Alluvione di Versa, confronto diretto con Riccardi: «Lasciati soli prima e durante l’emergenza»

Alluvione di Versa, confronto diretto con Riccardi: «Lasciati soli prima e durante l’emergenza»

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Alluvione di Versa, confronto diretto con Riccardi: «Lasciati soli prima e durante l’emergenza»

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 24 Feb 2026
Copertina per Alluvione di Versa, confronto diretto con Riccardi: «Lasciati soli prima e durante l’emergenza»

Assemblea pubblica tesa nella frazione di Romans dopo tre mesi dal disastro del 17 novembre. Contestati mancati avvisi, ritardi nell’allerta e carenze nella prevenzione. Spessot, «Avete tradito la nostra fiducia, non ci sentiamo più al sicuro».

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Un confronto acceso, segnato da rabbia, paura e da una frattura che appare tutt’altro che ricomposta: l’assemblea pubblica svoltasi ieri sera, 23 febbraio, a Versa di Romans d’Isonzo con i cittadini colpiti dall’alluvione del 17 novembre 2025 ha messo nero su bianco il profondo disagio della comunità nei confronti della gestione dell’emergenza, soprattutto nella fase precedente e durante l’evento.

Da una parte le spiegazioni tecniche e amministrative della Regione, presente oltre che dall’assessore alla Protezione Civile, Riccardo Riccardi, anche da tecnici di Arpa Fvg, dall’altra il racconto di chi quella notte si è trovato con l’acqua e il fango in casa senza alcun preavviso. In mezzo, una fiducia incrinata che neppure i numeri sui ristori e sull’impegno dei volontari sono riusciti a ricucire totalmente. A ribadire la posizione regionale è stato lo stesso Riccardi, che ha parlato di un evento «non prevedibile», con tempi di ritorno stimati in tre secoli e aggravato da un sistema temporalesco autorigenerante rimasto stazionario per oltre dieci ore sul bacino del Judrio, con circa 300 millimetri di pioggia caduti in poche ore. Un fenomeno, ha sostenuto Riccardi, che avrebbe reso impossibile qualsiasi intervento durante l’emergenza senza mettere a rischio la vita delle persone.

L’assessore ha rivendicato la tempestività delle misure di ristoro, ricordando che il bando regionale è stato emanato dodici giorni dopo l’alluvione e che i primi pagamenti sono partiti dopo trentadue giorni. I dati forniti parlano di una copertura pari a quasi il 99% per l’autonoma sistemazione e all’88% per i danni alle autovetture, con l’avvio proprio ieri dei pagamenti dell’ultima tranche. Ha inoltre sottolineato il lavoro svolto dal Comune di Romans d’Isonzo, che con diciassette dipendenti ha istruito 105 domande, e il ruolo del volontariato, con oltre mille operatori impegnati e più di duemila giornate uomo. Nel corso dell'incontro è stato spiegato che sono stati impegnati più di mille volontari provenienti da oltre 120 Comuni del Friuli Venezia Giulia, sono stati utilizzati 760 mezzi e registrate oltre duemila giornate uomo. La Protezione civile Fvg, tra le alte cose, si è occupata infatti dell'accoglienza della popolazione sfollata, della consulenza psicologica, della rimozione dei detriti, della pulizia e del ripristino delle aree invase dall'acqua e consegnato oltre 12 mila pasti.

Ma mentre sul palco scorrevano grafici, cronologie e spiegazioni meteorologiche affidate ai tecnici di Arpa Fvg e della Protezione civile Fvg, dalla platea cresceva l’insofferenza: più di un intervento ha contestato il contenuto delle relazioni, giudicate distanti dall’esperienza reale vissuta dalla popolazione. Il momento di maggiore tensione è arrivato con l’intervento di Alessandra Spessot, del locale Comitato: un discorso duro, tecnico e insieme profondamente emotivo, che ha messo in discussione il cuore stesso del sistema di allertamento. Spessot ha ricordato come già nella tarda serata di domenica 16 novembre, a Prepotto, il torrente fosse uscito dall’alveo, mentre a Versa nessun avviso è arrivato. Ha chiesto, dunque, perché il personale della Sala operativa regionale non sia stato attivato nonostante l’evidente peggioramento delle condizioni meteo e le ripetute segnalazioni dei sindaci di Dolegna e Chiopris.

«Noi siamo arrabbiati, ma soprattutto spaventati», ha detto. «La popolazione che non viene aggiornata non può mitigare i danni né autoproteggersi. Non abbiamo avuto il tempo di fare nulla, di salvare nulla». Nel suo intervento ha parlato di previsione, prevenzione e mitigazione dei rischi come attività fondamentali della protezione civile, accusando apertamente le istituzioni di non aver protetto i cittadini. «Siamo stati lasciati soli, prima e durante l’evento. L’anima della protezione civile l’abbiamo trovata nei volontari, non nella burocrazia. Avete tradito la nostra fiducia e non ci fidiamo più di voi». Parole che hanno dato voce a un sentimento diffuso, rilanciato anche dal Comitato dei cittadini attraverso l’intervento di Tiziano Godeas, che ha ricordato come dopo l’alluvione del 1998 molte opere promesse non siano mai state realizzate, dalla manutenzione degli alvei alle idrovore mancanti. «Viviamo nell’incertezza e paghiamo le mancanze di chi è pagato per tutelarci», ha affermato.

Alle accuse ha replicato il direttore della Protezione civile regionale, Amedeo Aristei, respingendo ogni «scaricabarile» e sostenendo che la rapidità dell’evento non ha consentito di diramare avvisi efficaci. Una risposta che però non ha placato gli animi, alimentando anzi ulteriori contestazioni sul mancato aggiornamento dell’allerta e sulla distanza tra procedure formali e realtà sul territorio. In chiusura Riccardi ha ribadito l’impegno della Regione a completare i ristori e ad avviare nei prossimi mesi uno studio complessivo sul bacino del Judrio, con interventi strutturali come la diaframmatura degli argini e la realizzazione di vasche di espansione, oltre che l’attivazione di un numero apposito da parte della Protezione Civile 0432 926745 per informare rapidamente i cittadini sui ristori e su qualsiasi altra istanza legata all'alluvione dello scorso novembre.

Ha collaborato Paola Cistriani.

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