Brazzano, la vita degli sfollati ospiti di 'Villa Felcaro': «Non siamo in vacanza, ma ci sentiamo accolti»

Brazzano, la vita degli sfollati ospiti di 'Villa Felcaro': «Non siamo in vacanza, ma ci sentiamo accolti»

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Brazzano, la vita degli sfollati ospiti di 'Villa Felcaro': «Non siamo in vacanza, ma ci sentiamo accolti»

Di Mattia Zucco • Pubblicato il 29 Nov 2025
Copertina per Brazzano, la vita degli sfollati ospiti di 'Villa Felcaro': «Non siamo in vacanza, ma ci sentiamo accolti»

Dopo la frana del 17 novembre, 24 brazzanesi hanno trovato alloggio temporaneo nell'hotel cormonese riaperto vista l’emergenza. Il racconto dei primi giorni lontani dalle proprie case tra speranze, preoccupazioni e un senso di comunità rafforzato.

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Il viaggio degli sfollati di Brazzano assomiglia a un pellegrinaggio forzato, fatto di tappe improvvisate, valigie sempre pronte e destinazioni decise all’ultimo. Dalle case dei parenti alla palestra della scuola comunale, e ora in un hotel: un percorso che nessuno avrebbe immaginato fino alla notte del 17 novembre, quando la frana che ha travolto il paese ha reso pericolose e inagibili molte abitazioni. Da una settimana, 24 delle 34 persone costrette a lasciare il proprio letto sono ospitate nella struttura “Villa Felcaro”, alle porte di Cormons, sottomonte, riaperta appositamente per fronteggiare l’emergenza e pronta ad accogliere chi sa che vi dovrà restare almeno per tre mesi.

Gli arrivi nella hall sono stati segnati da un misto di speranza e silenzi eloquenti: pochi avevano voglia di parlare, molti cercavano semplicemente un punto d’appoggio dopo giorni di spostamenti. L’hotel, solitamente chiuso in autunno e in inverno, ha messo a disposizione dieci camere doppie e quattro singole. Le prime persone entrate erano donne e bambine trascinando trolley e borsoni, salite subito nelle stanze dopo le indicazioni della reception. Il personale, presente quasi al completo, si è fatto trovare con sorrisi e una calorosa accoglienza, consapevole del ruolo importante che avrà nelle prossime settimane: cucinare i pasti, pulire le camere, offrire un minimo di stabilità a chi ne ha improvvisamente perso una.

Nonostante la precarietà del momento, molti sfollati raccontano un’accoglienza più che positiva. «Sinceramente il servizio offerto è ottimo, dalla pensione completa con dei pasti molto buoni alla cura che il personale ci sta riservando» spiega Giorgio Deganis, proprietario dell’azienda agricola Zorzon, che nei giorni scorsi aveva messo a disposizione la sua struttura come campo base per le operazioni di soccorso. «All'inizio faceva un po’ freddo, ma era comprensibile vista l’emergenza e hanno risolto subito. Ora si sta molto bene. Sono invece preoccupato per la mia azienda agricola, che è chiusa completamente: non tanto per i pernottamenti saltati, quanto per la cura del vino in cantina, che richiede attenzione continua e meticolosa».

Nel frattempo, per chi vive lontano, rientrare in Friuli è stato necessario. È il caso di Sara Macor, arrivata dalla Norvegia dove lavora come infermiera per stare vicina alla famiglia. «Ovviamente non è come stare a casa, dove tutti vorremmo essere, ma non possiamo dire che sia una brutta esperienza, anzi» racconta. «Ci conosciamo praticamente tutti, a parte alcune persone venute da Versa, e quando ci troviamo per il pranzo e la cena parliamo: sono momenti di confronto importanti. La sensazione più difficile da gestire è quella di non riuscire a tornare a casa quando vuoi, nonostante vivendo all’estero ci sia abituata».

Un sentimento condiviso anche da Daniele Macor, il papà di Sara, che ha lasciato la sua abitazione nella zona arancione insieme alla moglie e ai due figli: «Onestamente ci stiamo trovando molto bene con i servizi: si mangia bene e stare tutti insieme, noi del borgo, ci aiuta in questo momento difficile. Siamo consapevoli che non siamo in vacanza ma in una situazione di emergenza, quindi abbiamo accettato serenamente che il primo giorno non fosse tutto perfetto dopo mesi di chiusura dell’hotel. Nei giorni successivi si è sistemato tutto e oggi stiamo molto bene».

La convenzione firmata tra la Protezione civile regionale e l’hotel garantirà pensione completa a spese delle istituzioni per tutto il tempo necessario. Villa Felcaro è stata scelta anche perché è la struttura più vicina alle aree evacuate, sia della zona arancione sia della zona rossa. Per quest’ultima, però, le prospettive sono decisamente più lontane: la stima più realistica parla di almeno tre anni prima che le case possano tornare agibili. Per gli abitanti di quella parte del paese, infatti, è già in corso la ricerca di alloggi Ater nel territorio di Cormons; qualora non se ne trovassero a sufficienza, il Comune sta valutando altre soluzioni, anche coinvolgendo privati.

Intanto Brazzano resta silenziosa e vuota. Le forze dell’ordine presidiano l’area con pattuglie che passano più volte tra le vie del borgo per prevenire possibili episodi di sciacallaggio. Le auto in divisa transitano anche davanti alla nuova casa degli sfollati, quell’hotel che nessuno avrebbe immaginato come punto di riferimento ma che, per ora, rappresenta l’unico luogo capace di offrire un po’ di sicurezza e normalità in un momento in cui tutto, intorno, sembra ancora franare.

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