Venti spedizioni in Siberia alla scoperta della tundra artica: ecco l’ultimo viaggio estremo di Adalberto Buzzin

Venti spedizioni in Siberia alla scoperta della tundra artica: ecco l’ultimo viaggio estremo di Adalberto Buzzin

L’INTERVISTA

Venti spedizioni in Siberia alla scoperta della tundra artica: ecco l’ultimo viaggio estremo di Adalberto Buzzin

Di Mattia Zucco • Pubblicato il 25 Gen 2026
Copertina per Venti spedizioni in Siberia alla scoperta della tundra artica: ecco l’ultimo viaggio estremo di Adalberto Buzzin

Dalla Russia europea alla penisola di Kola, passando per Murmansk e Mosca, l'esploratore cormonese rientrato oggi racconta l'ultima spedizione nel Grande Nord.

Condividi
Tempo di lettura

Per Adalberto Buzzin la Siberia non è solo una destinazione sulla carta geografica: è una dimensione dell'esistenza, un richiamo che non conosce sosta. Tornato da poco dalla sua ventesima spedizione nelle regioni più remote e settentrionali della Russia, l'esploratore di Cormons porta con sé nuovi racconti e la conferma di un legame viscerale con uno dei territori più estremi del pianeta.

«Siamo partiti da Istanbul, poi Mosca», racconta. «Ma non ci siamo fermati: con un amico di sempre abbiamo puntato dritti verso nord». Da Mosca, il viaggio è proseguito in treno fino ad Arcangel'sk, storico porto sul fiume Dvina Settentrionale e porta d'accesso alla Via del Mare Bianco. Una città dal clima subartico spietato: inverni interminabili a temperature polari, estati che durano un battito di ciglia.

Da lì, l'itinerario ha toccato Murmansk, una delle metropoli più grandi oltre il Circolo Polare Artico. Grazie alle correnti del Golfo, il suo porto rimane libero dai ghiacci dodici mesi l'anno, un'eccezione preziosa in quelle latitudini. «Murmansk è viva, interessante, ma carissima», spiega Buzzin. «Dopo la visita, abbiamo noleggiato un'auto e ci siamo addentrati per circa 150 chilometri nella tundra artica».

Dove il freddo detta legge

Entrare nella tundra significa sottomettersi alle regole spietate della natura. La penisola di Kola, che occupa gran parte della regione di Murmansk, è un territorio vastissimo quasi interamente racchiuso entro il Circolo Polare Artico. I paesaggi mutano dalle foreste di conifere e dalla taiga delle zone meridionali alla tundra nuda e aspra del Nord più estremo.

«La tundra non concede nulla», racconta Buzzin. «È dura, spigolosa, senza mezze misure. Le temperature scendono fino a -45°C e il freddo diventa l'unico padrone». Qui ogni movimento richiede attenzione millimetrica, ogni strumento va protetto con cura. «Devi respirare solo dal naso, mai dalla bocca, che va tenuta coperta. Anche un filo d'umidità può mandare in tilt l'elettronica: la mia macchina fotografica non ha resistito».

Spingersi così a nord è una sfida che mette alla prova corpo e mente. «In certi tratti non puoi permetterti di spegnere il motore dell'auto: deve girare sempre, senza sosta. Ci sono distese di 500 chilometri dove non c'è assolutamente nulla — nessun centro abitato, nessun punto d'appoggio». La pianificazione logistica diventa vitale, soprattutto quando si noleggia un veicolo in un paese dove ogni danno va saldato all'istante. «Per fortuna questa volta è andato tutto liscio».

Incontri indelebili

Ogni spedizione lascia un sedimento di immagini e sensazioni, ma alcuni incontri restano impressi più di altri. «A Murmansk ho parlato con un militare russo che è stato al fronte in Ucraina», racconta Buzzin. «Un incontro che mi ha scosso. Ti mette di fronte alla dimensione umana di vicende che altrimenti conosci solo attraverso gli schermi».

Altri momenti nascono dall'ordinario straordinario di chi vive in condizioni estreme. «Sul treno, con -35°C esterni, un uomo di etnia Pomori — gli abitanti storici della penisola di Kola — è sceso per fumare… in pantaloncini e maglietta. Noi lo guardavamo increduli, lui impassibile».
Questi incontri restituiscono la complessità autentica delle comunità artiche: non stereotipi di gelo e isolamento, ma vite concrete fatte di adattamento quotidiano, resilienza silenziosa e una cultura profondamente ancorata al territorio.

La Siberia vera

Buzzin conosce bene anche la Russia delle metropoli. «Mosca e San Pietroburgo sono spettacolari: moderne, ricche di servizi, con un'ospitalità che sorprende chi arriva la prima volta».

Ma è quando ti spingi oltre che attraversi davvero la soglia di un altro mondo, dove clima, distanze e natura impongono regole ferree. «Fino agli Urali sei ancora in Russia. Oltre, entri in Siberia vera», spiega. «Poi c'è il Bajkal, uno dei laghi più profondi e antichi della Terra, e ancora più a est l'Estremo Oriente russo: Vladivostok, la Kamčatka».

Nel corso degli anni, Buzzin ha imparato a distinguere la realtà dai luoghi comuni. Ha scoperto che, contrariamente a molte voci, lungo le vie del Grande Nord esiste una solidarietà profonda tra chi viaggia, e che chi guida o vive in queste terre impossibili sa offrire assistenza e ospitalità autentiche.

Il richiamo che non si spegne

Alla domanda su cosa continui a spingerlo verso territori così proibitivi, la risposta è immediata: «Dove vado io il turismo non esiste. Trovo la purezza assoluta della natura, il silenzio che riempie, l'essenzialità. È questo che mi affascina». E il futuro è già nei pensieri. «Mi manca ancora Noril'sk, una città quasi off-limits per gli stranieri a causa delle basi militari. Non è "bella" in senso convenzionale: è industriale, severa, ostile. Ma ha un'atmosfera sospesa, fuori dal tempo, che merita di essere vissuta».

Dopo venti spedizioni, la Siberia continua a esercitare il suo magnetismo inarrestabile. E Adalberto Buzzin, ancora una volta, sembra pronto a rispondere alla chiamata.

Rimani sempre aggiornato sulle ultime notizie dal Territorio, iscriviti al nostro canale Telegram, seguici su Facebook o su Instagram! Per segnalazioni (anche Whatsapp e Telegram) la redazione de Il Goriziano è contattabile al +39 328 663 0311.

Articoli correlati
...
Occhiello

Notizia 1 sezione

...
Occhiello

Notizia 2 sezione

...
Occhiello

Notizia 3 sezione

×