IL DISCO
‘Un altro mare’, il ritorno a Gorizia di Alessandro Arbo passa dalla musica
Quattordici brani nati a Strasburgo insieme alle figlie e costruiti tra Michelstaedter, Biagio Marin, memoria e cultura mitteleuropea. Un viaggio musicale alle radici della città.
È nato a Strasburgo, lontano dal mare e ancora più lontano, geograficamente, da Gorizia. Eppure dentro ‘Un altro mare’, il disco pubblicato nel 2026 da Alessandro Arbo, ci sono il mare, Gorizia, il Carso e quella particolare cultura mitteleuropea che continua a riaffiorare nella memoria. Ci sono soprattutto due poeti profondamente legati a questo territorio, Carlo Michelstaedter e Biagio Marin, insieme ai versi dello stesso Arbo. Quattordici brani, dieci canzoni e quattro composizioni strumentali, nati inizialmente quasi per gioco e diventati progressivamente un progetto musicale più ambizioso.
«Musicalmente sono partito per fare musica assieme alle mie figlie, poi ho pensato che il progetto poteva essere più ambizioso», racconta. Da quel primo nucleo familiare è iniziata una ricerca che ha progressivamente allargato i propri confini. Il tema scelto è quello del mare, un elemento che potrebbe sembrare lontano dalla quotidianità di Strasburgo, ma che diventa proprio per questo un luogo ideale della memoria, dell'immaginazione e dell'identità. «Il tema è il mare, che a Strasburgo non c'è, all'interno del quale si innestano vari autori che per me sono importanti: Michelstaedter, Biagio Marin, cultura mitteleuropea e atmosfere che viviamo nel nostro territorio», prosegue.
Il titolo stesso contiene uno dei fili principali del progetto: Un altro mare è un verso tratto da I figli del mare, una delle ultime poesie di Michelstaedter, ma è anche il titolo del romanzo di Claudio Magris dedicato a Enrico Mreule. Il mare diventa così un punto d'incontro tra letteratura, filosofia, musica e storia di un territorio di confine.
Michelstaedter e Marin vengono affrontati in modo diverso. Due brani sono costruiti sui versi del filosofo goriziano, quattro su quelli del poeta gradese, mentre gli altri testi sono firmati dallo stesso Arbo. Nel caso di Marin, la sfida musicale è stata soprattutto quella di confrontarsi con una poesia estremamente breve. «Biagio Marin è molto musicabile, ha questa unione di leggerezza e profondità. Ci sono stati vari musicisti che, con vari stili, lo hanno musicato: ha un verso molto musicale».
Il problema, semmai, è la lunghezza. Le poesie più tarde di Marin, quelle nelle quali il paesaggio marino diventa progressivamente qualcosa di più astratto e metafisico, tendono alla brevità. Trasformarle in canzone significa quindi trovare una forma musicale capace di rispettarne la sintesi senza dilatarne artificialmente il significato.
Un'altra strada è stata percorsa con Michelstaedter. «La difficoltà era rendere la metafisica meno pesante di come l'aveva posta il poeta». Arbo ha cercato anche di far emergere aspetti ironici e meno solenni della sua scrittura, come accade in Il piacere, dove il tema assume una dimensione più direttamente esistenziale. Perché, alla fine, il mare di Un altro mare non è soltanto quello della poesia. È anche una metafora della vita.
«Nel mare c'è sia l'abbandono che il desiderio, la furia del mare, come saper affrontare con energia la difficoltà e trovare la forza per accettare questa sfida della vita che ti impone ogni giorno». Il mare diventa allora anche il luogo del confronto con il dolore. Una condizione inevitabile dell'esistenza che può essere affrontata, secondo Arbo, cercando la forza necessaria per attraversarla. È soprattutto in Il piacere che questa dimensione assume un significato più esplicitamente filosofico.
Dalla filosofia alla musica
È un passaggio che non sorprende se si guarda al percorso dello stesso Arbo. Nato a Gorizia nel 1963, filosofo e musicologo, oggi è professore ordinario di estetica musicale all'Université de Strasbourg. La sua formazione è divisa tra filosofia e musica: nel 1987 si laurea in filosofia all'Università di Trieste, con una tesi dedicata a Theodor W. Adorno, e nello stesso anno consegue il diploma di pianoforte al Conservatorio “Giuseppe Tartini”. Nel 1997 ottiene il dottorato in ermeneutica filosofica all'Università di Torino.
