Pippo Civati spinge le forze di sinistra a Gorizia, «qui storia di migrazione»

Pippo Civati spinge le forze di sinistra a Gorizia, «qui storia di migrazione»

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Pippo Civati spinge le forze di sinistra a Gorizia, «qui storia di migrazione»

Di Timothy Dissegna • Pubblicato il 24 Mar 2023
Copertina per Pippo Civati spinge le forze di sinistra a Gorizia, «qui storia di migrazione»

Ieri sera l'ex parlamentare ha ricordato la sua visita al Cpr di Gradisca dieci anni fa, «oggi temo sia anche peggio».

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È un modello diverso di gestione dell’immigrazione quello proposto dall’Alleanza Verdi Sinistra, in particolare per questo territorio di confine. “Il Friuli Venezia Giulia deve tornare a essere all’avanguardia”, come rilevato da Francesco Foti, candidato della lista alle regionali nelle circoscrizioni di Gorizia e Trieste. Ieri sera, al Kulturni dom, la componente di Possibile della forza politica ha incontrato gli elettori per presentare le proprie idee sul tema, insieme al fondatore della compagine Giuseppe Civati.

L’ex deputato, oggi editore, ha dialogato insieme a Foti e all’altra candidata Alessia Facchin sulla grande tematica sociale, puntando il dito verso le politiche attuali di governo nazionale e regionale. “Qui da noi manca l’accoglienza diffusa - così Facchin - e non si parla di politiche attive, ma di casermoni. Bisogna chiudere queste strutture, dove ci vogliono anni per concludere la richiesta di asilo e protezione internazionale. Con l’ultimo decreto nazionale, saranno affossati anche i ricongiungimenti familiari”.

L’esponente di Possibile - che compone la lista insieme a Verdi, Sinistra italiana e Reti civiche - ha quindi posto l’attenzione sulle difficoltà vissute da chi intraprende la Rotta balcanica. “Fedriga ha deciso ora di collocare le fototrappole sul confine, sostenendo che serviranno a intercettare i trafficanti. Ma chi arriva qui viene accompagnato fino alla Bulgaria, poi inizia il The Game”, ossia i numerosi tentativi per riuscire ad attraversare Bosnia, Croazia, Slovenia e raggiungere finalmente l’Italia senza essere rispediti indietro.

“Alcuni arrivano dopo sei anni di viaggio” ha rimarcato la candidata. Foti ha quindi evidenziato che il passaggio a piedi da est “è l’ingresso principale nel nostro Paese e non dal Mediterraneo”, ricordando i trascorsi negli anni Novanta con un altro tipo di immigrazione: “Abbiamo sempre avuto una storia di accoglienza e inclusività, non ricordo all’epoca questo volume di polemiche verso chi fuggiva dalla guerra nei Balcani e non era certo un momento dove tutto andava benissimo”. Anche Civati ha rilevato come “si parla così di immigrazione da 40 anni”.

Per l’ex parlamentare, “negli anni Novanta eravamo anche meglio e quest’area ha avuto una risposta importante e rispettosa. Dieci anni fa andai a Gradisca e domani (oggi per chi legge, ndr) ci tornerò, temo di trovare una situazione peggiore” con riferimento alla visita al Cpr. C’è poi il tema dell’integrazione, che in “queste regioni del Nordest ci sono i maggiori livelli”, puntando a sfatare le posizioni di chi sostiene la difficile convivenza tra locali e stranieri. Quindi il confronto con la gestione ucraina.

“Poco prima della guerra, sullo stesso confine tra Bielorussia e Polonia succedevano cose inimmaginabili contro i migranti. È passato tutto di cavalleria e ci hanno spiegato che gli ucraini venivano da una guerra vera”. A chi dal pubblico - al quanto ridotto - chiede quale ruolo deve avere l’Europa in tutto questo, Foti ha replicato che “ognuno si cerca le battaglie da combattere e con chi combatterle. Quando c’è stato tentativo di riformare il regolamento di Dublino sul primo paese d’ingresso, quelli che sono al governo oggi all’epoca hanno votato contro”.


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