«Aiutava genuinamente il prossimo», Ronchi fa memoria del suo amato parroco don Boscarol

«Aiutava genuinamente il prossimo», Ronchi fa memoria del suo amato parroco don Boscarol

IL GRATO RICORDO

«Aiutava genuinamente il prossimo», Ronchi fa memoria del suo amato parroco don Boscarol

Di Enrico Valentinis • Pubblicato il 08 Mar 2026
Copertina per «Aiutava genuinamente il prossimo», Ronchi fa memoria del suo amato parroco don Boscarol

Digitalizzata la ‘Super 8’ contenente la sua ordinazione e la sua prima messa. La donazione di Fulvio Alessandro Francesco Salimbeni della ‘Be.one.digital’.

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«Don Renzo viveva in mezzo alle persone come faceva Gesù, non ha mai giudicato chi incontrava, ha educato le persone con un preciso senso critico, aveva uno stile inconfondibile e non lasciava mai le cose statiche e ferme, tutto avveniva attraverso il dialogo e un confronto equilibrato». Questo uno dei passaggi centrali dell’omelia pronunciata da monsignor Ignazio Sudoso, attuale parroco di San Lorenzo, alla Santa Messa in ricordo di Lorenzo Boscarol, parroco a Ronchi dal 2001 al 2021, anno della sua scomparsa a causa del Covid-19.

Molte sono state le persone che hanno pregato insieme nella chiesa arcipretale per ricordare quell’amato parroco che, con il suo modo inconfondibile, è stato presenza e aiuto per tanti. Presenti i familiari, l’amministrazione comunale ronchese, con l’assessore Giampaolo Martinelli e la consigliera Federica Bon, l’Azione Cattolica diocesana e parrocchiale, gli Scout del “Ronchi 1” e alcuni giornalisti dell’Unione Cattolica della Stampa Italiana del Friuli Venezia Giulia. «Renzo alzava sempre il tiro, aiutava genuinamente il prossimo in tutti i modi che conosceva – ha aggiunto il parroco – ha insegnato a non fermarsi mai nel precostituito: con lui esisteva sempre una visione fresca e nuova delle cose, che permetteva di aiutare tutti noi che lo ascoltavamo ad avere uno sguardo differente verso il mondo, con una marcia in più. Era un maestro, un vero e proprio pedagogo, nell’affrontare le cose più complesse e quelle più facili e sincere».

Apprezzato dai tanti che lo conoscevano e lo stimavano anche il suo modo di essere schietto e sincero «Renzo andava sempre nel cuore delle situazioni – prosegue monsignor Sudoso – lui, come tanti suoi confratelli, faceva parte di una generazione di preti che ha lasciato in noi il vero segno di comunità e fratellanza, simbolo concreto del loro modo di vivere e di approcciarsi alla vita».

La sua scomparsa «non ha scalfito la sua memoria - ha concluso con emozione il sacerdote - amava curare il giornale, una delle grandi fonti che hanno ispirato l’intera esistenza di Renzo. Per lui giornale e Vangelo camminavano insieme».

Al termine della solenne concelebrazione eucaristica, sostenuta dal canto di alcuni amici goriziani - diretti da Vanni Feresin e accompagnati dall’organo suonato da Ivan Bianchi - è stato proiettato un documento storico ritrovato di recente nell’archivio parrocchiale. Si tratta di una pellicola “Super 8” da 120 millimetri della durata complessiva di 12 minuti che era stata fortemente voluta da monsignor Mario Virgulin per l’ordinazione di don Renzo e realizzata da Fulvio Miani nel 1968.

A rinvenire la bobina è stata la collaboratrice parrocchiale Fiorella Huala, mentre Bianchi si è occupato di far digitalizzare il contributo. Il video, realizzato il primo settembre di quell’anno, racconta l’ordinazione sacerdotale di don Renzo assieme ad altri cinque sacerdoti: don Giorgio Giordani, don Pierpaolo Soranzio, don Sergio Ambrosi, don Riccardo Perco e don Nino Carletti nella basilica patriarcale di Aquileia. Sono poi seguite le riprese di alcuni momenti nel seminario di via Alviano, il trasferimento a Ronchi e la prima messa nella sua chiesa.

La digitalizzazione è stata gentilmente donata da Fulvio Alessandro Francesco Salimbeni, proprietario della “Be.one.digital”, azienda triestina che si occupa di digitalizzazioni archivistiche e di documenti storici in forma scritta, audio e video. Giunti in possesso solo della parte video, per ovviare alla mancanza del sonoro si è deciso, come avveniva nelle sale cinematografiche di un tempo, di realizzare un accompagnamento musicale dal vivo. L’organista Ivan Bianchi ha proposto tre brani del maestro Johann Sebastian Bach, scelti per il loro carattere meditativo e riflessivo, visto il periodo quaresimale.

Si è trattato - come sottolineato dal moderatore dei Consigli Pastorali, Salvatore Ferrara - di «un momento che ha permesso di comprendere quanto la vocazione di don Renzo, assieme a quella dei suoi confratelli sempre testardamente aggrappati alla fiducia, si sia rivelata attraverso una grande pace raggiunta grazie alla speranza maturata nel sacerdozio arricchito, coinvolto e toccato dalla vita della gente».

«Un ministero sacerdotale che non è caduto nella pericolosa e improduttiva autoreferenzialità, ma che ha creduto nel confronto e nell’incontro con il suo popolo» così Ferrara. Un grande applauso ha testimoniato l’affetto e la gratitudine di tutta la comunità all’indimenticabile prete e giornalista della Parola.  

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