A Gorizia si riunirà il Consiglio Permamente della Cei, vescovi italiani a confronto sulla pace

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A Gorizia si riunirà il Consiglio Permamente della Cei, vescovi italiani a confronto sulla pace

Di REDAZIONE • Pubblicato il 28 Ago 2025
Copertina per A Gorizia si riunirà il Consiglio Permamente della Cei, vescovi italiani a confronto sulla pace

L’appuntamento è dal 22 al 24 settembre in via eccezionale lontano da Roma. Accolto l’invito di monsignor Redaelli.

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In un’epoca in cui i conflitti sembrano tornare a scandire l’attualità, la Chiesa italiana sceglie Gorizia come luogo simbolo per riflettere sul valore della pace e sulla capacità di riconciliazione che nasce dal dialogo. Dal 22 al 24 settembre, infatti, la città isontina ospiterà la sessione autunnale del Consiglio Episcopale Permanente, solitamente convocato a Roma ma che questa volta farà eccezione, accogliendo l’invito dell’arcivescovo Carlo Roberto Maria Redaelli. L’appuntamento radunerà una trentina di presuli: i presidenti delle quindici regioni ecclesiastiche e i responsabili delle commissioni permanenti della Conferenza Episcopale Italiana, guidata dall’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi. Un’assemblea che costituisce il cuore operativo della CEI, un vero e proprio “governo” collegiale della Chiesa italiana.

La scelta di Gorizia non è casuale: come ricordato nella nota diffusa dalla CEI, si tratta di «una terra di confine segnata dal dialogo interculturale, ecumenico e interreligioso», qualità che assumono un significato particolare nel contesto del 2025, anno in cui Gorizia e Nova Gorica saranno insieme Capitale europea della Cultura. L’ultima volta che il Consiglio episcopale si era riunito fuori dalla capitale risale al 2019, a Matera, anch’essa allora capitale culturale europea. Il programma della tre giorni prevede, tra i vari appuntamenti, martedì 23 settembre, la partecipazione di vescovi provenienti da Slovenia e Croazia, mentre in serata la piazza Transalpina ospiterà una veglia di preghiera per la pace, con la presenza dei giovani italiani e sloveni, proprio a ridosso di quel confine che per decenni ha rappresentato una barriera e che oggi è diventato luogo di incontro.

Il tema della pace è stato al centro anche del comunicato diffuso ieri, 27 agosto, dalla Presidenza della CEI. In esso i vescovi italiani hanno espresso vicinanza e sostegno ai Patriarchi di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa e Teofilo III, che hanno annunciato la loro permanenza a Gaza per «continuare a prendersi cura di tutti coloro che si troveranno nei due complessi». La CEI ha fatto proprie le loro parole, ribadendo che «non può esserci futuro basato sulla prigionia, lo sfollamento dei palestinesi o la vendetta». E ancora: «Uniamo le nostre voci a quelle di Papa Leone XIV e dei Patriarchi di Gerusalemme per invocare il dono della pace e chiedere, con determinazione, che la comunità internazionale intervenga in modo tempestivo per fermare questa barbarie, una strage insensata che sta seminando morte, distruzione e dolore».

Nella dichiarazione, la Presidenza ha invocato il rilascio di tutti gli ostaggi, il raggiungimento di un cessate il fuoco permanente, l’apertura di corridoi sicuri per gli aiuti umanitari e il rispetto del diritto internazionale, in particolare la protezione dei civili e il divieto di punizioni collettive o spostamenti forzati. Un messaggio che si intreccia in modo naturale con il senso dell’assemblea a Gorizia, città che, con Nova Gorica, è chiamata ancora di più in quest’anno dedicato alla Capitale Europea della Cultura, a testimoniare come il confine possa trasformarsi in ponte e come la preghiera possa diventare invocazione corale per un futuro libero da violenza e sopraffazione.

In foto un recente incontro del Consiglio Episcopale permanente, Foto Siciliani – Gennari/SIR

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