Una 26enne di Medea tra le studentesse chiamate a ridisegnare gli spazi del carcere di Udine

Coinvolte le università di Udine e Trieste

Una 26enne di Medea tra le studentesse chiamate a ridisegnare gli spazi del carcere di Udine

Di Timothy Dissegna • Pubblicato il 17 Dic 2020
Copertina per Una 26enne di Medea tra le studentesse chiamate a ridisegnare gli spazi del carcere di Udine

Coinvolte cinque dottorande per creare nuovi spazi di semilibertà per i detenuti. Il progetto sarà poi esposto alla cittadinanza.

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C'è anche una studentessa di Medea tra le cinque dottorante in Architettura che si occuperanno di recuperare gli spazi dismessi nella casa circondariale di via Spalatato, a Udine. Si tratta di Patrizia Cannas, 26 anni, già dottoressa presso il polo universitario giuliano di Gorizia e attualmente iscritta al PhD in Ingegneria civile ambientale e architettura, corso interateneo tra Udine e Trieste. Insieme a lei, le colleghe Linda Roveredo, Ambra Pecile, Martina Di Prisco e Valentina Rodani. L'obiettivo è dare nuova vita a un'area di 1.200 metri quadrati, distribuiti all’interno di un’ex caserma affianco al penitenziario e alcuni sottotetti tutt'oggi mai utilizzati.

A coordinare il progetto sono i docenti Giovanni La Varra (Udine) e Giuseppina Scavuzzo (Trieste). "Andremo a ridisegnare gli spazi interni - spiega Cannas -, con modalità e approcci 'innovativi', ossia uno studio architettonico che non sia una semplice applicazione di normative esistenti ma anche con un ragionamento più ampio, che abbraccia il rapporto tra il corpo e l'edificio". Il gruppo ha iniziato a lavorare da circa un mese, per il momento con degli incontri in videoconferenza per fare il punto della situazione e capire il tema nel suo complesso. Ad oggi, infatti, "non siamo potuti entrare nella struttura, gli appuntamenti che avevamo fissato per dicembre sono stati rinviati all'inizio del prossimo anno".

Nel frattempo, però, si sono tenute tre giornate di workshop, con dei seminari aperti a esperti del settore in tutte le sue sfumature: da Franco Corleone, ex sottosegretario alla Giustizia, a Roberta Casco, presidente dell'associazione Icaro, che da anni si batte per il reinserimento sociale delle persone detenute. E poi molte altri ancora, archietti e non. "Abbiamo fatto una panoramica generale - prosegue la studentessa - su quello che è lo stato attuale dell'arte e dei suoi possibili sviluppi futuri". Per quanto riguarda le scadenze del progetto, ancora non c'è una deadline, essendo questo un ambiente molto delicato e i tempi buricratici abbastanza lunghi.

Non di meno, però, adesso "l'intenzione è quella di fare il sopralluogo e, successivamente, potremo fare anche una presentazione pubblica delle idee che nasceranno". Il cronoprogramma degli eventuali interventi non è ancora noto, anche perché poi questo sarà legato alla disponibilità economica del dicastero, ma in ogni caso la speranza è che tutto ciò non rimanga sulla carta. La tematica sta molto a cuore a Cannas, che già per la sua tesi di laurea si è interessata alla situazione carceraria di Trieste: "Avevo trattato gli spazi del cortile e interni, con un approccio teorico ma anche operativo, cercando di trovare delle soluzioni realizzabili per affrontare l'emergenza in quel contesto".

"C'è molto bisogno di ripensare certi spazi - sottolinea la 26enne - legati alla collettività, che molto spesso convergono in situazioni di segregazione. Oltre alle carceri ci sono anche i centri migranti, tutte quelle realtà del vivere collettivo che hanno necessità di un'evoluzione, perché fanno ormai parte delle emergenze contemporanee. Bisogna prenderne atto e affrontarle". A Udine, nello specifico, è emersa l'idea di un luogo dove i detenuti possono trascorrere 48 ore con i parenti, che diventerebbe uno dei pochi nel suo genere in Italia. A contattare gli atenei è stato lo stesso Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.


Nella foto: Patrizia Cannas in occasione dei Piran Days of Architecture 2019 svoltisi a Portorose.

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