Bolis lascia Gorizia, «qui grande capacità di fare squadra». Il bilancio tra eventi e sicurezza

Bolis lascia Gorizia, «qui grande capacità di fare squadra». Il bilancio tra eventi e sicurezza

L'INTERVISTA

Bolis lascia Gorizia, «qui grande capacità di fare squadra». Il bilancio tra eventi e sicurezza

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 29 Ago 2026
Copertina per Bolis lascia Gorizia, «qui grande capacità di fare squadra». Il bilancio tra eventi e sicurezza

Dopo quasi tre anni alla guida dell’Arma provinciale, il colonnello si sposta a Livorno. Gli succede Gennaro Iervolino.

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Nell’accompagnarmi a visitare la nuova sala riunioni del Comando provinciale dei Carabinieri di Gorizia, in viale Verdi, il Colonnello Massimiliano Bolis, terminata la nostra intervista, si sofferma a guardare da una delle finestre dell’ex istituto magistrale la città: il Castello, la piccola punta della cappella dell’Esaltazione della Santa Croce, le cupole di Sant’Ignazio, i vecchi palazzi che mostrano la loro semplicità proprio negli interni più popolari e vissuti.
«È proprio questo quello che mi mancherà di più», ammette quasi poeticamente: una riflessione che si riflette su quanto appena finito di raccontare, tra bilanci, situazione della sicurezza, rapporti tra istituzioni e con le vicine realtà slovene, ma anche con i tanti carabinieri e carabiniere che quotidianamente lavorano, tra la strada e l’investigazione, per garantire la sicurezza di tutti.

Si riflette proprio nell’umanità di un lavoro quotidiano che a volte costringe alla scrivania altre, tante, a confrontarsi con la realtà dell’esterno. E in questo, Bolis ha compreso da colonnello e da persona l’essenza del territorio che sta per lasciare in altre mani.
Accanto alla nuova sala ‘Podgora’ fa bella mostra di sé il logo del comando: «Io sono di Figline Valdarno – mi spiega – così come Vittorio Locchi che scrisse durante la Prima guerra mondiale “La sagra di Santa Gorizia”. Assieme all’amico Daniele Spanu, maresciallo del Tuscania, appassionato di araldica, abbiamo unito i loghi delle tre compagnie di Monfalcone, Gradisca d’Isonzo e Gorizia in un unico logo che riporta i versi conclusivi scritti dal Locchi, “l’ultime torri smaglianti della Patria” che per me sono i torrioni del castello».

In questo si inserisce il cambiamento al vertice dell’Arma a livello provinciale: con la prima decade di settembre, il colonnello Massimiliano Bolis lascerà il comando al colonnello Gennaro Iervolino. Dopo aver guidato il Comando provinciale goriziano dal settembre 2023, l’ufficiale è stato destinato a Livorno come capo dell’Ufficio logistico della 2ª Brigata Mobile dei Carabinieri, uno dei comandi più importanti dell’organizzazione operativa dell’Arma. Un ritorno in un ambiente già conosciuto per Bolis, che proprio nella 2ª Brigata Mobile aveva maturato una parte significativa della propria esperienza professionale. Prima dell’arrivo a Gorizia, infatti, aveva trascorso oltre un decennio nel 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti “Tuscania”, ricoprendo incarichi di crescente responsabilità fino al comando del Reparto paracadutisti per la sicurezza delle rappresentanze diplomatiche a rischio. Originario dell’Umbria e toscano d’adozione, sposato e padre di due figli, Bolis ha frequentato il 179° corso dell’Accademia Militare di Modena, completando la formazione alla Scuola Ufficiali dei Carabinieri. La sua carriera lo ha portato dal 7° Reggimento Carabinieri “Trentino-Alto Adige” di Laives al comando del Nucleo operativo della Compagnia di Palermo, fino alla guida della Compagnia Carabinieri di Benevento.

Nel 2012 il passaggio al “Tuscania”, dove ha maturato una lunga esperienza nei reparti di punta dell’Arma e nelle missioni internazionali in Bosnia-Erzegovina, Iraq, Afghanistan, Libia e Mali.Nel settembre 2023 era arrivato a Gorizia succedendo al colonnello Luciano Giuseppe Torchia. Un periodo segnato da grandi sfide: la sospensione degli accordi di Schengen, la gestione dei fenomeni migratori lungo il confine orientale, la preparazione e lo svolgimento di GO!2025 – Nova Gorica e Gorizia Capitale europea della cultura. Ora, con il trasferimento a Livorno, assumerà un incarico strategico nello Stato Maggiore della 2ª Brigata Mobile, struttura che coordina alcuni dei reparti più specialistici dell’Arma, tra cui il 1° Reggimento “Tuscania”, il Gruppo di Intervento Speciale (GIS), il 7° Reggimento “Trentino-Alto Adige”, il 13° Reggimento “Friuli Venezia Giulia” e il Reparto per la sicurezza delle rappresentanze diplomatiche a rischio.

