25 Aprile al Campo di concentramento di Visco, ricordata la liberazione dal nazifascismo

25 Aprile al Campo di concentramento di Visco, ricordata la liberazione dal nazifascismo

LA CERIMONIA

25 Aprile al Campo di concentramento di Visco, ricordata la liberazione dal nazifascismo

Di Paola Cistriani • Pubblicato il 25 Apr 2026
Copertina per 25 Aprile al Campo di concentramento di Visco, ricordata la liberazione dal nazifascismo

«Sembra confinato nella storia ma è ancora vivo», ha ribadito Ferruccio Tassin. Dedicata una targa a Milan Škrlj.

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Sotto il sole della mattina di oggi, 25 aprile, i cancelli dell’ex campo di concentramento fascista di Visco si sono aperti per un momento di ricordo. L’evento, promosso dalla Associazione Internazionale “Terre sul Confine” di Visco, con l’adesione di “Amîs da Mont Quarine” da Cormons, Associazione Culturale “I Scussons” da Romans d’Isonzo, Associazione Culturale “Tra Storia e Memoria” da Aiello del Friuli e infine l’Associazione del Battaglione Logistico “Pozzuolo del Friuli” Caserma Sbaiz Visco, ha visto anche la numerosa partecipazione di cittadini, di autorità regionali e locali, tra cui il consigliere regionale Francesco Martines e l'assessore di Palmanova Monica Catalfamo. La coordinazione dell’evento è stata a cura di Ferruccio Tassin, con la collaborazione di Claudio Simeon.

In occasione della Festa della Liberazione si è voluto far luce su un passato, quello dello «sconosciuto campo di Visco», e delle persone che lo hanno attraversato e ne sono rimaste segnate. Nei suoi secoli di storia questo spazio di poche centinaia di metri di terra è stato testimone di numerose vicende correlate al confine, tra Regno d’Italia e impero d’Austria, e le relazioni positive e negative tra i popoli. Nel 1915 vede l’occupazione italiana, e lo spazio fu destinato a ospedale tendato per poi diventare un deposito di artiglieria nel dopoguerra. Nel 1920 queste terre vengono annesse all’Italia, e nel 1941 si trasforma in una caserma, con reparti di mascalcia a supporto della cavalleria che operava in Jugoslavia – attaccata dall’Italia fascista nell’aprile dello stesso anno.

È con l’inizio dell’anno 1943 che questo spazio enorme viene convertito in un campo di concentramento, parte di un’operazione di snazionalizzare la Slovenia, ma vennero anche internati serbi, croati, bosniaci e montenegrini, tra famiglie e sospetti resistenti. Nonostante la breve attività del campo, terminata l’8 settembre 1943, questo vide fino a 4.500 prigionieri. Nel secondo dopoguerra diventa caserma alla disponibilità delle forze dell’ordine, fino alla sua chiusura nel 1996, per passare sotto la gestione del Comune di Visco nel 2001.

«Il campo sembra confinato nella storia, ma è ancora vivo» sono tra le parole con cui Tassin ha invitato all’impegno di riconoscere l’importanza che spetta a questo luogo e al ricordo delle persone che ci sono passate. Tassin ha voluto inoltre commemorare la figura del dottor Milan Škrlj, rinchiuso nel 1943 e morto ultraottantenne a Lubiana, e di Vice Franić, deceduto nel campo. «L’importanza di questo posto sta sia nel segno che ha lasciato sulle persone che ci sono passate, ma anche per la sua posizione sul confine e nel fatto che il cuore logistico sia rimasto pressoché intatto». Lo stesso Škrlj è ritornato più volte a Visco in visita al campo, e ricordava ancora la baracca dove visse per qualche tempo, tanto che ne diede anche un nitido disegno. A Škrlj è stata dedicata un momento di interpretazione di alcuni scritti da parte dell'attore Giorgio Monte. La mattinata si è conclusa con la lettura di alcuni versi del poeta Giovanni Minut, e l’invito a ritornare l’8 settembre, in onore della chiusura del campo di Visco, per mantenerne ancora viva la memoria. 

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