Amianto, audita Fincantieri in Commissione: i dubbi dell’associazione Spanghero sulla destinazione dei fondi e la richiesta di trasparenza

Amianto, audita Fincantieri in Commissione: i dubbi dell’associazione Spanghero sulla destinazione dei fondi e la richiesta di trasparenza

LA POSIZIONE

Amianto, audita Fincantieri in Commissione: i dubbi dell’associazione Spanghero sulla destinazione dei fondi e la richiesta di trasparenza

Di S.F. • Pubblicato il 31 Lug 2026
Copertina per Amianto, audita Fincantieri in Commissione: i dubbi dell’associazione Spanghero sulla destinazione dei fondi e la richiesta di trasparenza

Il sodalizio contesta la destinazione dei 12,66 milioni di euro del Fondo amianto e solleva interrogativi sulle responsabilità per le esposizioni storiche.

Condividi
Tempo di lettura

Dopo l’audizione dell’Inail del 29 luglio, la Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati ha ascoltato, il 30 luglio, Fincantieri. Al centro del confronto anche il Fondo per le vittime dell’amianto, istituito dal decreto-legge 34/2023. A poche ore di distanza, l’associazione Ubaldo Spanghero presieduta Claudio Ceron interviene sull’audizione, mettendo in relazione le dichiarazioni rese dai vertici aziendali con i dati ufficiali dell’Inail e sollevando interrogativi sulla natura e sulla destinazione delle risorse assegnate attraverso il Fondo.

«Dall’analisi incrociata tra le dichiarazioni rese in audizione dal vertice aziendale di Fincantieri S.p.A. davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta e i dati ufficiali Inail, emergono rilevanti ombre, palesi contraddizioni e debolezze argomentative», sostiene l’associazione. Il primo nodo riguarda proprio il Fondo. Secondo la ricostruzione dell’associazione, la misura sarebbe stata presentata in sede parlamentare dalla dirigenza di Fincantieri come uno strumento di «welfare e protezione sociale» destinato a ristorare le vittime dell’amianto e le loro famiglie.

Una lettura che l’associazione contesta sulla base delle modalità di accesso previste dalla normativa. «Il sedicente “Fondo per le vittime dell’amianto” - istituito dal Decreto Legge 34 del 2023 - non eroga alcun contributo diretto ai lavoratori colpiti da patologia o ai loro eredi, ma opera al 100% come un ristoro per il bilancio della S.p.A.», si legge nel comunicato. L’associazione richiama quindi la Circolare Inail 58 del 2023 e, in particolare, la previsione relativa ai lavoratori o agli eredi che abbiano già percepito dall’azienda il risarcimento del danno. «Come sancito dalla Circolare Inail del2023, l’accesso al Fondo è tassativamente precluso a tutti i lavoratori o eredi che abbiano già percepito il risarcimento del danno dall’azienda. C’è da chiedersi chi siano gli altri lavoratori, visto che il requisito per accedere al Fondo è di essere vittime destinatarie di una sentenza che li qualifica come parti lese» dichiara il sodalizio.

È proprio sul rapporto tra risarcimenti già corrisposti e successivo accesso al Fondo che l’associazione individua una delle principali contraddizioni da chiarire. La questione viene collegata ai dati acquisiti dall’Inail attraverso l’accesso agli atti. «Poiché Fincantieri è un soggetto solvibile che ottempera alle sentenze esecutive, le vittime hanno già ottenuto il risarcimento spettante. Di conseguenza, dagli atti Inail risulta che nessun lavoratore o erede, persona fisica, ha mai presentato domanda al Fondo. L’unica domanda presentata ed erogata, pari a oltre 12,66 milioni di euro per l’esercizio 2023, perviene da Fincantieri S.p.A. per rimborsare se stessa». Il tema dei 12,66 milioni di euro rappresenta dunque uno dei punti sui quali l’associazione chiede maggiore chiarezza. La questione era già emersa nell’audizione dell’Inail del 29 luglio, quando la presidente della Commissione, Chiara Gribaudo, aveva sollevato perplessità sulla destinazione delle risorse del Fondo.

