Amianto ancora problema sociale e culturale: «Maturare più consapevolezza»

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Amianto ancora problema sociale e culturale: «Maturare più consapevolezza»

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 21 Gen 2023
Copertina per Amianto ancora problema sociale e culturale: «Maturare più consapevolezza»

L'incontro, promosso dal Comitato Rione Centro, ha evidenziato criticità non solo sanitarie ma anche nella conoscenza da parte dei cittadini.

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Partecipato, a Monfalcone, l’incontro promosso dal Comitato Rione Centro per “La protezione della salute e della sicurezza sui posti di lavoro” con particolare attenzione sul tema dell’amianto. Ad aprire il momento di incontro Luigino Francovig che puntualizzato come la “tematica è complessa e non viene affrontata da molto tempo”. Per quanto riguarda salute e sicurezza, citando l’ultima nave passeggeri uscita dai cantieri monfalconesi, “nessuna parola è stata spesa a livello locale su chi ha progettato e realizzato il prodotto, un giusto riconoscimento e merito non è stato citato”, sottolineando la necessità di un’attenzione a questi temi “da protagonisti e non da comparse”.

Una situazione lavorativa, quella operaia, che a Monfalcone si fa sentire, soprattutto per quanto riguarda la mancanza di forza lavoro e la “digitalizzazione che porterà centinaia di migliaia di disoccupati, una voragine da colmare”, secondo Francovig che ha lanciato l’allarme sull’aumento del 30 per cento di infortuni nell’ultimo periodo. “L’ultimo piano mappatura degli esposti e deceduti da amianto è stato realizzato da Spanghero nel 2017 poi più nulla mentre attendiamo ancora di sapere com’è la situazione degli edifici del rione centro”, ha concluso Francovig.

Annalisa Virgolin ha voluto sottolineare l’importanza del lavoro e del costo dello stesso, molto alto, nella società: “Nei comportamenti futuri – ha ribadito – c’è mancanza di utilizzo dell’esperienza dell’amianto. È necessario avere un atteggiamento prudente e cauto, sia nella sicurezza sul lavoro che nell’aiuto sia ai malati che ai familiari”.

Per Paolo Fogar la memoria è fondamentale e necessaria per “realizzare un discorso a 360 gradi intorno all’amianto. A tal proposito – sono ancora le parole di Fogar – il Pd ha stilato un documento sull’amianto firmato da tutti i sindaci dell’Isontino”. Per quanto riguarda, invece, i processi ancora in corso, essi vanno a rilento “perché le persone chiamate sono ormai anziane e se muoiono il processo si conclude mentre nei processi civili lo Stato non aiuta: in tutto questo percorso – ha concluso Fogar – la Regione deve intervenire a livello sanitario a sostegno di queste persone fragili”.

Da parte dei vari relatori e intervenuti la necessità urgente di fornire al Centro Regionale Unico Amianto il ruolo della rappresentanza regionale in quanto “il picco delle morti sta salendo”.

Non solo in qualità di assessore ma anche di esperta nel settore ambientale, Sabina Cauci ha ribadito come “gli sforzi dell’amministrazione verso l’amianto sono al massimo. Ora il problema sono le emissioni di solventi da Fincantieri: a tal proposito a Panzano abbiamo un sistema di monitoraggio”. Cauci ha ribadito le preoccupazioni sulla qualità dell’aria portando a esempio l’aumento delle malattie cardiovascolari dopo l’incendio di quest’estate.

Michela Percuzzi e Cristiana Morsolin hanno ribadito, poi, la necessità di mettere davanti le evidenze scientifiche, per la prima, e la necessità di attuare un principio di precauzione per la seconda anche “ponendo un punto dell’azienda sanitaria all’interno di Fincantieri: progetto già in parte realizzato a Trieste e utile per avere all’interno persone formate e qualificate che verifichino le modalità del lavoro”.

A chiudere l’incontro proprio Chiara Paternoster dell’Associazione Esposti Amianto: “Non bisogna nascondere il rischio ma prevenire innanzitutto per poter evitare impatti devastanti”, così Paternoster. “Punto di partenza deve essere la consapevolezza, perché è un fatto culturale, e ancor oggi non vi è una presa di coscienza generalizzata: è un grave problema perché non ci siamo appropriati del nostro passato per creare un futuro diverso”. Volendo andare al presente, Paternoster ha evidenziato la mancanza di partecipazione individuale, proprio da un punto di vista culturale, al servizio di assistenza psicologica che è presente con un punto gratuito nel territorio. “Abbiamo paura di affrontare l’argomento e lo schiviamo, ovvero evitiamo gli effetti devastanti: è necessaria una rivoluzione culturale individuale e sociale”, ha concluso Paternoster. 

Foto di Imelda Lamaj. 

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