Bengalese espulso da Monfalcone per maltrattamenti alla moglie, Cisint: «Ora nostra riforma dei permessi di soggiorno»

Bengalese espulso da Monfalcone per maltrattamenti alla moglie, Cisint: «Ora nostra riforma dei permessi di soggiorno»

LE DICHIARAZIONI

Bengalese espulso da Monfalcone per maltrattamenti alla moglie, Cisint: «Ora nostra riforma dei permessi di soggiorno»

Di S.F. • Pubblicato il 28 Lug 2026
Copertina per Bengalese espulso da Monfalcone per maltrattamenti alla moglie, Cisint: «Ora nostra riforma dei permessi di soggiorno»

L’europarlamentare della Lega, «chi usa violenza contro donne e bambini non può rimanere». La gratitudine a Questura, Prefettura e Forze dell'Ordine.

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Anna Maria Cisint, europarlamentare della Lega ed ex sindaco di Monfalcone, commenta il rimpatrio in Bangladesh del cittadino bengalese residente a Monfalcone, condannato in via definitiva a tre anni e sei mesi di reclusione per maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravate ai danni della moglie. 
L'uomo, secondo quanto riportato, era stato condannato dal Tribunale di Gorizia con sentenza del 26 settembre 2024, successivamente confermata dalla Corte d'Appello di Trieste.

Nel corso del procedimento erano state accertate ripetute violenze nei confronti della moglie, anche durante il periodo della gravidanza. A seguito della condanna, il permesso di soggiorno era stato revocato e, dopo il decreto di espulsione emesso dal prefetto di Gorizia, il cittadino bengalese è stato rimpatriato nel Paese d'origine.

«L’espulsione del cittadino bengalese, condannato nel 2024 per aver picchiato selvaggiamente la moglie, peraltro incinta, è una notizia positiva. Chi non rispetta le regole, la dignità umana, la parità tra uomo e donna e chi usa violenza contro le donne e i bambini non può rimanere nel nostro Paese».

«Per questo ringraziamo la Questura di Gorizia, le forze dell'ordine e il Prefetto per il lavoro svolto. Dobbiamo proseguire con sempre maggiore determinazione su questa strada. La riforma dei criteri per il rilascio e il mantenimento dei permessi di soggiorno che abbiamo proposto va proprio in questa direzione: non limitarsi a intervenire dopo la commissione di un reato, ma impedire che possa continuare a soggiornare in Italia chi dimostra di non rispettare le regole del nostro ordinamento, i principi di dignità umana e i valori fondamentali su cui si fonda la nostra convivenza civile», conclude l'esponente leghista.

«Con questo caso emerge il grave fenomeno delle violenze e dei maltrattamenti degli islamici nei confronti delle donne e in questo caso della propria moglie. Episodi di questo genere hanno riguardato in passato nella nostra città anche delle ragazze minori, seguite e protette dai Servizi sociali, causati anch’essi da una cultura che si richiama alla legge coranica e che discrimina le donne in tutti i loro diritti, per le quali non valgono i principi di pari dignità e rispetto. Il caso specifico fa seguito a ripetuti episodi di violenze, percosse e pugni al volto, ma è al contempo l’emblema della vera questione posta dalla presenza dell’islamismo in Italia: quello del rifiuto ad adeguarsi ai nostri usi e alle nostre leggi. Chi predica l’integrazione e la tolleranza deve fare i conti con la realtà di una comunità chiusa in sé stessa, che accetta la sopraffazione all’interno delle famiglie e l’emarginazione femminile nei ruoli sociali. E’ doveroso quindi pretendere che chi viene a lavorare e a vivere nel nostro territorio conosca la nostra lingua e si adegui agli ordinamenti del nostro Stato e alle norme che regolano la convivenza nella nostra società e, non da ultimo, al rispetto della donna. Ringrazio, quindi, le Forze dell’ordine, Prefettura, Questura, Magistratura e quanti hanno collaborato al rimpatrio per l’impegno nel far rispettare le nostre regole» questo il commento del sindaco di Monfalcone, Luca Fasan.

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