Il secondo fronte riguarda invece le esposizioni storiche all’amianto e il rapporto tra Fincantieri e le precedenti gestioni pubbliche dei cantieri navali.
Secondo l’associazione, nel corso dell’audizione Fincantieri avrebbe ricondotto le esposizioni pregresse alle gestioni antecedenti al 1984, riconducibili a Italcantieri, presentandosi come soggetto subentrato senza manleve. «L’azienda ha tentato di smarcarsi dalle colpe storiche, addebitando le esposizioni pregresse alle gestioni pubbliche antecedenti al 1984, Italcantieri, e presentandosi come mero “esecutore” subentrato senza manleve. Tale tesi si scontra con i principi fondamentali del diritto civile» scrive l’associazione. Nel comunicato viene richiamato, in particolare, l’articolo 2504-bis del Codice civile, relativo agli effetti della fusione per incorporazione.

«La fusione per incorporazione determina il subentro della società incorporante in tutti i diritti, ma anche in tutti gli obblighi delle società incorporate, senza soluzione di continuità», afferma l’associazione. Da qui la contestazione sul rapporto tra il patrimonio ereditato e le responsabilità connesse alle passività delle società precedenti. «Fincantieri ha incamerato l’intero patrimonio attivo di Italcantieri (cantieri, infrastrutture, brevetti, commesse), su cui ha costruito il proprio successo globale. Pretendere di trattenere per sé gli attivi storici e chiedere allo Stato di accollarsi i passivi (i risarcimenti civili per i deceduti da amianto ex art. 2087 c.c.) significa scindere l’attivo dal passivo, azzerando il rischio d’impresa a spese della collettività».

Sul tema dei 12,66 milioni di euro, l’associazione riferisce inoltre di un confronto avvenuto durante l’audizione tra i vertici aziendali e la presidente della Commissione. «A fronte del sostegno espresso dall’onorevole Coppo di Fratelli d’Italia verso le posizioni aziendali, la presidente Gribaudo ha sollevato forti perplessità sulla reale destinazione dei 12,66 milioni di euro ottenuti nel 2023». Secondo la ricostruzione contenuta nel comunicato, il confronto avrebbe portato a chiarire la natura delle somme ricevute. «Messo di fronte al nodo dell’impiego dei fondi, il management di Fincantieri ha dovuto ammettere che la cifra rappresenta un mero “ristoro” per risarcimenti già liquidati».

È questo, per l’associazione Ubaldo Spanghero, il punto centrale da approfondire dopo le due audizioni. Se le risorse del Fondo vengono riconosciute a fronte di risarcimenti già sostenuti dalle società, resta da chiarire quale sia il beneficio concreto per i lavoratori colpiti dalle patologie asbesto-correlate e per i loro familiari.
La richiesta che arriva dal territorio è quindi quella di una maggiore trasparenza, sia sulla destinazione delle risorse pubbliche sia sulla ricostruzione delle responsabilità relative alle esposizioni storiche all’amianto.

L’associazione chiede in particolare che siano resi pienamente comprensibili i passaggi che hanno portato all’erogazione delle somme, i risarcimenti ai quali esse si riferiscono e il loro effettivo impiego. Un chiarimento che, alla luce del confronto parlamentare, viene considerato necessario per comprendere fino in fondo il funzionamento del Fondo e il rapporto tra tutela delle vittime, responsabilità d’impresa e utilizzo delle risorse pubbliche. Per il territorio monfalconese, dove la vicenda dell’amianto ha segnato profondamente la storia del lavoro e della cantieristica, il tema assume una particolare rilevanza. L’audizione di Fincantieri aggiunge così un nuovo capitolo al confronto avviato dalla Commissione parlamentare, mentre resta aperta la richiesta di fare chiarezza sui fondi e sulle responsabilità che stanno alla base della loro assegnazione.

Rimani sempre aggiornato sulle ultime notizie dal Territorio, iscriviti al nostro canale Telegram, seguici su Facebook o su Instagram! Per segnalazioni (anche Whatsapp e Telegram) la redazione de Il Goriziano è contattabile al +39 328 663 0311.

Articoli correlati
...
Occhiello

Notizia 1 sezione

...
Occhiello

Notizia 2 sezione

...
Occhiello

Notizia 3 sezione

×
Euritmica Onde Mediterranee 2026