IL CASO
'7 Giurati di Ronchi', Dijust: «Non si riesce a fare pace con il passato»
L’esponente di Noi Moderati critica la gestione della memoria cittadina e sollecita la valorizzazione dei simboli legati ai Sette Giurati, a Guglielmo Oberdan e alla storia di Fiume.
Prosegue il dibattito sul rapporto tra Ronchi e la propria memoria storica, che inevitabilmente torna al centro dell’attenzione con l’intervento del capogruppo consiliare di Noi Moderati, Boris Dijust, che richiama episodi già noti e più volte oggetto di discussione pubblica in città. Al centro della riflessione vi è la valorizzazione dei luoghi e dei simboli legati a eventi che hanno segnato l’identità locale e nazionale. Secondo Dijust, Ronchi fatica ancora oggi a fare pienamente i conti con alcune pagine del proprio passato «A Ronchi non si riesce a fare pace con il passato e gli eventi trascorsi a qualcuno danno i brividi - afferma, sottolineando come ricordare ciò che è avvenuto - bello o brutto» faccia parte delle radici di una comunità e contribuisca a mantenerne viva l’identità.
Nel suo intervento richiama l’episodio dei Sette Giurati che, nella notte del 30 agosto 1919, in un albergo cittadino sottoscrissero l’impegno a proseguire la lotta per la causa fiumana. Ricorda inoltre che, nei mesi successivi alla Prima guerra mondiale, una parte della popolazione di Fiume si era espressa a favore dell’annessione all’Italia, posizione sostenuta dal Consiglio Nazionale Italiano di Fiume. Pur riconoscendo che in città sono stati organizzati eventi in occasione del centenario della marcia su Fiume, osserva che «verba volant, scripta manent» e che una targa commemorativa non sarebbe mai stata apposta. A suo giudizio, non si presterebbe sufficiente attenzione neppure ad altri monumenti che ricordano la storia cittadina. Cita, ad esempio, la lapide che ricorda l’arresto di Guglielmo Oberdan, oggi quasi illeggibile e collocata in uno spazio che, sostiene, non ne valorizza adeguatamente il significato. «Non proprio una bella memoria e sarebbe ora di valorizzare quell’evento della storia d’Italia realizzando un altro manufatto nella vicina Piazza Oberdan» commenta Dijust.
Nel testo emerge una critica verso quello che definisce un atteggiamento selettivo nei confronti della memoria pubblica. «Noi saremo sempre dalla parte della storia, contro i negazionisti e gli oscurantisti», scrive, dichiarandosi contrario a ogni tentativo di cancellazione o rimozione di eventi documentati. A suo avviso «i fatti documentati sono incancellabili» e non si può scegliere quali episodi ricordare e quali no. Richiamando esempi internazionali, osserva che in diversi Paesi, in seguito a cambiamenti di regime, sono stati abbattuti monumenti e simboli nel tentativo di cancellare la storia. «Niente di più sbagliato per la memoria e l’identità» sostiene il consigliere, ribadendo che la distruzione dei simboli non elimina i fatti.
Dijust ricorda inoltre il proprio voto favorevole a iniziative commemorative dedicate a Ondina Peteani e ai Sette Giurati, oltre al sostegno a una mozione in loro ricordo. Cita anche il caso di Norma Cossetto, menzionando la discussione avvenuta nel 2020 a Staranzano su una proposta di commemorazione, respinta con la motivazione che la vicenda non fosse condivisa. Nel passaggio conclusivo ribadisce che «la storia è la storia, bella o brutta quella è la nostra storia» e che Ronchi, per definirsi davvero città, dovrebbe essere capace di valorizzare tutti gli eventi che l’hanno attraversata, «volutamente o per caso». Lapidi, monumenti, archivi e simboli civici vengono indicati come strumenti fondamentali per trasmettere conoscenza alle nuove generazioni: «Un popolo senza memoria è un popolo senza storia e senza futuro - conclude - auspichiamo una politica moderata, di equilibrio e valorizzazione».
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