DOPO LA PUNTATA TV DI “FUORI DAL CORO”
«A Grado c’è la mafia bengalese», Cisint presenta l’esposto. Corbatto: «Controlli costanti»
Interrogazione dei consiglieri di centrodestra contro «il racket dell’immigrazione». Per il primo cittadino «l’immagine dell’Isola è tutelata».
Contratti fittizi per arrivare in Italia e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: di questo si è parlato stamattina, mercoledì 6 maggio, nella Sala Consiliare di Grado dove i consiglieri di opposizione del centrodestra Roberto Marin, Renato Bonaldo, Sara Monferà e Filippo Marin hanno annunciato alla stampa che domani, 7 maggio, depositeranno un’interrogazione consiliare denominata “Racket dell’immigrazione” legata al servizio televisivo della trasmissione “Fuori dal Coro” di Rete 4. Durante l’ultima puntata del programma tv – domenica 3 maggio scorso - è andato in onda un servizio giornalistico su «presunti fenomeni riconducibili a forme organizzative di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare sul territorio locale».
Analizzando i contenuti del documento presentati dal civico Filippo Marin, sono cinque i quesiti che i consiglieri di minoranza pongono al sindaco Giuseppe Corbatto. Il primo: se fosse conoscenza del servizio tv «nonché se risulti che fenomeni analoghi siano effettivamente in atto sul territorio comunale». Poi, la richiesta sulla valutazione di provvedimenti «urgenti» da adottare «per quanto di competenza dell’amministrazione comunale, al fine di prevenire e contrastare eventuali situazioni di illegalità connesse al fenomeno». Terzo: «Se intenda richiedere al Prefetto la convocazione urgente del Comitato Provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, al fine di affrontare in maniera coordinata il tema». Quarto: se intende disporre verifiche e controlli della Polizia Locale al Centro Culturale Islamico nella galleria di viale Dante Alighieri, «alla luce del frequente via vai di persone con bagagli, oltre che per accertare la regolarità delle attività svolte». Infine, al quinto punto, emerge la richiesta di «controlli urgenti» negli esercizi commerciali gestiti da cittadini di origine bengalese «con particolare riferimento al rispetto delle normative vigenti in materia di esposizione delle merci e alla verifica di eventuali presunti collegamenti con attività riconducibili al racket dell’immigrazione».
Quanto verrà presentato all’attenzione della massima Assise cittadina è uno strumento che l’europarlamentare e commissario della Lega gradese, Anna Maria Cisint – in collegamento video all’incontro odierno – definisce «frutto di una precisa denuncia». «Un fatto partito da tempo e che non tocca solo Grado – sono le parole di Cisint – una metodologia mafiosa diffusa, quella del racket bengalese, attivatasi con metodi di corruzione per l’ottenimento di visti irregolari per far entrare i connazionali in Italia». Secondo quando riportato da “Fuori dal Coro” le persone coinvolte nel «giro losco» sarebbero disposte a pagare fino a 3 – 4mila euro per arrivare nel nostro Paese. Su tutto questo – ieri, martedì 5 maggio - Cisint ha presentato un esposto al Commissariato Distaccato di Pubblica Sicurezza di Monfalcone. Davanti al Primo Dirigente del Commissariato Stefano Simonelli, l’eurodeputata ha dichiarato che «sarebbe consuetudine da parte di un gruppo di imprenditori bengalesi che operano su quel territorio, tentare di “corrompere” commercianti gradesi al fine di ottenere contratti di assunzione fittizi in favore dei loro connazionali». Nel verbale si apprende inoltre: «Una volta che lo straniero arriva in Italia e dopo aver pagato il mediatore e, quest’ultimo, il commerciante compiacente sparisce rendendosi “latitante” sul territorio».
