Il caso del comò Finney a Palazzo Strassoldo: una lezione sulla tutela del patrimonio culturale

Il caso del comò Finney a Palazzo Strassoldo: una lezione sulla tutela del patrimonio culturale

L’INCONTRO A GORIZIA

Il caso del comò Finney a Palazzo Strassoldo: una lezione sulla tutela del patrimonio culturale

Di REDAZIONE • Pubblicato il 31 Lug 2026
Copertina per Il caso del comò Finney a Palazzo Strassoldo: una lezione sulla tutela del patrimonio culturale

Il convegno organizzato da Italia Nostra Gorizia con l'ex direttore generale del Ministero della Cultura Gino Famiglietti ha ripercorso la vicenda del mobile realizzato per Luigi XV, oggi a Versailles dopo la revoca del vincolo. Al centro il rapporto tra politica e difesa dei beni culturali.

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Un mobile di eccezionale valore artistico, una serie di decisioni controverse e una domanda di fondo che resta attuale: chi decide davvero sul destino dei beni culturali italiani? A Palazzo Strassoldo, il 30 luglio, il convegno organizzato da Italia Nostra sezione di Gorizia ha ripercorso la vicenda del celebre comò appartenuto a Joža Sedmak Finney, realizzato per la corte di Luigi XV e oggi conservato nella reggia di Versailles.

Ospite principale della serata Gino Famiglietti, già direttore generale del Ministero della Cultura e protagonista diretto della vicenda amministrativa legata al vincolo sul mobile. L'incontro, introdotto e moderato dalla giornalista Luana de Francisco del Messaggero Veneto, ha ricostruito i numerosi passaggi che portarono dapprima al riconoscimento dell'importanza culturale del bene e, successivamente, alla revoca del vincolo e alla sua uscita dall'Italia.

Il comò, entrato nel Paese negli anni Sessanta insieme agli arredi della proprietaria, fu sottoposto a vincolo per la sua rilevanza storico-artistica. Dopo una lunga serie di procedimenti, tra pareri tecnici, ricorsi, decisioni ministeriali e mutamenti di governo, il vincolo venne revocato e il mobile lasciò l'Italia con un'autorizzazione temporanea. Da allora si trova stabilmente a Versailles, senza essere mai rientrato.

Famiglietti ha sottolineato come un bene culturale, pur appartenendo materialmente a un soggetto privato, conservi un valore collettivo che riguarda l'intera comunità e le generazioni future, richiamando l'articolo 9 della Costituzione che assegna alla Repubblica il compito di tutelare il patrimonio storico e artistico della Nazione. Una responsabilità che, ha evidenziato, dovrebbe coinvolgere tanto la politica quanto i funzionari pubblici, chiamati ad agire con indipendenza e fedeltà alle istituzioni.

Il dibattito ha affrontato anche il rischio che la competenza tecnica dei funzionari venga subordinata a decisioni già assunte in sede politica, trasformandosi in semplice obbedienza. Il caso del comò Finney, in questo senso, è apparso non come un episodio isolato ma come il simbolo di un problema più ampio nei rapporti tra tutela e interessi politici, economici e diplomatici.

A rendere la vicenda ancora più significativa la progressiva scomparsa, nelle attribuzioni francesi, del nome di Jacques Caffieri, l'artista di origine italiana autore degli straordinari bronzi dorati del mobile: un'ulteriore perdita di memoria che accompagna quella materiale del bene.

Il libro "La commode" è disponibile presso la libreria Voltapagina di Corso Verdi a Gorizia.

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