LA STORIA
Straccis, la visione degli industriali Ritter e Brunner rivive in chiave ecologica: il progetto di Alberto Silvestri per un nuovo parco dell'Isonzo
La tesi magistrale riattualizza l’idea di un rapporto tra industria, acqua e territorio sviluppata dai due imprenditori. L’area tra il Pozzo Boschetta e la centrale idroelettrica potrebbe essere riconvertita in un nuovo spazio pubblico green.
C'è un tratto di Isonzo, tra Gorizia e l'isola di Straccis, dove il fiume incrocia una pagina dimenticata di storia industriale: capannoni, un pozzo, una vecchia centrale idroelettrica, resti di un'epoca in cui l'acqua era considerata motore di sviluppo civile ed economico. È da qui, da questo margine sospeso tra natura e archeologia industriale, che è partito il lavoro di tesi di Alberto Silvestri, classe 2001, originario di San Lorenzo Isontino, laureando in Ingegneria Edile e Architettura all'Università degli Studi di Trento.
Per Silvestri quella del fiume non è una scoperta a tavolino, ma la naturale prosecuzione di una passione coltivata fin da bambino. «La passione del costruire l'ho sempre avuta fin da piccolo, dalle prime costruzioni con il compensato agli oggetti di design di ora, fino a interfacciarmi con l'edilizia» racconta. Un percorso che lo ha portato prima al Pacassi di Gorizia, all'Istituto di Costruzione Ambiente e Territorio, e poi a Trento, per il corso di laurea magistrale.
Ed è proprio a chiusura di quel percorso che ha scelto di tornare, almeno idealmente, a casa. «Il legame con la mia terra l'ho sempre sentito molto forte» spiega Silvestri, «e l'ho portato a fine del mio percorso come tesi di laurea, interfacciandomi con un luogo suggestivo e soggetto a un trascorso storico tormentato, ma oggi di grande opportunità per la città e per la popolazione». Il risultato è "Il fiume e la città. Progetto per il parco urbano attrezzato dell'Isonzo a Gorizia", discusso con i relatori Claudia Battaino e Diego Misseroni, che reinterpreta il bordo fluviale goriziano trasformandolo in uno spazio dello stare e del vivere. «Laddove la città aveva insediato il proprio primo nucleo industriale, oggi dimenticato, ho voluto ridare e reinterpretare quello spazio per la città».
Il progetto lavora proprio su quel confine, quel margine tra fiume e città che per decenni è rimasto uno spazio di passaggio più che di relazione. L'obiettivo è restituire all'Isonzo il ruolo di protagonista, riattivando in chiave ecologica la visione che fu degli industriali Ritter e Brunner, valorizzando la posizione strategica dell'isola di Straccis, tra le due acque, e intercettando le previsioni di sviluppo della rete ciclabile cittadina.
Il patrimonio archeologico industriale, dal Pozzo Boschetta fino alla passerella di Straccis e alla centrale idroelettrica, diventa così il punto di partenza per uno spazio pubblico pensato in tre episodi autonomi: la Punta, dedicata all'osservazione del fiume, il Corpo Centrale, spazio ludico e di meditazione, e la Conclusione, con un'area museale dedicata alla memoria delle vicende dei Ritter-Brunner. Al centro della composizione, un elemento che cattura lo sguardo: il "padiglione della luce", una struttura interamente vetrata, dai pilastri a sezione cruciforme fino alla copertura in vetro stratificato, sottoposta a verifiche strutturali capaci di certificarne la tenuta anche in scenari estremi, tra carichi di neve, vento e la valutazione della risposta sismica.
Un progetto che guarda al passato industriale della città non per conservarlo sotto una teca, ma per restituirlo, trasformato, alla vita quotidiana di chi Gorizia la abita e la attraversa ogni giorno lungo l'argine dell'Isonzo.
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