Colonnello Bolis, dopo questi anni alla guida del Comando provinciale di Gorizia, quale immagine del territorio porterà con sé? Che provincia ha trovato e che provincia lascia?
«Sono arrivato a settembre 2023 e già nell’ottobre dello stesso anno è stata sospesa Schengen. Da quel momento è iniziato un grande lavoro coordinato con tutti gli attori del territorio. È stato il primo momento in cui ho percepito uno degli aspetti più virtuosi di questa provincia: quando arriva un problema da affrontare emerge una particolare capacità di fare squadra.

Nei tavoli in Prefettura ognuno ha fatto la propria parte, facendosi carico di una quota del problema. Nel giro di poche ore il personale era schierato sui valichi, con attrezzature e infrastrutture minime, poi con il consolidarsi dell’impiego sono arrivati ulteriori strumenti organizzativi e logistici.
Questa capacità di collaborazione l’ho ritrovata anche nella pianificazione di GO!2025. Nel 2024 abbiamo lavorato alla preparazione dell’anno della Capitale europea della cultura e ho trovato una comunione di intenti eccezionale. La presenza di tanto personale sul territorio ci ha permesso di vivere un anno intenso ma sereno, lavorando bene.

Ho trovato una provincia che non conoscevo e che ho imparato ad apprezzare molto, soprattutto per il senso civico. Avendo girato l’Italia, ho percepito un particolare senso dell’ordine, soprattutto nel capoluogo. È una cittadinanza esigente, e questo è positivo: non bisogna mai pensare che esistano isole felici. I problemi possono emergere ovunque, anche in maniera silenziosa. Per mantenere una comunità sicura serve che ognuno faccia la propria parte: dalle forze di polizia agli enti locali fino ai cittadini. Un esempio sono le attività contro le truffe agli anziani. I tentativi sono ancora numerosi, ma sono diminuite quelle che vanno a segno. La prevenzione ha funzionato, grazie anche alla collaborazione con i centri anziani e alla capacità del personale di lavorare sul territorio».

Quali sono stati i principali cambiamenti che hanno interessato la sicurezza nel Goriziano durante il suo mandato? Ci sono fenomeni che oggi destano maggiore attenzione rispetto al passato?
«La nostra lettura è necessariamente parziale, ma possiamo dire che una delle tematiche più rilevanti riguarda la violenza di genere. Sono aumentati i codici rossi e le denunce per stalking. Secondo uno studio del Soroptimist con il Comando generale dell’Arma, Gorizia si colloca al 13° posto tra le province italiane per questo fenomeno. Bisogna però considerare anche tutto il sommerso di chi non denuncia. Allo stesso tempo esiste un altro elemento: una maggiore emancipazione economica e sociale delle donne porta anche a una maggiore consapevolezza rispetto alle situazioni vissute e alla possibilità di intraprendere percorsi di distacco e denuncia. Il caso Cecchettin ha sicuramente scosso le coscienze e contribuito ad aumentare l’attenzione sul tema. A Gorizia abbiamo una grande sensibilità da parte delle istituzioni, delle associazioni e delle forze dell’ordine. Abbiamo costruito procedure per garantire protezione a chi denuncia e luoghi adeguati per raccogliere le testimonianze.

A Grado, in particolare, si concentra una quota significativa dei codici rossi durante il periodo estivo e per questo stiamo lavorando all’apertura di una terza stanza per le audizioni protette con il Soroptimist. Questi spazi aiutano psicologicamente le vittime a vivere un momento molto delicato senza ulteriori ansie o pressioni.
Per quanto riguarda le cosiddette baby gang, nel Goriziano non abbiamo riscontrato bande organizzate di minorenni che delinquono in maniera sistematica. I fenomeni legati alla criminalità giovanile sono quelli presenti in tutta Italia e con numeri fisiologici per una provincia di circa 140mila abitanti. Anche in questo caso, così come per la violenza di genere, non esistono collegamenti con etnie o categorie specifiche: sono fenomeni trasversali».

