Caso Nina, necessaria nuova udienza: il cane resta a Cormons

Caso Nina, necessaria nuova udienza: il cane resta a Cormons

IL PROCESSO

Caso Nina, necessaria nuova udienza: il cane resta a Cormons

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 15 Apr 2026
Copertina per Caso Nina, necessaria nuova udienza: il cane resta a Cormons

Il giudice ha accolto la richiesta di nullità e restituito gli atti al Pm, gli imputati saranno riconvocati.

Condividi
Tempo di lettura

Se ne riparlerà almeno tra sessanta giorni, ovvero il tempo per poter procedere con una nuova notificazione e conseguente spedizione e ricezione ai destinatari: uno dei due processi attualmente in piedi per la questione della cagnolina Nina, per la quale nei giorni scorsi numerose associazioni animaliste si erano schierate assieme per chiederne il rientro ai due giovani che ne erano stati gli affidatari fino a nuove disposizioni, ha visto celebrarsi stamattina nell'aula Nereo Battello del Tribunale di Gorizia un'udienza che si è conclusa con un nulla di fatto.

«Il decreto di citazione a giudizio – spiega l'avvocato Alessandra Marchi, difensore dei secondi affidatari – è nullo perché mancante dell'avviso agli imputati della facoltà di poter nominare un difensore fiduciario». Il giudice, Giulia Francescon, ha dunque ha accolto la richiesta di nullità e restituito gli atti al Pubblico magistrato. «Ora il decreto di citazione a giudizio andrà nuovamente notificato», spiega ancora Marchi. Nel frattempo, la situazione rimane quella in essere.

All'udienza, a porte chiuse, hanno preso parte anche gli avvocati Michele Pezone, per la Lega Nazionale Difesa del Cane, Maddalena Bosio, per la Lega Antivivisezione e Roberto Arduini, in sostituzione di Francesca Pantanella, per gli Animalisti Italiani. «Siamo interessati alla costituzione in Parte civile – hanno spiegato al termine dell'udienza – per l'intera vicenda e perché le associazioni possono farlo ritenendosi parte offesa».

Una costituzione, come ribadisce il legale Pezone, «importante nell'ottica di rimettere in discussione il mancato riaffido del cane agli originali proprietari che l'hanno anche chippato e, dunque, ne chiederemo il riaffido. Dobbiamo poter far luce su queste dinamiche perché ci sono vicende simili che non hanno la stessa esposizione mediatica e in casi come questi la sensibilizzazione dell'opinione pubblica è fondamentale. Al di là dei tecnicismi burocratici – ha concluso – capire la sostanza dei fatti è fondamentale entrare nell'ottica che in situazioni particolari come questa la legge va capita».

Una vicenda che ha avuto eco mediatica e pubblica negli scorsi mesi con ben due manifestazioni organizzate a Gorizia e Cormons. Tutto prende avvio il 3 dicembre 2024, quando Nina viene sequestrata a una famiglia di Cormons. Secondo quanto accertato dalle autorità sanitarie e forestali, l’animale si trovava in condizioni critiche, tra denutrizione e presunti maltrattamenti, oltre a non essere registrato con microchip. Da qui la decisione di sottrarlo ai proprietari e avviare un percorso di tutela.

Nei mesi successivi la cagnolina viene affidata a una coppia di Gorizia, che si prende cura di lei e ne favorisce il recupero. In questa fase Nina viene anche microchippata, risultando formalmente intestata ai nuovi affidatari. Un passaggio che diventerà centrale nel successivo contenzioso legale.
La situazione si complica quando la famiglia originaria presenta ricorso e ottiene il dissequestro dell’animale. Parallelamente, il sindaco di Cormons emette un provvedimento che vieta loro di detenere animali, ma la misura viene successivamente annullata dal Tribunale amministrativo regionale. Si aprono così più procedimenti, che coinvolgono non solo i proprietari ma anche soggetti legati alla gestione del cane dopo il sequestro.

Il nodo principale arriva fino alla Corte di Cassazione, che stabilisce la restituzione dei beni sequestrati agli aventi diritto. È proprio su questo punto che si concentra il conflitto: per le associazioni e i sostenitori degli affidatari, il microchip rappresenta un elemento determinante di proprietà; per la Procura, invece, prevale la titolarità originaria.

Nel corso del 2025 e dei primi mesi del 2026 Nina viene trasferita più volte tra strutture e affidamenti, in un quadro definito da molti come incerto e frammentato. Alla fine, nonostante il percorso di recupero e la nuova intestazione, l’animale viene restituito alla famiglia da cui era stato inizialmente sottratto, sulla base delle decisioni del Tribunale.

La scelta suscita una forte reazione pubblica: a Gorizia e Cormons – come detto – si tengono manifestazioni con la partecipazione di centinaia di persone e numerose associazioni animaliste, che chiedono una revisione del caso e maggiori garanzie per il benessere degli animali coinvolti in procedimenti giudiziari. Il caso esce così dai confini locali e arriva anche all’attenzione della politica nazionale, con interrogazioni parlamentari e richieste di chiarimento al Ministero della Giustizia.

Sul piano giudiziario, la vicenda, chiaramente, resta aperta. È in corso un procedimento penale per maltrattamenti nei confronti dei proprietari originari che ha coinvolto anche volontari dell'associazione che ha in gestione il canile dal quale il cane è stato poi affidato alla coppia di Gorizia e nuove udienze sono state fissate nel 2026. Al centro della procedura, dunque, oltre ai presunti maltrattamenti vi sono la titolarità e della tutela effettiva dell’animale.

In foto gli avvocati all’uscita dall’udienza di stamattina. Da sinistra Bosio, Pezone, Arduini, Marchi.

Rimani sempre aggiornato sulle ultime notizie dal Territorio, iscriviti al nostro canale Telegram, seguici su Facebook o su Instagram! Per segnalazioni (anche Whatsapp e Telegram) la redazione de Il Goriziano è contattabile al +39 328 663 0311.

Articoli correlati
...
Occhiello

Notizia 1 sezione

...
Occhiello

Notizia 2 sezione

...
Occhiello

Notizia 3 sezione

×
Librinfesta 2026