Bambino morto nel pozzo a Gorizia, tutte le difese chiedono l'assoluzione

Bambino morto nel pozzo a Gorizia, tutte le difese chiedono l'assoluzione

in tribunale

Bambino morto nel pozzo a Gorizia, tutte le difese chiedono l'assoluzione

Di Daniele Tibaldi • Pubblicato il 27 Apr 2024
Copertina per Bambino morto nel pozzo a Gorizia, tutte le difese chiedono l'assoluzione

Per conoscere il verdetto, bisognerà  attendere il pomeriggio di venerdì prossimo, 3 maggio, dopo le eventuali repliche della pm Ilaria Iozzi.

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Sono proseguite ieri pomeriggio, al Tribunale di Gorizia, le arringhe finali dei difensori del curatorio della Fondazione Palazzo Coronini Cronberg, imputati per omicidio colposo per la morte del tredicenne Stefano Borghes, fatalmente precipitato per 31 metri nel pozzo della villa il 22 luglio 2020.

Dopo gli interventi – nel corso dell'udienza precedente – dei difensori del sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna, presidente per Statuto della fondazione, dell'allora direttore della Biblioteca statale isontina Marco Menato, della direttrice del Servizio Ricerca, musei e archivi storici dell'Erpac Raffaella Sgubin e del commercialista Maurizio Boaro, ieri è arrivato il turno degli avvocati Franco Dal Mas e Pierfrancesco Scatà , rappresentanti legali dell'allora assessore regionale alla Cultura Tiziana Gibelli, e di Franco e Dario Obizzi, in difesa del componente cooptato supplente Bruno Pascoli.

Le funzioni del Curatorio
In primo luogo, è stato ribadito quanto già  sottolineato in precedenza: «Quel curatorio, per come era stato concepito e per le funzioni attribuitegli dallo Statuto, aveva funzioni più simili a quelle di un'assemblea dei soci – così Dal Mas – piuttosto che del consiglio d'amministrazione di una società . La gestione ordinaria era chiaramente affidata a un direttore generale, che a sua volta aveva incaricato un consulente tecnico per le questioni legate alla sicurezza del parco».

Per queste ragioni «il curatorio non aveva il potere e la competenza per decidere eventuali interventi di messa in sicurezza di immobili o di strutture, tanto che non è mai stato convocato per deliberare in merito e neppure messo al corrente di quanto veniva fatto», ha aggiunto l'avvocato Dario Obizzi.

Il nesso di causalità 
Anche ieri si è tornati nuovamente sulla questione dei «convitati di pietra», già  richiamata dall'avvocata Lucchin. In questo caso l'avvocato Scatà  ha espresso chiare perplessità  riguardo la decisione del giudice per le indagini preliminari di archiviare le posizioni dei responsabili del centro estivo che organizzò la caccia al tesoro nel parco: «àˆ vero che c'era un regime di libero accesso al parco, ma non possiamo trascurare il fatto che l'articolo 18 dello statuto della fondazione vieta espressamente comportamenti ricreativi. Se il centro estivo avesse fatto richiesta di autorizzazione, la fondazione – per statuto – gliel'avrebbe dovuta negare».

Secondo il legale, quindi, «l'attività  del centro estivo nel parco era abusiva». Questo in teoria, però, perché durante il processo è emerso che autorizzazioni simili, in passato, erano già  state concesse prima. Ma «esaminando il fatto puro – la chiosa di Scatà  â€“ non si può negare il ruolo principale che aveva avuto in tutta la vicenda il centro estivo organizzando quella “maledetta gara” e commettendo una serie di illeciti e fatti, anche omissivi, gravemente colposi».

In sintesi, viene quindi contestata tutta una serie di fattori causali sopravvenuti che, per la difesa, si sarebbe dovuto analizzare adeguatamente: «L'autorizzazione mai chiesta, il posizionamento del biglietto sul pozzo e la colpevole omissione di sorveglianza effettiva durante la gara».

Le richieste di assoluzione
àˆ stato anche ribadito dai legali il fatto che «l'istruttoria ha confermato che la fondazione aveva fatto il suo dovere, nominando il responsabile della sicurezza: se quest'ultimo avesse fatto il suo lavoro, il fatto non si sarebbe verificato». Considerato tutto ciò, la richiesta fatta al giudice da tutte le difese è quella dell'«assoluzione per interruzione del nesso causale», oltre al riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, in caso di condanna.

Per conoscere il verdetto, bisognerà  attendere il pomeriggio di venerdì prossimo, 3 maggio, dopo le eventuali repliche della pm Ilaria Iozzi, che aveva chiesto 4 anni e 3 mesi di reclusione per il sindaco Ziberna e 4 anni per il resto del curatorio.

Riguardo agli altri imputati nella vicenda giudiziaria, il direttore della fondazione Enrico Graziano aveva patteggiato con il pubblico ministero una pena di un anno, 11 mesi e 10 giorni con la condizionale, mentre i responsabili della sicurezza Federico Costadura e Matteo Turcutto avevano optato per il rito abbreviato, risoltosi con la condanna in primo grado di entrambi. La Corte d'appello di Trieste, lo scorso dicembre, ha riformato la condanna di Costadura, riducendola a un anno e 8 mesi, e assolto Turcutto.

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