IL PROCESSO
Caso Enukidze, la difesa rinuncia a un testimone: il 10 giugno al via la discussione. È corsa contro la prescrizione
Gli avvocati Gargiulo e Basso chiedono se le i filmati delle telecamere di quella notte siano finalmente visibili. Prossima udienza tra tre mesi.
Prosegue davanti al Tribunale di Gorizia il processo per la morte di Vakhtang Enukidze, il cittadino georgiano deceduto nella notte tra il 17 e il 18 gennaio 2020 dopo essere stato trattenuto nel Centro di permanenza per i rimpatri di Gradisca d’Isonzo. La morte del trentasettenne georgiano è al centro di un procedimento per omicidio colposo. A processo sono finiti Simone Borile, all’epoca direttore della cooperativa che gestiva il Cpr, e Roberto Maria La Rosa, operatore addetto al centralino nella notte dei fatti.
Secondo le ricostruzioni emerse nel corso delle indagini, il decesso sarebbe stato causato da un edema polmonare e cerebrale collegato all’assunzione di sostanze. Nel corso degli accertamenti, tuttavia, erano stati riscontrati anche alcuni segni di lesioni sul corpo dell’uomo, circostanza che aveva contribuito ad alimentare interrogativi sulle ore precedenti alla morte. Il dibattimento sta cercando di chiarire la sequenza degli eventi e la gestione dei soccorsi all’interno della struttura. Non è stato semplice ricostruire quanto accaduto quella notte: molti dei trattenuti presenti nel centro nel 2020 non si trovano più in Italia e diversi testimoni sono difficili da rintracciare. Il procedimento proseguirà con l’ascolto di altri testimoni e consulenti, mentre resta sullo sfondo anche il tema dei tempi del processo. Il reato contestato, omicidio colposo, prevede infatti una prescrizione fissata a luglio 2027.
Nel corso dell’udienza di ieri, 10 marzo, poi aggiornata al 9 giugno 2026 alle 10, la difesa di fronte al giudice Francesco Scifo, rappresentata dagli avvocati Giorgio Gargiulo e Mattia Basso, ha rinunciato al testimone Marco Saccocci, infermiere all’epoca dei fatti in servizio nella struttura, facendo acquisire il verbale di polizia giudiziaria redatto poche ore dopo il fatto. Il 10 giugno, dunque, sarà il momento per chiudere il dibattimento con l’ultimo testimone, un colonnello, cui seguirà la discussione.
Dalla difesa, mentre per la parte civile era presente l’avvocata Anna Pampanin del foro di Trieste in sostituzione di Riccardo Cattarini e Rossana De Agostini, del foro di Udine, per gli eredi di Enukidze, c’è stata, poi, la richiesta di poter capire se i filmati delle telecamere interne al Cpr relativi alle ore in cui si sono svolti i fatti siano attualmente visibili e fruibili e, dunque, inseribili agli atti – cosa non possibile all’udienza di novembre 2024 – e di avere accesso al numero di quanto personale di polizia fosse presente quella notte come presidio di sicurezza al Cpr. La corsa è, dunque, contro il tempo per evitare la prescrizione di luglio 2027, come ha rilevato sia la Parte civile che la legale della famiglia di Enukidze durante l’udienza di ieri.
Foto Enrico Valentinis
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