IL FATTO
Accoltella la moglie e si toglie la vita: lei sopravvive. Tragedia a Monfalcone
Paolo Utili, l’uomo, di 76 anni, è deceduto in ospedale, mentre la moglie è gravissima. Appartamento sequestrato dalla Polizia di Stato.
Non sono ancora chiare le motivazioni che hanno portato Paolo Utili, un uomo italiano di 76 anni, a compiere il gesto, nella sera tra il cinque e il 6 gennaio 2026, di uccidere la moglie 63enne: il fatto è accaduto a Monfalcone, in vicolo Dessenibus, nell'appartamento della coppia.
L’appartamento è attualmente sotto sequestro da parte della polizia di Stato. L’uomo avrebbe colpito la moglie ripetutamente con vari fendenti di coltello, poi, credendola morta, si sarebbe tolto la vita. La donna è stata trasportata in ospedale come il marito in gravissime condizioni. Lei è sopravvissuta ed è attualmente ricoverata, lui invece è deceduto. Utili fu per anni proprietario di un omonimo negozio in corso del Popolo a Monfalcone.
Il primo dirigente del Commissariato di Monfalcone Stefano Simonelli, comunica che le pattuglie di Polizia sono accorse sul posto dopo l'una di notte del 6 gennaio. Al momento non emergono altri dettagli sulla vicenda. Le indagini sono in corso e in carico al magistrato di turno.
Contattato dalla nostra redazione, il sindaco Luca Fasan - costretto a casa dall'influenza - si è detto «estremamente dispiaciuto per l'ennesimo fatto di violenza contro le donne». Pur non esprimendo giudizi di merito, ha definito l'accaduto «disdicevole» dichiarandosi coinvolto e colpito umanamente. Dalle informazioni in possesso del primo cittadino, al momento, pare che la donna riversi in condizioni molto serie ma non risulta in pericolo di vita.
Alle dichiarazioni di Fasan si aggiungono quelle di Michela Percuzzi, consigliere comunale della civica Insieme con Moretti. «La notizia che la donna di 63 anni accoltellata a Monfalcone sia ora in condizioni stabili ci permette di tirare un sospiro di sollievo, ma non deve in alcun modo distoglierci dalla gravità di quanto accaduto - commenta in una nota - il fatto che sia sopravvissuta non cancella l'orrore di un gesto che ci lascia, ancora una volta, profondamente sgomenti».
«Dobbiamo dircelo chiaramente: la violenza di genere non è un fatto privato, una "tragedia familiare" o un’emergenza isolata - conclude - è una ferita pubblica che riguarda tutti noi. Ogni volta che una donna rischia la vita in questo modo, emerge il sintomo di una cultura del possesso ancora troppo radicata, che va sradicata lavorando senza sosta sulla prevenzione».
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