Castagnavizza svela i suoi antichi incunaboli, salvati dai frati dentro le botti
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Castagnavizza svela i suoi antichi incunaboli, salvati dai frati dentro le botti

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Castagnavizza svela i suoi antichi incunaboli, salvati dai frati dentro le botti

Di Daniele Tibaldi • Pubblicato il 08 Feb 2024
Copertina per Castagnavizza svela i suoi antichi incunaboli, salvati dai frati dentro le botti

Svelate al pubblico le antiche stampe custodite nel monastero, sopravvissute fino a noi grazie alle cantine dove i frati le avevano nascoste.

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Tra esattamente un anno, l’8 febbraio del 2025, sarà inaugurata ufficialmente la Capitale europea della cultura: un evento cruciale per il rilancio del Goriziano transfrontaliero facendo leva proprio su una delle sue risorse più importanti. La centralità della cultura per questo territorio non è dimostrata solo dalla sua storia, dalla sua plurisecolare identità multiculturale o dal notevole numero di iniziative che anima le due Gorizie con un ritmo quasi quotidiano. Ci sono, infatti, dei veri e propri tesori – alcuni più noti ed evidenti, altri molto meno – che avranno l’occasione di essere messi in vetrina per la platea internazionale di turisti attesa dal prossimo anno in poi.

Ad arricchire quest’offerta c’è sicuramente la collezione di incunaboli – i primi libri prodotti in Europa dall’invenzione della stampa, intorno al 1453, fino alla fine del XV secolo – conservati a Nova Gorica. In tutto sono 27 e sono stati tutti descritti e catalogati nel volume “Incunaboli a Nova Gorica”, pubblicato dalla casa editrice romana Viella e redatto in formato bifronte in lingua italiana e slovena.

Il catalogo, dopo la presentazione alla stampa della scorsa settimana, è stato introdotto al pubblico con una conferenza martedì sera, in una sala affollatissima del monastero francescano della Castagnavizza. A questa ha fatto seguito, il giorno dopo, una serie di visite guidate alla biblioteca “Stanislav Škrabec” del convento. Biblioteca definita più volte «vergine» da Marco Menato – noto a Gorizia per aver diretto la Biblioteca statale isontina per 25 anni, fino al 2021 – autore del volume insieme al paleografo Marco Palma e alle bibliotecarie siciliane Rosalia Claudia Giordano e Anna Scala.

Le quattrocentine esposte ieri, in vetrina, erano di diversa tipologia. «Non si trovano solo testi sacri – ha spiegato la direttrice della biblioteca francescana Mirjam Brecelj – ma anche di filosofia, raccolte di fiabe e di storia della Carniola». I volumi della Castagnavizza, in particolare, sono sopravvissuti fino a noi grazie alle cantine del monastero, nelle cui botti i frati li avevano nascosti per proteggerli dai bombardamenti italiani della Prima guerra mondiale. Di questo trattamento emergenziale, però, sono rimasti dei segni indelebili: «L’ambiente umido delle cantine ha provocato dei danni – ha spiegato Bracelj – deteriorando irrimediabilmente l’integrità della carta e delle copertine dei libri».

Gli incunaboli nel mondo
Oltre agli autori, martedì sera è intervenuta Cristina Dondi, professoressa di Storia del libro all’Università di Oxford-Roma nonché segretaria scientifica del Consortium of European Research Libraries (Cerl), che ha illustrato l’importanza di questi testi per la storia anche a livello globale. «Questi dati, raccolti con grande competenza e fatica, saranno integrati nella grande famiglia del Material Evidence in Incunabula (Mei), la banca dati mondiale degli incunaboli», ha affermato Dondi.

Il Mei attualmente raccoglie i dati – snocciolati dalla studiosa di Oxford – relativi a oltre 66mila quattrocentine, distribuite tra 28mila possessori in tutto il mondo, tra cui 681 biblioteche: «Si tratta di un patrimonio europeo disperso in tutti i continenti e migrato in buona parte negli Stati Uniti. Questa dispersione è dovuta al fatto che, in Europa, è difficile trovare una biblioteca o un convento che non siano stati toccati da eventi storici legati alla secolarizzazione del continente».

L’importanza di questi documenti è evidenziata dall’obiettivo stesso prefissato dal Mei: «Rilevare l’impatto dell’invenzione della stampa su una società che stava transitando dal Medioevo all’Età moderna». La storica ha infatti ricordato che spesso questa attività ha prodotto risultati notevoli, come la scoperta della data precisa di morte dell’artista Giorgione (17 settembre 1510): «È stato proprio catalogando un incunabolo veneziano, una Commedia dantesca oggi conservata alla Fisher Library di Sydney, che abbiamo trovato una nota scritta a mano, nell’ultima pagina, che ci ha permesso di fare questa scoperta».

La collaborazione tra enti e istituzioni
Per il successo dell’iniziativa è stata più volte ribadita l’importanza della collaborazione tra tutti i soggetti privati e istituzionali del territorio. Concetto sottolineato non solo dal padre superiore del monastero, fra' Niko Žvokelj – soddisfatto anche per il recupero di una quattrocentina della Castagnavizza conservata, dal 1947 all’anno scorso, nel convento francescano di Trento – ma anche dagli stessi autori del catalogo. Infatti, se dei 27 volumi raccolti 21 sono del monastero, non si può trascurare che uno è della Biblioteca civica “France Bevk” e cinque appartengono alla collezione privata della famiglia Brezigar, di Salcano.

Tra i rappresentanti delle istituzioni presenti tra il pubblico martedì sera non c’era solo il sindaco di Nova Gorica, Samo Turel, che ha patrocinato la realizzazione del catalogo, ma anche l’assessore di Gorizia alla Capitale europea della cultura Patrizia Artico. Per quest’ultima, l’auspicio è che «si trovi un modo, per il 2025, che possa valorizzare questo patrimonio affiancando i 27 incunaboli di Nova Gorizia con i 70 di Gorizia». C’è ancora un anno di tempo, quindi, per non perdere un’occasione forse irripetibile.

Foto Tibaldi

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