Una situazione da arginare immediatamente anche per Renato Bonaldo, consigliere di Forza Italia il quale parla chiaramente di «mafia bengalese». «Un’organizzazione criminale dedita principalmente all'estorsione, al caporalato e al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina – dichiara Bonaldo - a domenica sera, dalla fine del servizio su Grado, purtroppo molti italiani accostano la nostra Isola, appunto, alla mafia». «Un metodo mafioso che è cresciuto nel tempo, grazie anche alla complicità morale di chi, anche a fronte di formali segnalazioni, si è girato dall’altra parte – continua – la mia ultima segnalazione risale proprio ad un anno fa, quando ebbi a presentare una specifica interrogazione attraverso cui proponevo al sindaco di attivarsi al fine di predisporre dei controlli misti con Carabinieri e Polizia Comunale che, nel mio intento, avrebbero dovuto vedere le Forze dell'Ordine collaborare al fine di verificare che tutti i Bangladesh presenti negli alloggi, risultassero correttamente registrati negli elenchi delle autorità comunali e di pubblica sicurezza».
Tutto ciò nell’ottica di garantire la legalità nell’Isola ed arginare un sistema che evidentemente stava diventando una prassi consolidata e pericolosa. Parziali e insufficienti, per l’esponente azzurro, le risposte del primo cittadino che «ha messo la testa sotto la sabbia e non ha voluto vedere ciò che gli ho messo davanti agl’occhi, tanto meno ha voluto provare ad arginare un sistema che da allora è cresciuto al punto di meritare l’appellativo di “sistema mafioso”». «Al sindaco resta la responsabilità morale di non aver tutelato Grado ed i gradesi, ed oggi ha la colpa del danno d’immagine che stiamo subendo – sottolinea Bonaldo - parliamoci chiaro, la situazione è seria, è maledettamente seria. Oggi per affrontarla non basta un buon chierichetto, ci vuole un uomo determinato che entri con forza e coraggio, ma soprattutto che non guardi in faccia a nulla e nessuno. In risposta al silenzio assordante del sindaco è mia intenzione chiedere al Prefetto di Gorizia di essere ascoltato quanto prima per informarlo dei diversi passaggi attraverso i quali, inutilmente, ho chiesto all’amministrazione di attivare i controlli sulle attività della comunità Bangladesh presente sull’Isola».
Sulla stessa linea anche il neo leghista Roberto Marin che parla di «irregolarità che hanno un costo sociale, una discriminante intollerabile» perché «Grado non è un terreno fertile e di conquista». Marin riferisce anche della «moschea irregolare» di viale Dante “creata” in un immobile di proprietà di un cittadino milanese che sarebbe a conoscenza dell’irregolare destinazione d’uso della proprietà. Sulla questione – consapevole che i firmatari dell’interrogazione congiunta non intendono fermarsi e, se necessario, presentare una mozione durante un Consiglio straordinario - non resta in silenzio il sindaco Giuseppe Corbatto che attraverso una nota segnala alle autorità competenti il servizio di Rete 4 assicurando che i controlli su residenze e attività commerciali «sono costanti».
«L’Ente – si legge nella nota - in accordo con le Autorità, da tempo ha messo in atto la necessaria vigilanza per garantire il rispetto delle norme, sia relativamente agli alloggi sia alle attività commerciali. Per questo, il sindaco ha inoltrato questa mattina una formale segnalazione alla Prefettura, alla Questura e al Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Gorizia. «Il servizio – prosegue il comunicato - ha indotto l’amministrazione ad attivare gli Enti competenti per rassicurare cittadini e turisti sulla percezione della sicurezza, anche per tutelare l’immagine del territorio».
Il Comune - nella missiva che verrà consegnata a tutti i consiglieri comunali durante la seduta consiliare di domani, 7 maggio, precisa che sul proprio territorio «è già in atto un’attività costante e rigorosa di controllo, condotta dagli uffici comunali e dal Corpo di Polizia Locale». Nello specifico vengono monitorate la regolarità edilizia e di tutte le attività commerciali, l’abitabilità degli alloggi, oltre alle procedure di iscrizione anagrafica e fissazione della residenza. «Il Corpo di Polizia Locale opera ordinariamente in materia di vigilanza territoriale, polizia amministrativa e commerciale, edilizia e sicurezza urbana, in costante sinergia con le altre Forze dell’Ordine» conclude il sindaco.
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