IL ROMANZO
ÈStoria, la friulana Greta Sclaunich racconta il terremoto del 1976 alle nuove generazioni
La giornalista del Corriere della Sera ripercorre i tragici eventi che hanno fatto conoscere il Friuli nel mondo. La storia ispirata a quella di un sopravvissuto che si è ritrovato ne 2016 ad Amatrice.
Cinquantanove secondi di paura, cinquantanove secondi che hanno rappresentato uno spartiacque e hanno contribuito, pur nella tragicità dei fatti, a far conoscere Gemona, il Friuli e la determinazione della sua popolazione nel mondo. È dedicato al terremoto del 1976 il nuovo libro di Greta Sclaunich “La notte in cui la terra tremò” (edito da Il Battello a Vapore), racconto destinato ai ragazzi di un evento che ha cambiato la fisionomia del territorio e le vite delle persone.
Fra i primi eventi dell’edizione èStoria 2026, la presentazione si è inserita nell’ambito del progetto “éStoria School. Oggi interrogo!” che ha visto la partecipazione di alcune classi della scuola media Ascoli di Gorizia accompagnati, fra le altre, dalla docente di Lettere Barbara Sturmar che ha dialogato con la giornalista, originaria di Villesse ma da tempo trapiantata a Milano dove lavora per il Corriere della Sera.
Come per il precedente volume “Le foibe spiegate ai ragazzi” l’autrice ha voluto rivolgersi direttamente ai più giovani per narrare in entrambi i casi un episodio della memoria collettiva che ha profondamente inciso sulla popolazione della regione e ha visto il dramma di persone che perdono le proprie radici e le proprie case. «Non so se sia dovuto alla necessità personale di elaborare la mia lontananza da casa» ha ammesso Sclaunich, marcando più volte durante la presentazione la sua necessità intima di sentirsi friulana e continuare ad alimentare questo legame con la sua terra.
Il romanzo si muove fra la realtà e la sua rivisitazione non solo in chiave narrativa ma anche legata al desiderio della giornalista di creare un filo rosso con eventi naturali più vicini nel tempo come il terremoto di Amatrice di dieci anni fa, due episodi intimamente connessi per la solidarietà che hanno sollevato e che ha valicato i limiti nazionali. A unire Gemona con Amatrice è il protagonista della storia è Leo che, appena dodicenne, perde parte della famiglia e la propria casa ma non dimentica l’aiuto rivolto dai volontari nel tentativo di ricostruire ciò che l’Orcolat ha divorato.
E così, una volta cresciuto, Leo entra a far parte della Protezione Civile per cercare di confortare chi è stato toccato da tragedie simili alla sua, nel tentativo di colmare quel senso di colpa che ancora divora Giuseppe Turchetti, l’uomo che ha ispirato il romanzo e a cui la giornalista ha dedicato un’intervista rintracciabile sui canali social del Corriere della Sera in occasione dell’anniversario del terremoto.
L’Aquila, Mirandola e Amatrice sono i luoghi in cui Giuseppe/Leo ha portato la propria esperienza e umanità. Ma, nel romanzo, protagonista è soprattutto il Friuli con le sue tradizioni, la sua lingua e i ricordi d’infanzia dell’autrice che, al titolo di ogni capitolo, ha voluto affiancare il disegno delle rondini che le ricordano la capacità di gioire delle piccole cose. Difficoltà che però vengono sempre illuminate dalla speranza simboleggiata dal campanile intatto visibile sulla copertina realizzata da Alida Pintus.
Gli ultimi venti minuti della presentazione è scattato il momento “Oggi interrogo!” durante il quale Greta Scalunich è stata “chiamata alla cattedra” dai ragazzi presenti che l’hanno travolta con domande sul suo percorso professionale, sui ricordi personali e sulle peculiarità della regione che tanto ama e che sta tramandando, nelle sue tradizioni e nella lingua, anche a sua figlia.
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