La sua ricerca accademica si è sviluppata attorno all'estetica musicale, alla filosofia dell'ascolto, all'identità dell'opera musicale e al rapporto tra composizione, esecuzione e registrazione. Ma accanto alla ricerca teorica è rimasto costante il rapporto con la propria terra.
Arbo ha infatti dedicato importanti studi alla musica e alla cultura goriziana, tra cui Musicisti di frontiera. Le attività musicali a Gorizia dal Medioevo al Novecento, pubblicato nel 1997. E proprio a Michelstaedter ha dedicato una biografia, anch'essa pubblicata nel 1996 e successivamente riproposta, che nel 1997 ottenne la selezione del premio “Giovanni Comisso”. È quindi una figura che porta dentro Un altro mare una conoscenza del territorio maturata tanto attraverso l'esperienza personale quanto attraverso anni di ricerca.
Un disco nato tra Strasburgo e Gorizia
Il paradosso, come detto, è che il disco è stato scritto e musicato lontano da Gorizia. «Tutto è stato musicato e scritto lontano da qui, a Strasburgo». Le quattordici registrazioni sono state realizzate progressivamente, soprattutto a casa, con la strumentazione di Arbo. Soltanto le parti di percussioni hanno richiesto un'ulteriore registrazione. Arbo è presente alla voce, alla chitarra, al pianoforte, all'armonica a bocca e alle tastiere. Con lui ci sono le figlie Claire Arbo, al violino e all'ukulele, e Juliette Arbo al violino.
Al progetto hanno collaborato anche Arturo Ciotta, alla chitarra Weissenborn e Dobro, con un contributo particolarmente caratterizzante sul piano sonoro, Jacopo Costa alla batteria e Giorgio Marega alla fisarmonica. Anche la parte di Marega racconta la natura transfrontaliera e a distanza del lavoro: la fisarmonica è stata registrata a Mossa e poi inviata a Strasburgo, dove è stata inserita nel disco attraverso il computer.
Una produzione costruita quindi mettendo insieme luoghi e persone differenti, ma con un centro ideale ben preciso: quel centro è Gorizia. Nel disco la città appare in una prospettiva quasi crepuscolare, come luogo della memoria più che come semplice spazio geografico. Arbo osserva il cambiamento vissuto dalla città con GO! 2025, ma allo stesso tempo ne sottolinea una caratteristica che considera preziosa.
«È una città che ha avuto una grande fiammata per il 2025, ma che è una città della memoria che ha la fortuna di essere una città fuori dal tempo, quasi museale». È una Gorizia che non ha bisogno di essere continuamente nominata per essere presente. La si ritrova nei riferimenti culturali, nei poeti, nei paesaggi, nelle atmosfere. E soprattutto in una memoria che continua a lavorare anche a distanza. «Un po' di riferimenti che si incrostano, anche se in modo latente, e che parlano dal territorio». Arbo utilizza un'immagine profondamente carsica per descrivere questo rapporto: «Un po' come il fiume carsico, come il Timavo, che esce a volte ma che resta nascosto pur esistendo». Michelstaedter e Marin, in questa prospettiva, sono parte dello stesso paesaggio culturale. «Michelstaedter è il mare ma è anche Gorizia, è partito da qui, ha respirato tanti riferimenti e Marin uguale».
«Dà voce alle cose che ho dentro»
Alla fine Un altro mare è anche un lavoro profondamente personale. Il progetto nato per fare musica con le figlie è diventato un modo per mettere in musica una parte della propria storia, della propria formazione e della propria idea dell'esistenza, che «dà voce anche alle cose che ho dentro».
Ed è probabilmente qui che il mare, Gorizia, Michelstaedter e Marin finiscono per incontrarsi davvero. Il mare è paesaggio, ma anche abbandono e desiderio; è forza e difficoltà; è memoria e distanza. Gorizia è una città reale, ma anche una città interiore che continua a riaffiorare a Strasburgo. La poesia diventa musica e la filosofia cerca una forma più leggera, capace di essere ascoltata.
Un altro mare diventa così anche una sorta di elogio della terra natìa: un viaggio che parte dal mare e arriva alla città, attraversando le parole di due autori che hanno segnato profondamente la cultura dell'area e i ricordi di un musicista e studioso che da Gorizia è partito senza mai smettere di tornarci. L'album è disponibile su Spotify. La versione fisica, realizzata inizialmente anche come regalo della moglie e delle figlie, è reperibile attraverso la LEG e online.
In foto Alessandro Arbo e sua figlia Claire durante un’esecuzione.
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