Il Baiamonti intitolato a Vizzari, il ricordo in festa del mister di Gorizia

Il Baiamonti intitolato a Vizzari, il ricordo in festa del mister di Gorizia

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Il Baiamonti intitolato a Vizzari, il ricordo in festa del mister di Gorizia

Di Timothy Dissegna • Pubblicato il 12 Mar 2022
Copertina per Il Baiamonti intitolato a Vizzari, il ricordo in festa del mister di Gorizia

Il ricordo dello storico dirigente, gli aneddoti di Bruno Pizzul su quel campo.

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Gorizia si è ritrovata questa mattina a San Rocco, davanti agli iconici cancelli dello stadio Baiamonti. Anzi, del “Rosario Vizzari”, come da oggi è ufficialmente intitolato. Un momento di festa che ha unito sotto i colori dello sport anche chi è diviso da quelli politici, con una nutrita presenza di consiglieri comunali di maggioranza e minoranza nonché della stessa giunta. Insieme a loro, anche rappresentanti delle altre società  calcistiche cittadine e non solo, accumunati dalla stima e dall'affetto verso quello storico dirigente dell'Audax scomparso nel 1991. àˆ l'ultimo tassello di un ampio lavoro sull'impianto.

Dopo l'annuncio fatto dall'allora sindaco Ettore Romoli nel 2016 di dedicare l'area a Vizzari, sono passati un po' di anni prima che tutti i lavori venissero ultimati. Un cantiere delicato dal valore di 800mila euro, che ha messo mano sullo stadio più antico della città  e del territorio provinciale, realizzato dall'ingegner Ghina nel 1921. Solo la parte esterna, però, è rimasta quella originale, mentre gli interni erano già  stati oggetto di un ampio intervento nel 1964. Come ricordato dal direttore dei lavori, Paolo Bressan, il tutto si è ulteriormente complicato dopo aver riscontrato danni ai controsoffitti, protraendo i lavori.

Alla fine, nonostante la pandemia e il rincaro dei costi, ora la struttura è tornata pienamente operativa. Al suo interno, sono quasi 200 i tesserati che calcano settimanalmente il manto erboso, tra settore giovanile e prima squadra, e ora il nome di Vizzari sarà  fisso all'ingresso: “Questo luogo è sempre stata la casa dell'Audax - ha commentato il presidente Massimiliano Candutti - ma ora avremo una responsabilità  ulteriore”. Le idee per migliorare ulteriormente il campo non mancano, come quello di una riconversione in sintetico, frenate però dal presidente regionale del Coni, Giorgio Brandolin: “In questo momento lo sport deve fare un passo indietro”.

Il numero uno dello sport regionale ha ricordato di aver fatto presente la situazione delle società  alla Regione, soprattutto davanti ai rincari delle bollette. Ha quindi lancia l'appello a stringere la cinghia, davanti a una crisi generale. Anche lui, poi, ha ricordato l'uomo, il mister e il dirigente, nonché il significato storico di questo angolo di Gorizia: “Qui ha giocato la Serie B per qualche mese, prima che la Pro Gorizia si trasferisse in Campagnuzza”. Un mondo del pallone totalmente diverso da quello di oggi, in bianco e nero e molto meno appariscente. Ma che ha formato ugualmente intere generazioni di appassionati.

Tra loro, anche Bruno Pizzul, presente all'evento a pochi giorni dall'84esimo compleanno: “Non ho mai frequentato direttamente Vizzari ma ho sempre sentito parole dense di affetto nei suoi confronti”. Il destino del celebre telecronista, peraltro, passò proprio per il Baiamonti: qui passò un provino con il Catania, dando inizio alla sua carriera calcistica, mentre l'amico Tarcisio Burnich venne preso dell'Udinese. E nemmeno lui si sarebbe mai immaginato che, diversi decenni dopo, su quel prato sarebbe atterrato l'elicottero Giovanni Paolo II, diventando il primo punto della città  toccato dal Papa nella sua storica visita a Gorizia nel 1992.

"Vizzari - ha ricordato l'assessore regionale al Patrimonio, Sebastiano Callari - non era uomo di questa terra ma ha saputo rappresentare a Gorizia i valori del mondo dello sport e della tradizione culturale cristiana, contribuendo alla crescita della città  con un'opera improntata sempre all'inclusività ”. Dal canto suo, il figlio Renato ha ringraziato il folto pubblico presente per l'affetto continuato a dimostrare per il genitore, che dentro e fuori dal campo non faceva distinzioni di provenienza o ceto sociale. Un mister di carattere e sport, immagine con cui ancora oggi è ricordato da tutti i suoi ex giocatori e amici.

Foto Daniele Tibaldi

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