Come funzione la Casa della donna e del bambino, politica in visita a Gorizia

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Come funzione la Casa della donna e del bambino, politica in visita a Gorizia

Di Eliana Mogorovich • Pubblicato il 30 Mag 2024
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Oggi la visita della Terza commissione regionale nella struttura aperta da poco in Parco Basaglia, i risultati del Percorso Nascite sul territorio.

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Applicare la “storia” che ha portato all’apertura della Casa della Donna e del Bambino di Gorizia a tutte le tipologie di intervento allo scopo di desanitarizzare le cure. Questo il messaggio lanciato dall’assessore regionale Riccardo Riccardi a chiusura della visita alla struttura sita in Parco Basaglia, cui ha invitato a partecipare i consiglieri della III Commissione (con alcuni assenti), preposta appunto alla Tutela di salute, servizi sociali, alimentazione, previdenza complementare e integrativa.

La visita, svoltasi questa mattina (giovedì 30 maggio), è iniziata con un tour della Casa mentre era popolata da una piccola folla di mamme e bimbi, testimoniata da sporadici pianti e da una decina di passeggini parcheggiati all’ingresso. A seguire, i consiglieri si sono spostati nella Sala conferenze al piano interrato dove sono state illustrate le ragioni di questa apertura e la nuova filosofia che sta prendendo piede in Asugi.

A fare gli onori di casa è stato il direttore generale Antonio Poggiana che ha spiegato come le fondamenta della Casa siano coincise con un’inedita organizzazione aziendale resasi necessaria ancor prima della chiusura del Punto Nascita. «Siamo partiti sperimentando un modello integrato fra il polo ospedaliero e la rete territoriale: ormai dobbiamo pensare a dei gruppi multidisciplinari, non privilegiando più una dimensione verticale ma orizzontale con specialisti che lavorano in modo integrato fra ospedale e territorio. Il nuovo modello organizzativo prevede centralità della persona e una rete di professionisti in cui l’ostetrica è la “case manager” che, in caso di bisogno, coinvolge colleghi di altre specialità».

La promozione del lavoro in rete e l’integrazione multiprofessionale è stata al centro anche dell’intervento di Tiziana Spessot, dirigente del Coordinamento delle professioni sanitarie, che ha sottolineato il miglioramento delle capacità organizzative imposto dalla pandemia, ma reso necessario anche dalla decrescita dei giovani che si dedicano alle professioni sanitarie.

In cosa consista concretamente il modello orizzontale e la cosiddetta “piattaforma ostetrica” è stato più dettagliatamente descritto da Roberta Giornelli, responsabile ostetrica dell’area Isontina che ha ribadito la continuità fra ospedale e servizio territoriale, quest’ultimo consistente tanto nella Casa della Donna quanto nelle visite domiciliari svolte a seguito del lieto evento. Ma continuità è sicuramente la parola d’ordine del servizio poiché riguarda anche la possibilità, grazie anche alle attività consultoriali, di prendersi cura di tutte le fasi di vita della donna, dall’adolescenza all’età avanzata, così come continuità è quella che respirano le utenti che vengono accolte sempre dalle stesse ostetriche, pronte a svolgere la loro attività alternando il servizio ospedaliero e quello domiciliare-territoriale.

Tanto per dare un po’ di numeri, nell’area Isontina nel 2012 si contavano 18 ostetriche mentre adesso sono 38 e i parti, che nel 2014 (anno di chiusura del Punto Nascita di Gorizia) erano 704, nel 2022 sono stati 825. Negli ultimi due anni l’impegno è andato soprattutto nella direzione di implementare le carenze effettivamente esistenti nel post parto, elemento fondamentale per assicurare una buona qualità di vita alla nuova famiglia. La possibilità della rotazione dei professionisti fra territorio e ospedale è stata riconosciuta dal primario di Ostetricia Boschian come un valore aggiunto che permette di garantire sicurezza e avere un aggiornamento continuo.

Marilena Francioso, direttrice della Struttura complessa Salute della Donna, dell'Età Evolutiva e della Famiglia, si è soffermata sul rinnovamento cui stanno andando incontro le strutture consultoriali. «I consultori si occupano per definizione della famiglia ma è cambiato l’orizzonte sociale che preoccupa per il disorientamento, la povertà educativa e l’ansia dei genitori che spesso si percepisce. In questo senso, il percorso nascita può fungere anche da campanello d’allarme per intercettare le famiglie al di là delle condizioni di partenza. I consultori devono confermarsi punto d’accesso neutro, iniziatori di percorsi che permettono di lavorare sulle disuguaglianze, luoghi cui i ragazzi sanno di potersi rivolgere perché vi trovano dei professionisti».

Il presidente della III Commissione, Carlo Bolzonello (Fedriga presidente), ha sollecitato gli interventi da parte dei consiglieri: Furio Honsell (Open Sinistra Fvg) ha chiesto delle specifiche sulle modalità delle visite domiciliari alle puerpere, mentre apprezzamento per il modello innovativo della Casa della Donna e del Bambino è stato espresso da Maria Rosaria Capozzi (Movimento 5 stelle) che ha ricordato di aver presentato un emendamento affinché un simile approccio venga esteso a tutta la regione.

Serena Pellegrino (Alleanza Verdi Sinistra), prima di chiedere conto dell’aggiornamento cui andrà incontro il Consultorio, ha parlato della struttura come di un «libro dei sogni» che però non deve nascondere problematiche come quelle inerenti la carenza di personale, rilevabile anche in sede di concorso e su cui sarebbe necessario intervenire.

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