‘Storytelling d’autore’ si chiude a Sistiana parlando di fotografia e giornalismo

‘Storytelling d’autore’ si chiude a Sistiana parlando di fotografia e giornalismo

LUNEDì 15 GIUGNO

‘Storytelling d’autore’ si chiude a Sistiana parlando di fotografia e giornalismo

Di REDAZIONE • Pubblicato il 13 Giu 2026
Copertina per ‘Storytelling d’autore’ si chiude a Sistiana parlando di fotografia e giornalismo

Alle ore 18.30 nello Spazio Cultura di Borgo San Mauro il dialogo tra la fotografa Katia Bonaventura e il giornalista Stefano Mattia Pribetti.

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Si chiude il ciclo di appuntamenti “Storytelling d’autore” del Centro studi politici economici e sociali “Sen. Antonio Rizzatti” di Gorizia e finanziati dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia nell’ambito del bando sulla figura di Giuseppe Ungaretti.

A dialogare sulla fotografia come mezzo di cronaca e di espressione, lunedì 15 giugno alle 18.30 nello Spazio Cultura di Borgo San Mauro a Sistiana, saranno la fotografa Katia Bonaventura e il giornalista Stefano Mattia Pribetti. Nel corso della serata si proverà a raccontare non solo quanto c’è dietro al lavoro pratico del giornalista ma la sua essenza più umana di “storyteller”, ovvero colui o colei che raccontano delle storie grazie alla luce.

La fotografia è, nella sua essenza più profonda, una scrittura di luce. L’etimologia stessa della parola lo rivela: dal greco phōs (luce) e graphé (scrittura, segno), fotografare significa incidere il mondo attraverso la luce, trasformare un istante fugace in una traccia destinata a rimanere. Ogni immagine è il risultato di questo dialogo silenzioso tra la realtà e lo sguardo umano: non una semplice riproduzione del visibile, ma un atto interpretativo che seleziona, esclude, illumina e racconta. La fotografia diventa così un linguaggio universale, capace di fermare il tempo e di consegnare alla memoria ciò che altrimenti sarebbe destinato a svanire.

Nella cronaca giornalistica questa “scrittura di luce” assume un valore ancora più profondo. Lo scatto non documenta soltanto un fatto, ma restituisce il volto umano della notizia, dando forma alle emozioni, alle attese, alle gioie e ai dolori che attraversano la vita delle persone. Dietro ogni fotografia c’è infatti il fotografo, testimone e narratore insieme, che osserva il mondo attraverso la lente e lo traduce in racconto visivo. Il suo sguardo non è mai neutrale: cerca dettagli, coglie espressioni, individua frammenti di verità che spesso sfuggono all’occhio distratto. Per questo ogni immagine di cronaca è anche un autoritratto invisibile di chi l’ha realizzata, un incontro tra la realtà osservata e la sensibilità di chi ha scelto il momento esatto in cui la luce potesse trasformarsi in memoria.  

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