Barbana celebra San Benedetto, il priore dom Ângelo: «La santità nasce nell'ascolto e nelle piccole cose»

Barbana celebra San Benedetto, il priore dom Ângelo: «La santità nasce nell'ascolto e nelle piccole cose»

L'anniversario

Barbana celebra San Benedetto, il priore dom Ângelo: «La santità nasce nell'ascolto e nelle piccole cose»

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 12 Lug 2026
Copertina per Barbana celebra San Benedetto, il priore dom Ângelo: «La santità nasce nell'ascolto e nelle piccole cose»

Al santuario mariano il rinnovo dei voti dei monaci e il ricordo dei 70 anni del monastero brasiliano da cui proviene la comunità benedettina che oggi custodisce l'isola.

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Nel cuore della laguna di Grado, nel Santuario di Santa Maria di Barbana, ieri, 11 luglio, è stata celebrata con particolare solennità la festa di San Benedetto, patrono d'Europa e padre del monachesimo occidentale. La celebrazione, presieduta dal priore dom Ângelo Alves de Oliveira OSB, ha assunto un significato speciale anche per la comunità benedettina che dal 2020 custodisce il santuario: è stato infatti ricordato il 70° anniversario della fondazione del monastero di Serra Clara, nello Stato brasiliano di Minas Gerais, sorto il 26 giugno 1956 e dal quale provengono i monaci oggi presenti sull'isola, oltre che per il rinnovo della professione da parte dei monaci.

Nel suo saluto iniziale il priore ha accolto i numerosi pellegrini, il rettore del santuario don Sinuhe, il consiglio di amministrazione del santuario, i carabinieri e i marinai presenti, invitando tutti a rendere «la lode più perfetta all'Altissimo Dio» nel giorno dedicato al fondatore dell'Ordine benedettino.

L'omelia ha preso le mosse dalle prime parole della Regola di San Benedetto: «Ascolta, figlio mio, i precetti del maestro e porgi l'orecchio del tuo cuore». Da qui l'invito a riscoprire il valore dell'ascolto in una società segnata dalla fretta e dal rumore. «Per Benedetto la prima cosa non è parlare, ma ascoltare. Ascoltare Dio nella Parola, ascoltare il nostro fratello, ascoltare i segni dei tempi», ha spiegato dom Angelo, chiedendo ai fedeli di interrogarsi: «Al lavoro, a casa, nella comunità: abbiamo ascoltato prima di rispondere?».

Il priore ha poi richiamato il celebre motto benedettino "Ora et labora", sottolineando come non esista separazione tra vita spirituale e vita quotidiana. «Lavare i piatti, prendersi cura dei figli, studiare, lavorare nei campi o in ufficio: tutte queste attività sono luoghi di incontro con Dio, se svolte con attenzione e amore». Per questo, ha osservato, «San Benedetto smentisce l'idea che solo coloro che si trovano sull'altare siano santi. Un santo è colui che trasforma la vita quotidiana in un'offerta gradita a Dio».

Un altro passaggio centrale dell'omelia è stato dedicato alla vita comunitaria. Secondo il priore, il monastero rappresenta il luogo dove «nulla è anteposto a Cristo», nel quale ci si sostiene reciprocamente, ci si corregge con carità e ci si perdona. Un insegnamento che, ha aggiunto, non riguarda soltanto i monaci, ma interpella anche le famiglie e le parrocchie: «Siamo disposti a rimanere e a costruire, o fuggiamo sempre quando le cose si fanno difficili?».

Commentando il Vangelo della liturgia, dom Angelo ha quindi indicato tre strumenti che San Benedetto offre ancora oggi per il cammino di santità: l'ascolto, «che acquieta i nostri cuori e genera parole sagge», il lavoro santificato, cioè «fare bene ciò che abbiamo oggi tra le mani offrendo tutto a Dio», e l'ospitalità, accogliendo ogni persona «come se fosse Cristo stesso». Il suo invito finale è stato a vivere una fedeltà concreta e quotidiana: «San Benedetto non chiese cose straordinarie. Chiese fedeltà nelle piccole cose. E Dio fece di lui un gigante».

Al termine dell'omelia, davanti all'altare e alle reliquie del santo, il priore ha invitato i confratelli a rinnovare i voti monastici, rinnovando così pubblicamente l'impegno alla vita benedettina.

Il Santuario di Barbana, secondo la tradizione fondato nel 582 dopo il ritrovamento di un'immagine della Madonna al termine di una mareggiata che aveva minacciato Grado, è considerato uno dei più antichi santuari mariani del mondo. Dopo essere stato custodito nei secoli da benedettini, francescani e clero diocesano, dal gennaio 2020 è affidato a una comunità della Congregazione Benedettina del Brasile, che ha fondato sull'isola il Monastero di Santa Maria di Barbana, riportando la presenza benedettina nel luogo dopo secoli di assenza.

Nella stessa giornata sono anche arrivate le api come parte integrante del progetto di rinnovo del monastero e del progetto di autosostentamento della comunità monastica. A seguire le operazioni il rettore, don Sinuhe Marotta, presente anche alla celebrazione eucaristica, e il rappresentante del Consiglio degli affari economici, Marco Braida.

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