Nuove opportunità per il turismo locale
Cammino Goriziano - Iter Goritiense, la Giunta Comunale approva la delibera per valorizzazione e fruizione
La proposta del consigliere Tomasella. Già 1500 i pellegrini viandanti del percorso che unisce quattro tappe spalmate su circa 82 chilometri. Artico, «si riscopre il territorio».
Dal cammino non si fa ritorno. Come scrive Luigi Nacci, una parte di sé resta lungo la via, quel sentiero che ci trasforma dilatando il tempo a ogni passo. È stato ufficialmente presentato oggi – 11 giugno – il Cammino Goriziano/Iter Goritiense approvato con delibera dalla Giunta comunale, che ha consentito di recuperare un percorso esistente e renderlo fruibile, proseguendo la volontà di valorizzare il territorio innescata dal Go! 2025. «Sono particolarmente fiera di presentare quest’iniziativa – dichiara l’assessore alla Capitale europea della cultura Patrizia Artico - insieme all’amico di vecchia data Andrea Bellavite e al consigliere Andrea Tomasella, lui stesso appassionato di cammini. Uno dei lasciti di questo straordinario Go! 2025 è la riscoperta e la valorizzazione del nostro territorio, da sempre luogo di cammini». Già nel Seicento il Monastero di Castagnevizza vide ampliare i suoi spazi per costruire una cappella che accogliesse i pellegrini: «Non c’è nulla di nuovo – rimarca - è una riscoperta del territorio, in primis segnato dalla presenza di Aquileia, già luogo di transito di religiosi. A Bellavite va il merito di aver arricchito il percorso per proporlo come uno dei progetti del Gect più significativi, andando al cuore della Capitale europea della cultura». Una modalità di esperire l’ambiente che coniuga il sentimento religioso con la consapevolezza del territorio, al contempo portatrice di ricchezza e socialità. «Come sa il viandante Bellavite – interviene Tomasella - uno degli elementi da implementare è la segnaletica, per un’indicazione chiara del percorso da seguire o non seguire. E quest’iniziativa s’inserisce in un settore che a livello nazionale è in forte crescita».
Secondo un dossier di Terre di Mezzo, i cammini italiani hanno registrato oltre 190mila viandanti certificati, con più di 1,4 milioni di pernottamenti e una spesa media giornaliera che si attesta fra i 30 e i 50 euro a persona. «Parliamo di un turismo slow – precisa – che consente di conoscere il territorio con i piedi per terra. Considerato l’indotto, come amministrazione continueremo a essere proattivi». «Le cose che restano nel tempo non nascono da progetti astratti – riflette invece il giornalista Bellavite - ma da relazioni reali. E questo progetto nasce da un’amicizia: in tal senso il 2025 è stata una straordinaria occasione per creare relazioni umane costruttive». Già autore del saggio “Lo spirito dei piedi” (Edizione Ediciclo, 2016), lo scrittore sottolinea come senza relazioni «non si va da nessuna parte». «I progetti Gect – aggiunge - si ponevano quest’obiettivo. Attraverso cui Gorizia e Nova Gorica hanno lavorato fianco a fianco». Di qui la collaborazione fra la Fondazione So.Co.Ba di Aquileia e il santuario di Sveta Gora che svetta dal colle Skalnica, da cui è sgorgata la pubblicazione “Il Cammino Goriziano” (2025), scritto da Bellavite e Nace Novak. «Il libro è in italiano, sloveno e inglese – spiega - con un esperimento di congiunzione tra la casa editrice slovena e quella italiana». Viandante egli stesso, Bellavite ideò nel 2006 il Cammino Celeste che da Aquileia si spinge sul Monte Lussari, e non poteva mancare di proporre un percorso che congiungesse Aquileia con Sveta Gora nel segno della Capitale transfrontaliera. «Perché è importante? – domanda retoricamente –. Perché il cammino stesso è un modo per conoscere il territorio, e comporta una diversa velocità».
Appena rientrato da Atene per il progetto europeo Polyverse, non manca di osservare: «Siamo tornati in un’ora e mezza, cos’abbiamo visto? Un po’ di acqua, qualche puntino. Mentre quando cammini, entri in relazione con il territorio e la natura. Perché incontri il contadino che sta arando, ti fermi a chiacchierare, a capire la storia. Non da ultimo, incontri te stesso: camminando per ore non hai altro da fare che guardare dentro di te. Ritrovi il desiderio di vivere, la speranza della vita. È questo il senso profondo di investire sul cammino: per lasciare un segno utile a gruppi, singoli o coppie, in quanto il camminare insieme crea le premesse per conoscere l’altro e al contempo il territorio. A questo proposito, stiamo pensando di offrirci ai vari cammini della Regione – puntualizza – per uscire dal volontariato e creare ulteriore indotto. Per questo è fondamentale la collaborazione con Transmedia». Già noto a turisti provenienti da tutt’Europa, il percorso ha già visto passare oltre 1500 pellegrini ed è stato ufficialmente riconosciuto come cammino regionale, assicurandosi così ulteriori contributi. «Sta venendo gente – evidenzia - da Slovenia, Italia, Austria, Europa. Partono dalla Basilica di Aquileia, trovano l’Isonzo e restano a bocca aperta. I contributi ci consentiranno di rendere il percorso accessibile a tutti, anche a carrozzine o non vedenti. Serviranno sistemi di brail, plastici, opere multimediali. E l’approvazione della Regione ci consentirà di procedere con entusiasmo». Concorde il project manager Mattia Vecchi, secondo il quale i contributi sono «indispensabili a tradurre ciò che era solo nel nostro cuore».
Sono circa 82 chilometri che collegano l’antica Aquileia con Sveta Gora, dove ciò che conta «non è tanto il percorso – ribadisce - quanto la narrazione». Un cammino che, come ogni strada di viandanza, è in grado di cambiare radicalmente la percezione del territorio e quella che il viandante ha di se stesso. «Chi intraprende il percorso – soggiunge - deve essere consapevole che quando farà ritorno a casa non sarà più quello di prima». Quattro tappe per tre diverse tematiche, a partire dal tema delle “radici” con il percorso che si dipana da Aquileia – crocevia di popoli - a Sagrado in 28 chilometri. La seconda tappa invita a riflettere sul tema delle “ferite”, e vede il tragitto attraversare il Carso fino a Mirenski Grad per 24 chilometri. «Luoghi che richiamano ferite profonde – chiosa - dovute a due conflitti e a una guerra fredda, ma che devono restare tali e rimarginarsi per un futuro di condivisione». Da Mirenski Grad a Gorizia sono solo tredici chilometri: paesaggi collinari e sentieri boschivi della terza tappa, che si aprono sulla valle del Vipacco e sul Collio narrando ancora una volta quella storia di condivisione fra Slovenia e Italia. Fino alla quarta e ultima, che da Gorizia si spinge a toccare il cielo con l’ascesa spirituale verso il santuario: «L’ultima tappa è quella della “rinascita” – conclude – quella che stiamo vivendo per progettare assieme un futuro condiviso». Una salita al santuario dal quale «non è possibile percepire alcun confine fisico», che diviene occasione di «dialogo nella diversità», come è già il Centro “mir in dobro” (Pace e bene) che accoglie i pellegrini nella sua oasi.
Foto Rossana D'Ambrosio
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