LE RIFLESSIONI
Asilo di Moraro, parla l'ex sindaco Pelos: «Va riaperto il prima possibile»
Il capogruppo di Essere Paese guarda a Medea e al Collio per trovare una soluzione. Il consigliere regionale dem Diego Moretti, «disinteresse evidente e imbarazzante da parte delle amministrazioni coinvolte».
Non si placano le riflessioni sulla chiusura della scuola dell'infanzia di Moraro, ufficializzata nei giorni scorsi dall'Ufficio Scolastico Provinciale per il numero insufficiente di iscritti. Dopo le dichiarazioni del sindaco Lorenzo Donda e della portavoce del Comitato genitori Nicole Brandolin, arrivano ora le osservazioni del consigliere regionale del Partito Democratico Diego Moretti e del capogruppo di Essere Paese Alberto Pelos.
«Il commento della portavoce del Comitato dei genitori e le dichiarazioni del sindaco Donda non fanno che aumentare lo smarrimento e lo sconcerto per come le istituzioni locali e la stessa dirigente scolastica hanno gestito la vicenda, di fatto lasciando da soli i genitori di Moraro, senza alcuna iniziativa che tentasse di recuperare una situazione che pure era complessa e difficile» scrive Moretti in una nota dal titolo eloquente: "Sull'asilo di Moraro enti locali deboli e disinteressati".
Il consigliere parla di «un disinteresse evidente e imbarazzante, che evidenzia un atteggiamento delle amministrazioni locali interessate arrendevole e immobile, rassegnato, quasi non si volessero disturbare gli enti superiori, dalla Regione all'Ufficio Scolastico Regionale». E aggiunge una domanda pungente, mettendo in relazione la vicenda con un recente finanziamento regionale ottenuto dal Comune: «In questi giorni abbiamo visto un importante finanziamento assegnato al Comune di Moraro, e forse questa "timidezza" dipendeva da questo?».
Moretti contesta inoltre la ricostruzione fornita dal sindaco Donda sulle iniziative intraprese per salvare la scuola, definendola generica: «Le generiche affermazioni dello stesso sindaco - che non ha avuto il tempo di delegare nemmeno un suo collaboratore in Consiglio regionale alla consegna della petizione da 350 firme - a giustificazione del proprio operato a difesa dell'asilo sono talmente generiche che non si possono verificare in alcun modo». Il consigliere esprime «solidarietà e vicinanza al Comitato genitori e alla comunità morarese, che si trova a perdere l'unico presidio educativo rimasto sul territorio».
Guardando al futuro, Moretti indica una possibile strada per evitare che situazioni simili si ripetano: «Se e quando cambierà la normativa nazionale per le aree marginali e periferiche, è necessario che su questi temi i Comuni - anche del nostro territorio - comincino a ragionare per area vasta, in modo che ogni paese, al di là dei numeri, possa ambire a mantenere singole tipologie di presidi educativi fondamentali per la propria comunità». Il riferimento è esplicito: «Cormons, Capriva e Moraro imparino da quanto hanno fatto in una situazione analoga Romans, Mariano, Villesse e Medea per le proprie scuole».
Una riflessione arriva anche da Alberto Pelos, capogruppo di Essere Paese, la lista civica che ha amministrato Moraro per diversi anni prima dell'attuale maggioranza. «Non parlo per conto mio, ma a nome del mio gruppo - premette Pelos - L'asilo era un fiore all'occhiello per il paese, e nelle comunità piccole, quando qualcosa viene meno, il primo sentimento è la confusione. Del resto già negli anni Novanta era arrivato un primo colpo, con la chiusura della scuola elementare».
Per Pelos la priorità ora è agire in fretta: «È necessario riaprire la scuola il prima possibile. Se fossi in amministrazione, cercherei di non tralasciare nulla, prendendo spunto magari da realtà come Medea. Moraro potrebbe trovare sinergie all'interno della Comunità del Collio, dove esistono già sistemi di collaborazione rodati e convenzionati, storiche collaborazioni tra i Comuni che non possono non riguardare anche la scuola. Se una comunità desidera fortemente qualcosa, credo che una soluzione vada trovata».
Il capogruppo ricorda anche la storia della struttura, più volte ristrutturata e potenziata nel tempo: «Nei primi anni Duemila, per un periodo, ci fu preoccupazione per la concentrazione di radon: quando la scuola venne ristrutturata furono installati dei ventilatori per portare fuori l'aria e garantire un ambiente salubre».
Pelos si sofferma infine sulla storia amministrativa legata ai lavori di messa in sicurezza dell'accesso alla scuola, oggetto di polemiche nelle scorse settimane: «Essere Paese aveva immaginato di spostare l'entrata in una posizione più sicura già più di dieci anni fa, predisponendo un'area urbanistica dedicata a questo scopo. Quando poi ci si trovò a decidere il finanziamento dell'opera, in un secondo momento, si andò a osservare il trend degli utenti, che in quel periodo si aggirava attorno ai quindici. Durante l'Amministrazione Donda, Essere Paese votò a favore quando il finanziamento per la messa in sicurezza dell'entrata venne discusso in bilancio, pur non conoscendo con precisione i numeri e immaginando che fossero sotto controllo. Se avessimo saputo che erano in calo, forse avremmo potuto decidere anche diversamente. Detto questo, non credo che un accesso ben eseguito e ben progettato possa di per sé influenzare la fruibilità della scuola». Per Pelos serve ora una riflessione più ampia: «Andrebbe fatta un'analisi seria sulla demografia in generale, non ci si può più permettere di giocare allo scaricabarile. Non vorrei che questa scuola diventasse il primo segnale di fragilità nell'ambito di più ampie riorganizzazioni comunali».
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