorre la vita sul confine di un monte segnato ancor oggi dalla divisione tra due Stati e che, specialmente durante la Prima guerra mondiale fu teatro di scontri e, poi, durante la Guerra Fredda, divenne confine ravvicinato tra Italia e Jugoslavia.

La mostra, organizzata con il patrocinio del comune di Gorizia e in collaborazione con èStoria, Agorè e Pro Loco Fogliano Redipuglia, vede come filo conduttore la “Contaminazione: i lavori esposti sono stati concepiti interpretando una filosofia cara agli impressionisti francesi, la pittura en plein air. Il materiale utilizzato per la realizzazione di questi elaborati è stato rinvenuto sulle pendici e lungo i sentieri delle trincee del monte Sabotino. Materiale spesso risalente all'epoca della Grande Guerra 1915-1918 che è stato, a sua insaputa, testimone di questi tragici eventi. L'imprimitura delle tele è stata creata con una chalk paint a base di gesso di Bologna e pietra calcare carsica trattata al mortaio”, racconta Verzegnassi.

“Nei lavori realizzati su supporti lignei, si è proceduto ad una contaminazione ambientale. Tavole grezze sono state trascinate fisicamente lungo i sentieri del confine italo-sloveno, dalla Chiesa di S. Valentino alla cima del Monte Sabotino, realizzando un video qui esposto. Per poter creare l'istallazione Sentiero della pace-Pot Miru, si è dovuto realizzare un approfondito reportage fotografico, fonte d'ispirazione per la riproduzione, nelle loro reali proporzioni, dei cippi che delimitano il confine italo-sloveno sulla cresta del monte Sabotino. Le piccole tele riproducono fedelmente l'attuale pigmentazione dei 35 principali plinti confinari, parzialmente erosa dagli eventi atmosferici. La loro esposizione segue il reale posizionamento topografico nel suo asse orizzontale dal cippo 54/6 al 54/40”, così ancora Verzegnassi. Tra le opere anche una dedicata alle crocerossine.

L'esperto Grande Guerra e ricercatore storico Marco Mantini ha sottolineato, durante l'inaugurazione di sabato 13 maggio, come “il monte Sabotino, bastione settentrionale della testa di ponte austro-ungarica di Gorizia, rappresentò fin dall'inizio della guerra italo-austriaca un punto chiave del fronte dell'Isonzo. Straordinaria fortezza nella pietra, questo rilievo mostra ancor oggi pregevoli testimonianze dell'ars fortificatoria praticata prima dai reparti tecnici austro-ungarici e, dopo l'agosto 1916, da quelli italiani che lo trasformarono in un vero e proprio baluardo sotterraneo”.

“L'affascinante metamorfosi di un Monte che per i suoi trascorsi bellici entrò nel mito collettivo della Grande Guerra, fu dichiarato Zona Monumentale nel 1922, attraversò il secondo conflitto mondiale, le vicissitudini del nuovo confine tra due mondi, la Guerra Fredda e la caduta della Cortina di Ferro, per trasformarsi in un museo all'aperto a vocazione transfrontaliera. Il Sabotino: 609 metri di roccia, scrigno eterno di guerre, di ferite, di cicatrici, di ricordi, di memorie, di ritorni dal passato fino a noi, oggi. In questo contesto trova spazio il complesso iter, ancora in corso, conseguente alla candidatura per il Patrimonio Mondiale UNESCO del Pot miru ad Al do Jadrana ma particolare significato assume anche per l'attualissima nomina della città  di Nova Gorica e Gorizia a Capitale Europea della Cultura per 2025”.

Ada Fachin, nel presentare i lavori di Verzegnassi, ha sottolineato come “l'obiettivo é quello di raccontare attraverso i propri occhi la drammaticità  di questo evento umanitario che ha coinvolto tantissime persone. Con questo conflitto si parla per la prima volta di guerra totale in quanto non si combatte solo al fronte e nelle trincee ma vengono coinvolti anche i civili. Il contrario della guerra diceva qualcuno non é la pace ma il dialogo. E chi meglio di un artista può raccontare questo dialogo, esprimendo attraverso le proprie opere un pensiero. L'arte diventa un mezzo per interpretare il pensiero dell'uomo. Gli strumenti messi a disposizione dall'arte contemporanea possono addentrarsi anche in tematiche cruente come queste”, così Fachin che ha concluso: “I materiali sono originali recuperati da quelli che il Carso ancora ci fa trovare. Pezzi di trincea, filo spinato, residui bellici. Ed è per questo uso di materiali originali, anche se poi rielaborati, che le sue opere acquistano maggior forza. Questo utilizzo di materiali in realtà  non esprime né presente né passato. L'opera diventa una sintesi di dialogo tra storia e l'estetica. L'artista interviene facendola propria”. 

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