Studenti del D'Annunzio a scuola con l’ARPA per  proteggere il nostro futuro

Studenti del D'Annunzio a scuola con l’ARPA per proteggere il nostro futuro

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Studenti del D'Annunzio a scuola con l’ARPA per proteggere il nostro futuro

Di Rossana D'Ambrosio • Pubblicato il 25 Apr 2026
Copertina per Studenti del D'Annunzio a scuola con l’ARPA per  proteggere il nostro futuro

I tecnici regionali incontrano i giovani n un ciclo di lezioni sull’educazione ambientale per conoscere e monitorare.

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Quanta acqua consumiamo per bere un caffè? Quello che in un primo momento sembra un paradosso suona anche come campanello d’allarme: per una tazzina sono necessari 130 litri di acqua “indiretta” – cioè virtuale, o nascosta - mentre per produrre un chilo di caffè tostato ne vengono impiegati 18.900, in gran parte utili alla coltivazione delle piantagioni. Sono i dati presentati dai tecnici Arpa agli allievi dell’Isis “D’Annunzio” durante il corso di educazione ambientale rivolto all’indirizzo Biotecnologico, sviluppato in più lezioni e conclusosi nella giornata di ieri, 24 aprile. A renderli disponibili è anche la piattaforma Water Footprint Network, per puntare a «risolvere la crisi idrica globale promuovendo un uso equo e intelligente dell’acqua». Una rete globale che mira a stimolare processi innovativi e cambiamenti necessari a un’equa distribuzione della risorsa idrica, a supporto della comunità e della conservazione della biodiversità.

Durante le attività gli allievi sono stati suddivisi in squadre cimentandosi in tappe e quiz oltre che lezioni in aula. Essendo la nostra regione un territorio ricco di fiumi, non poteva mancare la domanda su «otto fiumi e corsi d’acqua del Friuli Venezia Giulia», oppure quella sulla linea delle risorgive. Un patrimonio idrico inestimabile dal quale spiccano i fiumi Torre, Cellina, Isonzo, Tagliamento, Timavo, Corno, Meduna o Natisone; senza dimenticare la linea delle risorgive dove i corsi d’acqua trovano un muro di argilla che li costringe a risalire in superficie. L’Arpa - Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale - è un ente complesso volto al monitoraggio, controllo e tutela ambientale. «Fra i suoi servizi rientra anche quello dell’Osmer – spiegano – ma gli ambiti che abbraccia sono diversi e molteplici». Dalla distinzione fra “meteo” e “clima” alla sorveglianza delle diverse matrici, l’obiettivo è comprendere l’effetto delle attività umane e limitare i danni all’ambiente.

A impattare sugli ecosistemi non sono soltanto gli inquinanti sversati nell’aria, nelle acque o nel suolo, ma anche quelli “invisibili” procurati dall’inquinamento acustico sottomarino, prodotto dal traffico marittimo di navi da crociera o imbarcazioni commerciali: «Le onde sonore disturbano gli organismi marini – viene spiegato - alterando il loro comportamento e mettendo a rischio la biodiversità. Alcune specie migrano, altre non sopravvivono». Impegnati fra Trieste, Gorizia, Udine e Pordenone sono circa 330 gli “angeli custodi” che vigilano sul territorio, una quarantina spalmati in attività amministrative e informatiche e la restante fetta operante in uscite nelle diverse aree. Durante le quali vengono raccolti dati elaborati con modelli matematici e infine condivisi con cittadinanza e istituzioni, in raccordo sinergico con le politiche ambientali. Un supporto indispensabile a governare in primis situazioni critiche: come gli incendi in Carso sviluppatisi fra 2022 e il 2024, quando i tecnici assicurarono il monitoraggio della qualità dell’aria fornendo ai sindaci strumenti a tutela della popolazione. Ma la sorveglianza riguarda anche l’osservazione del letto scavato dai fiumi: se in area montane massi e valli strette caratterizzano il Tagliamento, nei pressi di Forgaria e Gemona si raggiunge il chilometro di alveo fluviale. Condizione indispensabile in caso di piena, quando il fiume trova spazio senza esondare e «la natura si gestisce da sé».

La riflessione sullo stato dei fiumi è stata intercalata alla stima della così detta “impronta idrica” e all’importanza di adottare comportamenti maggiormente sostenibili. «Ridurre gli sprechi – si rimarca - preferendo prodotti meno impattanti e utilizzando le risorse con consapevolezza sono azioni fondamentali a tutela dell’ambiente». Le attività si sono infine sviluppate sul campo durante la mattinata di venerdì, quando studenti e insegnanti hanno affrontato “en plein air” il concetto dei “servizi ecosistemici”. Sulle sponde dell’Isonzo quattro squadre fra insegnanti e studenti hanno partecipato a una metaforica asta con sole trenta monete a disposizione, per aggiudicarsi il quadro migliore fra sedici opere d’arte. Fra queste, il «vivere in un luogo sicuro da rischi di alluvioni e frane», seguito dall’ «andare al mare e godere di un bel bagno in acqua pulita e senza rifiuti», «gustare buona frutta e verdura fresca di stagione», «ammirare i colori e sentire il profumo di un prato fiorito in primavera», «coltivare, avendo cura del proprio giardino e orto», o anche «godere della vista di un tramonto e un’alba in montagna oppure in riva al mare». Perché la bellezza di un panorama e la meraviglia della Natura sono beni indispensabili al benessere del genere umano, impegnato a sciupare i “servizi” o depauperarli incurante delle conseguenze.

Mentre canta il rigogolo e i germani reali prendono il volo dall’Isonzo, il tecnico racconta la storia del lago d’Aral. «Eccolo qua – mostra la foto – siamo circa nell’Ottocento». Storia di un disastro annunciato, che narra della cittadina uzbeka di Moynak, un tempo dedita alla pesca e in grado di produrre oltre 50 mila tonnellate di prodotto all’anno. A causa di politiche errate il lago svanì costringendo la popolazione ad abbandonare le terre. «Qui torna il senso dell’asta», si riflette. «Se lasciamo che la natura compia il proprio cammino si origina biodiversità. Mentre basta intaccare uno dei servizi per creare un grande problema. È stato sufficiente deviare il corso di un fiume per perdere uno dei laghi più grandi. Nel singolo albero possiamo ritrovare tantissimi servizi ecosistemici, pensate cosa comporterebbe abbatterne uno solo». Una vicenda, quella del lago fantasma, che mostra quanto delicato sia l’equilibrio degli ecosistemi e quanta importanza rivesta il preservarlo. Di qui la necessità di coinvolgere per prima i giovani, affinché diventino protagonisti attivi nella tutela dell’ambiente, consapevoli che la Natura rappresenta il dipinto più prezioso da custodire. 

(Foto, Rossana D'Ambrosio

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