L'arcivescovo Redaelli saluta Gorizia: «Porto con me il volto delle persone»

L'arcivescovo Redaelli saluta Gorizia: «Porto con me il volto delle persone»

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L'arcivescovo Redaelli saluta Gorizia: «Porto con me il volto delle persone»

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 26 Giu 2026
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Tra i ricordi dei quattordici anni di episcopato le sfide dell'evangelizzazione, Go! 2025 e il cammino con i giovani. Il 5 luglio il saluto in Cattedrale, il 12 l'ingresso di Dianin.

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Quattordici anni di ministero vissuti accanto a una Chiesa «intrecciata con la realtà di ogni giorno», il ringraziamento ai giornalisti che hanno raccontato questo percorso e lo sguardo già rivolto al nuovo servizio che lo attende in Vaticano: è stato un momento di saluto, ma anche di bilancio, quello che questa mattina ha visto protagonista monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli, amministratore apostolico dell'Arcidiocesi di Gorizia, che dal prossimo mese assumerà l'incarico di segretario del Dicastero per il Clero della Santa Sede.

Incontrando i giornalisti delle testate locali prima del trasferimento a Roma, Redaelli ha voluto anzitutto esprimere la propria riconoscenza per l'attenzione dimostrata nei confronti della Chiesa goriziana durante il suo episcopato. «Vi ringrazio per l'attenzione riservata in questi quattordici anni di episcopato nei confronti miei e soprattutto dell'Arcidiocesi. Un'attenzione che sono sicuro proseguirà anche con il mio successore, monsignor Giampaolo Dianin», ha affermato.

Ripercorrendo l'esperienza vissuta a Gorizia, l'arcivescovo ha definito quella isontina «la realtà di una Chiesa intrecciata con la realtà di ogni giorno», ricordando come questo volto della diocesi sia emerso anche attraverso le numerose iniziative promosse negli ultimi anni. Tra queste ha citato il contributo offerto nel programma di Go! 2025 e l'impegno nell'accoglienza dei migranti, due esempi di una presenza ecclesiale inserita nella vita del territorio.

Rispondendo alle domande dei cronisti, Redaelli ha indicato anche le principali sfide che attendono la diocesi nel prossimo futuro. «Parlare del Vangelo nella cultura dell'oggi, l'interculturalità e la risposta all'immigrazione in maniera più costruita» sono, a suo giudizio, alcuni degli ambiti sui quali continuare a lavorare. Ma anche «evitare che Gorizia si sovrastimi o sottostimi, ma che capisca il proprio valore storico e sociale reale».

Non sono mancati i ricordi più personali. Tra quelli che conserva con maggiore emozione, Redaelli ha richiamato il cammino da Caporetto ad Aquileia compiuto nel 2018 insieme ai ragazzi della Pastorale giovanile. «È stato bello poter stare insieme e camminare insieme», ha ricordato.

Uno sguardo è stato dedicato anche all'anno di Go! 2025, che per l'amministratore apostolico ha rappresentato un'occasione importante di crescita per il territorio. «È stata sicuramente un'esperienza che ha messo maggiormente al centro Gorizia rispetto a prima. La città ha potenzialità notevolissime: deve ora crederci di più e costruirsi di più», ha osservato.

Alla domanda su cosa porterà con sé dell'esperienza maturata come arcivescovo di Gorizia, Redaelli ha infine risposto mettendo al centro il valore delle relazioni umane. «Porto con me l'esperienza di conoscenza delle persone, delle loro sfumature, che mi aiuterà anche nello svolgere il compito che ricoprirò a Roma, perché dietro la burocrazia e le carte ci sono le persone».

Il passaggio di consegne con il nuovo arcivescovo entrerà ora nel vivo. Lunedì 29 giugno, alle 9.30, nella Basilica di San Pietro, papa Leone XIV consegnerà il Pallio ai nuovi arcivescovi metropoliti nominati nell'ultimo anno, tra i quali anche monsignor Giampaolo Dianin, arcivescovo eletto di Gorizia.

Il saluto ufficiale di monsignor Redaelli alla Chiesa goriziana è invece in programma domenica 5 luglio alle 19 con una celebrazione eucaristica in Cattedrale. Una settimana più tardi, domenica 12 luglio, sarà la volta dell'ingresso di monsignor Dianin: alle 16.30 guiderà la Liturgia della Parola nella Basilica di Aquileia, mentre alle 19 presiederà in Cattedrale la solenne celebrazione con la presa di possesso canonica dell'Arcidiocesi, aprendo così una nuova pagina per la Chiesa di Gorizia.

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