Quel mancato incontro tra Pasolini e Ungaretti in una Gorizia divisa

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Quel mancato incontro tra Pasolini e Ungaretti in una Gorizia divisa

Di Eliana Mogorovich • Pubblicato il 17 Apr 2023
Copertina per Quel mancato incontro tra Pasolini e Ungaretti in una Gorizia divisa

Ieri sera lo spettacolo di Icm a San Rocco, l'assenza del Poeta corsaro forse giustificata da un'ulcera subita a Cannes.

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Una storia di incontri, mancati e accaduti. Percorsi che si incrociano, tratti di strada che vedono affiancate persone unite da medesimi ideali o da visioni del mondo che – pur diverse – hanno gli stessi obiettivi. “Gorizia 1966. Un confronto mancato tra due eresie”, spettacolo andato in scena ieri sera nella Sala Incontro di San Rocco, ha raccontato tutto questo. Emblematico il sottotitolo dell’appuntamento, che recita “Quando Pasolini NON incontrò Ungaretti all’Incontro culturale mitteleuropeo Poesia, oggi”, configurandosi come traccia per una riflessione su quanto stava accadendo attorno alla metà degli anni Sessanta.

Il tutto in una Gorizia apparentemente bloccata dall’ancora recente imposizione del confine mentre si cercava di far accadere qualcosa per superare quella e altre barriere. La serata, organizzata dall’Icm di Gorizia in collaborazione con il Circolo culturale Menocchio di Montereale Valcellina e con l’associazione musicale Fadiesis, ha visto la prolusione dell’autore Romeo Pignat per delineare il panorama di riferimento in cui collocare i fatti narrati, recitati dall’appassionata Carla Manzon con i toccanti intermezzi alla fisarmonica di Gianni Fassetta.

Uomo che si poneva al di sopra dei limiti, che voleva attraversare con il proprio anticonformismo tutte le recinzioni reali o mentali esistenti nella società, Pasolini è risultato il grande assente al primo degli Incontri Culturali Mitteleuropei che ha riunito, nel maggio 1966, autori italiani e internazionali richiamati anche dalla presenza di Mario Luzi, Biagio Marin (rispettivamente presidente e vicepresidente del consesso) cui si è aggiunto Giuseppe Ungaretti, tornato per la prima volta nei luoghi che aveva conosciuto durante la Prima guerra mondiale.

Il simposio poetico era stato preparato dagli incontri fra i sindaci di Gorizia e Nova Gorica, gli amici Michele Martina e Jožko Štrukelj, che da tempo stavano aggirando l’ufficialità dei blocchi politici per cercare spazi di riavvicinamento. Il tutto accadeva in una città che stava per conoscere la rivoluzione basagliana e che cercava quindi di riunire opposti, stranezze, diversità: come mai allora Pasolini non presenziò all’evento? Si parlava di poesia contemporanea, Marin più volte nei suoi interventi parlò della poesia dialettale in cui rientrava senza dubbio la passione-ossessione di PPP per il friulano.

Lui stesso aveva vissuto a Idria da bambino, quando era ancora parte del goriziano, e “goriziano” era l’appellativo con cui spesso si riferiva al suo produttore Alfredo Bini che in città aveva studiato. La ricostruzione di questa assenza, più che le ipotesi giustificative fornite, sono il vero motivo dello spettacolo, accompagnato da eloquenti immagini del tempo. Pasolini forse era malato: risulta infatti che nel 1966 avesse avuto un’ulcera e che, trovandosi a Cannes a inizio maggio per la prima di “Uccellacci e uccellini”, difficilmente sarebbe riuscito a raggiungere Gorizia solo una settimana più tardi.

Il racconto dei passi che hanno portato al simposio svoltosi fra il 19 e il 22 maggio è avvincente nel suo riportare alla memoria personaggi locali ma anche frammenti di storia nazionale con il ricordo della piena dell’Arno, la morte di Moro, ma anche le lotte sindacali di Rolando Cian e la Domenica delle Scope. Pasolini avrebbe forse aggiunto un po’ di pepe e anticonformismo all’incontro, ma come chiosa lo spettacolo, ci sono assenze che evitano il moltiplicarsi di un disagio o l’insorgere di uno scandalo come confermerebbe l’apprezzamento pubblico dell’opera poetica di Pier Paolo da parte di Marin e Ungaretti che però, in diverse occasioni, non hanno mancato di prendere le distanze dalla sua condotta di vita.

Realizzato con il contributo della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, il patrocinio della città di Matera e del Comune di Montereale Valcellina, lo spettacolo è stato chiuso da monsignor Ruggero Dipiazza che ha posto l’accento sulle differenze fra incontro e incontrarsi: definito da Romeo Pignat “uomo di frontiera in una parrocchia di frontiera”, il parroco ha chiarito che spesso le riunioni istituzionali per avvicinare realtà diverse sortiscono effetti di gran lunga inferiori, tardivi e meno rilevanti del diretto incontrare l’altro. Incontrare come accogliere e comprendere, quindi: cosa che forse sarebbe mancata a Pasolini se fosse arrivato a Gorizia nel 1966.

Foto Daniele Tibaldi

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