Gorizia e Nova Gorica hanno vissuto un periodo storico con GO! 2025. Dal punto di vista dell’ordine pubblico e della collaborazione internazionale, che esperienza è stata per l’Arma?
«Il rapporto con la minoranza slovena di Gorizia e del Goriziano è sempre stato costruttivo. Un esempio riguarda anche il lavoro sulle truffe: nel 2024 abbiamo tradotto in sloveno gli opuscoli realizzati dal Comando generale dell’Arma e abbiamo avuto un grande riscontro. Un ruolo fondamentale lo hanno avuto le nostre stazioni, che sono il vero punto di contatto dell’Arma con il territorio. Con Nova Gorica abbiamo avuto un rapporto efficace, rapido e caratterizzato dalla massima disponibilità. Per la polizia giudiziaria la collaborazione si sviluppa su due livelli: quello operativo tra i reparti e quello istituzionale tra le rispettive autorità giudiziarie. Una cosa che apprezzo molto della realtà slovena è la capacità di vivere il confine. Molti cittadini e molti operatori parlano italiano e inglese. Sarebbe importante, anche in futuro, ampliare ulteriormente la conoscenza delle lingue straniere nella pubblica amministrazione, perché in un territorio di confine è un valore aggiunto».

C’è un’operazione o un momento vissuto in questi anni che considera particolarmente significativo?
«La soddisfazione più grande arriva quando il personale, dopo tanto lavoro e tanti sacrifici, riesce a raggiungere un risultato. Il caso Mezzalira è stato particolarmente significativo. C’erano tutti i presupposti perché potesse essere un’indagine estremamente complessa: la denuncia tardiva, le difficoltà investigative e la necessità di ricostruire ogni elemento. È stato fondamentale il lavoro della Procura, che ci ha dato ampio spazio operativo.
La complessità del caso ha richiesto anche l’intervento di un reparto specializzato nelle investigazioni. Nonostante le risorse limitate, tutti si sono messi al lavoro con grande precisione, analizzando ogni dettaglio. Anche nel 2025 è stato necessario tornare sul luogo. È stato un grande esempio di professionalità, anche grazie alla collaborazione dei Vigili del Fuoco, che hanno lavorato in modo chirurgico. La mia soddisfazione va soprattutto a chi ha passato notti intere impegnato nell’indagine».

Qual è la lezione più importante che questa esperienza a Gorizia le ha lasciato?
«Dal punto di vista professionale mi lascia moltissimo. Ho avuto la fortuna di lavorare con una squadra straordinaria e di vivere eventi importanti: la sospensione di Schengen, GO! 2025, le attività sul territorio legate al Cpr, al Cara, all’aeroporto e alla realtà di Monfalcone. Sono state occasioni che mi hanno permesso di crescere professionalmente e affrontare problematiche e criticità diverse. Ho trovato un reparto capace di rispondere alle esigenze della popolazione e istituzioni, dall’autorità giudiziaria agli enti locali, che mi hanno dato grande soddisfazione.

Penso anche agli interventi logistici: la stazione di San Canzian sarà presto ammodernata, così come quella di Redipuglia, dove è stato realizzato un punto d’ascolto grazie alla collaborazione con gli enti locali. Il protocollo per la sicurezza integrata con Regione e Prefetture ha portato risultati importanti anche sul fronte degli equipaggiamenti e dell’ammodernamento. A breve sarà completata anche la remotizzazione delle telecamere cittadine nel Comando provinciale: uno strumento che offre un vantaggio tattico enorme, sia nella prevenzione sia nelle attività investigative. Anche i piccoli Comuni hanno dimostrato grande impegno, presentando progetti e ampliando le reti di videosorveglianza».

Al suo successore cosa lascia in eredità? Quale consiglio gli darebbe?
«Il colonnello Gennaro Iervolino è un collega di altissimo livello. Da tenente ha già prestato servizio al 13° Reggimento Carabinieri “Friuli Venezia Giulia”, quindi conosce già Gorizia. Sono certo che farà bene. Il consiglio che posso dargli è quello di essere sempre trasparente, diretto e schietto nei rapporti con gli altri attori istituzionali. È questo che permette di costruire collaborazione. Troverà un sistema virtuoso e persone pronte a sostenerlo. A Gorizia c’è una grande capacità di fare squadra».

Tra qualche anno, quando ripenserà al suo periodo a Gorizia, quale volto, quale luogo o quale episodio le tornerà subito alla mente?
«Come evento, al di là del dramma, penso alla frana di Brazzano. In una situazione di pericolo l’istinto normalmente porta a mettersi al riparo; invece, quei due ragazzi hanno pensato di prendere una scala e avvicinarsi alla signora che era in difficoltà. Mi auguro che quella situazione possa risolversi nel migliore dei modi. Ma vorrei che tra dieci anni il ricordo più forte fosse quello dell’umanità e del senso civico dimostrato da queste persone, perché rappresentano lo spirito di una comunità. In quella storia tragica c’è molto dolore, ma anche tanto bene. E per un comandante sono proprio queste piccole storie positive, questo mosaico di gesti quotidiani, a dare il senso del territorio che si è avuto l’onore di servire».

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