Alberi centenari, storici e monumentali di Turriaco tutti raccolti in un libro

L'opera

Alberi centenari, storici e monumentali di Turriaco tutti raccolti in un libro

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 09 Ott 2022
Copertina per Alberi centenari, storici e monumentali di Turriaco tutti raccolti in un libro

Gremita la sala del Circolo Brandl, editore del volume, per la presentazione. Il lavoro dedicato alla memoria di Gianni Trentin.

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Ha voluto raccontare il blu del cielo e dell’Isonzo e il verde di prati, giardini e di alberi che hanno visto passare i secoli, fermi nella loro Turriaco, l’opera “Alberi centenari, storici e monumentali di Turriaco”. Edito dal Circolo Culturale e ricreativo don Eugenio Brandl, il libro è stato prodotto a otto mani da Alberto Vittorio Spanghero, Paola Tomasella, Rinaldo Baldo e Giovanni Trentin e, contestualmente alla presentazione di ieri pomeriggio, è stato proposto con una serie di scatti del paese e all’inaugurazione di una mostra fotografica con gli scatti realizzati proprio da Rinaldo Baldo. Libro, va detto, dedicato alla memoria di Gianni Trentin, scomparso prima di poter veder realizzato il volume, la cui idea era nata già prima della pandemia. Va anche sottolineato che a ognuno dei tanti che hanno collaborato, anche aprendo i giardini e le porte di casa, è stata consegnata una copia del volume.

A presentarlo Alberto Vittorio Spanghero ed Elisa Baldo, presidente del Circolo, alla presenza di don Enzo Fabrissin, del sindaco Enrico Bullian, del vicepresidente della Cassa Rurale Fvg, Roberto Tonca, e dei consiglieri regionali Diego Bernardis e Diego Moretti. È stato proprio il sindaco Bullian a voler rinnovare l’invito all’intera popolazione, non solo di Turriaco ma di tutto il circondario, a riscoprire le zone verdi del comune, dal Parco dell’Isonzo all’Isola d’Elba, con rispetto, sia da soli che nelle varie escursioni proposte dall’amministrazione comunale.

“Un vero e proprio invito a scoprire il nostro territorio, con le sue bellezze e le sue peculiarità. Il volume, infatti, ci insegna a guardare l'albero non solo da un punto di vista meramente funzionale, ma come vero e proprio monumento, patrimonio culturale: un essere vivente pluricentenario, sopravvissuto agli enormi cambiamenti climatici di un paesaggio in continua mutazione, per azione dell’uomo o della natura stessa, che presenta caratteristiche eccezionali legate alle dimensioni, all'altezza, alla circonferenza del tronco e all'estensione della chioma”, ha detto Tiziano Portelli, presidente della Cassa Rurale Fvg nella prefazione. “Ma la monumentalità di un albero si riconosce anche nel suo valore storico e culturale, che definisce e identifica il luogo in cui è cresciuto, rendendolo, se vogliamo, un punto di riferimento per la nostra comunità”.

“L'albero. Un elemento della natura che ella miniatura, nelle tele di grandi artisti, nei racconti per grandi e piccini. Nelle poesie e nelle canzoni è un simbolo universalmente presente. Dall'immagine biblica dell'albero della vita, a quella che lo rappresenta come centro del mondo, l'albero costituisce un'immagine universale e archetipica, un simbolo potente, energia di vita vivente che si moltiplica nello spazio e nel tempo”, ha ricordato Elisa Baldo. “Non si tralasci, poi, il suo stagliarsi verso l'alto attraverso cui diviene tramite, connessione tra Cielo e Terra, rappresentando un'immagine di scambio, di completamento, di continuità. Unione, energia, radici, ecco gli elementi che hanno spinto questo studio dedicato agli alberi secolari della nostra comunità, una sorta di catalogo degli stessi. Ed ecco che l'albero è diventato occasione d'incontro, di reciproca e nuova conoscenza. Occasione di rivivere, attraverso esso, momenti di storia passata. ' stato un po' questo che ci ha mosso nello studio che potrete sfogliare, ricerca pioniera nel nostro Territorio, svolta senza alcun pretesto di adesione perfetta alla scienza della botanica, ma come lavoro a più mani mosso dalla passione e dalla curiosità”, ha concluso Baldo.

“Ho sempre prediletto il verde e l'azzurro, considerati i colori della vita, in tutte le loro tonalità. Amo il mio paese immerso nel verde dei suoi campi, dei suoi giardini e soprattutto nel momento in cui è accarezzato dal bianco azzurro dell'Isonzo. E poi l'Isola d'Elba, appendice turriachese che si trova aldilà del fiume, sulla riva destra, confinante con il Comune di Ruda, piccola e misteriosa, immersa nei suoi salici, nei suoi cespugli di vimini e nei suoi prati mai calpestati. Rispetto il Parco fluviale, ridente e giocoso, dagli alti olmi, dalle acacie, dai pioppi e dai robusti frassini, meta di sogni e riposi addensati. Amo il fiume mio e dei miei padri sin da quando l'ho visto accarezzare la roccia nel suo momento sorgivo, nel momento del precipizio e, soprattutto in quello del dopo, assoluto, tumultuoso e glorioso verso il mare”. Così Alberto Vittorio Spanghero nella sua prefazione, quasi citando Sergej Esenin.

“Se volgo lo sguardo al mio paese incastonato tra lo smeraldo dei suoi giardini antichi e recenti, delle sue strade tortuose immerse nel verde delle sue macchie e in quello ordinato dei suoi campi, motivo di vita dalle radici lontane e mai assopite, i sento partecipe del verde che mi circonda. Grande vanto per i Turriachesi è il giardino di villa Priuli, come pure il giardino Ermanno Spanghero di via Aquileia, quello ex Bosma di via Aquileia, quello dei marchesi Mangilli di via Garibaldi, i giardinetti Furnari - Buttignon, il giardino Margherita Hack di viale Antonio Gramsci e il cortile vialetto della casa contadina Galeone-Buttus di via Garibaldi, tutti ricchi di pregiate e secolari essenze arboree. Poi ci sono i "cortili', o aree di passaggio, di uso comune, non molto grandi se si vuole, che servono per lo più a dare aria, luce e spazio ai fabbricati circostanti”, ha citato sempre l’autore.

“Per non incorrere in errori, dimenticanze o essere tacciati di parzialità nella scelta degli alberi monumentali e soprattutto con la speranza che questa ricerca possa essere solo un passaggio di memorie alla nuove generazioni, abbiamo deciso di prendere in considerazione solo alcuni degli alberi esistenti sul territorio pubblico, quali il bobolàr di via Oberdan, i due tigli in Piazza, tre platani di via Garibaldi, il noce di vicolo del Fante e i tre imponenti cedri del giardino Margherita Hack. Per la scelta degli alberi considerati storici abbiamo usato lo stesso criterio: al di là della loro età, gli alberi devono essere rappresentativi o simbolo di eventi relativi alla nostra storia, alla nostra cultura e alle nostre tradizioni, come il bobolàr in piazza e il cocolar dei Casoni”, ha concluso Spanghero. 

Foto di Fabio Bergamasco.

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