Comunali a Gorizia, cala ancora l'affluenza: persi 3mila elettori in 10 anni

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Comunali a Gorizia, cala ancora l'affluenza: persi 3mila elettori in 10 anni

Di Timothy Dissegna • Pubblicato il 13 Giu 2022
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Dato in calo dalla fine degli anni Novanta, nel 2018 votò il 73% alle politiche.

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Chi vincerà  alle urne di Gorizia, o chi più probabilmente si sfiderà  al secondo turno, sarà  reso noto solo questa sera. Lo spoglio delle schede inizierà  infatti alle 14, dando precedenza ai 5 referendum abrogativi in materia di giustizia, ma nel frattempo c'è giù un dato su cui la politica cittadina può riflettere: l'astensione è salita al 49%. Il partito del “non voto” ha quasi raggiunto metà  della popolazione, in un trend in negativo costante nelle ultime tornate comunali, a partire dalla fine degli anni Novanta.

Guardando il confronto con le precedenti elezioni per il rinnovo del sindaco, in particolare dopo il 1993 quando è stata approvata l'elezione diretta del sindaco, nel '94 il primo turno chiamò ai seggi l'84,85% degli aventi diritto. Già  cinque anni dopo, il dato è calato al 75,3%, mentre nel 2002 è arrivato al 72,61% perdendo due ulteriori punti nel 2007 (70,83%). Quello fu il primo anno che Ettore Romoli si presentava come candidato primo cittadino e alla sua ricandidatura, nel 2012, l'affluenza è crollata al 61,10%. Analogamente, nel 2017 arrivò al 57,90%.

Tra il primo turno che vide uscire il duello tra Rodolfo Ziberna e Roberto Collini al ballottaggio e questa tornata, però, ci sono state altre prove elettorali. In particolare, alle politiche del marzo 2018 Gorizia chiamò al voto oltre il 73% degli aventi diritto. Un “acuto” che non ha trovato però replica alle regionali di quello stesso anno, dove ad aprile appena il 47,82% dei goriziani si è espressa. L'anno dopo, alle europee, la proporzione salirà  al 54%. Tornate diverse e con motivazioni diverse, ma che delineano un quadro di sempre più distacco dei cittadini dai seggi.

In termini di numeri, 10 anni fa erano 30.847 i cittadini con diritto di voto e si espressero 18.847, mentre cinque anni fa, su 30.400 persone, furono 17.602 a recarsi ai seggi. Oggi l'ammontare dell'elettorato passivo è sceso a 30.087 e si sono espressi in 15.383. il risultato, comunque, non sorprese il sindaco uscente, Rodolfo Ziberna: “àˆ il dato che prevedevo. Abbiamo visto anche a Trieste ad ottobre, in una città  ben amministrata, che ha votato il 46% al primo turno. Non possiamo dare colpa ai cittadini, sono i partiti che hanno fatto di tutto per allontanarli”.

Per il primo cittadino, anche l'aver tolto due quesiti di peso - come eutanasia e responsabilità  civile dei magistrati - ha influito, mentre gli altri erano perlopiù tecnici. “In ogni caso, se proiettassimo i risultati sul resto d'Italia - rileva - avremo il sì a tutti i punti”. Dall'altra parte, Laura Fasiolo evidenzia che “la partecipazione è quasi analoga a quella di 5 anni fa, c'è un disamoramento di una certa area politica, forse nel centrodestra. Manca l'entusiasmo, bisogna rifidelizzare alla politica”. Per Serenella Ferrari la bassa affluenza “è normale”.

“La gente è sfiduciata ma chi non va a votare fa un torto a sé stesso. Così si fa il gioco dei partiti strutturati, che hanno loro bacino di utenza fedele”. Antonio Devetag legge quanto emerso dai seggi come “sconfortante, sottolinea quanto la gente è lontana dalla politica, la quale non pensa alla cittadinanza ma solo ad occupare posti e poltrone. àˆ il segnale che ci vuole un cambio di passo”. Mario De Marco legge in tutto ciò la conferma che “la gente ha paura di essere presa in giro e non ci crede, mi aspettavo la bassa affluenza per i referendum”.

Franco Zotti guarda il bicchiere mezzo pieno: “àˆ una buona affluenza, pensavo peggio. Almeno chi sarà  eletto rappresenterà  mezza città , era una bella giornata e non hanno messo nemmeno il lunedì mattina per votare com'era in passato”. Infine, Pierpaolo Martina guarda con delusione questo 49% di astenuti: “Speravamo di poter avvicinare più gente tra i disillusi e coloro che si sono allontanati. àˆ una sconfitta per tutti, sono trend nazionali e internazionali ma o la gente riprende a interessarsi delle cose comuni, oppure il futuro è problematico”.

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