I contributi per le attività extracurriculari complementari
Servizi scolastici integrati a Turriaco, Pieri: «Misura giusta ma risorse insufficienti»
La gran parte dei costi resta in carico ai Comuni e la domanda delle famiglie è cresciuta molto. «Fondi inadeguati rispetto ai progetti presentati».
L’obiettivo era ed è ritenuto condivisibile dalla locale amministrazione comunale: ampliare il tempo scuola attraverso servizi di pre-accoglienza, post-scuola e tempo integrato pomeridiano, aiutando concretamente le famiglie a conciliare gli orari scolastici con quelli di lavoro. È quanto previsto dalla legge regionale 14 del 2025 che ha introdotto il sostegno ai servizi integrati extracurricolari e che la Regione stessa presenta come uno strumento finalizzato a una migliore conciliazione dei tempi di vita e di lavoro delle famiglie. Ora, però, con il primo riparto per l’anno scolastico 2026-2027, è possibile valutare concretamente l’impatto finanziario della misura.
Le domande presentate sono state 57, di cui 55 risultate finanziabili. La dotazione disponibile per il 2026 è pari a 2 milioni di euro, mentre il decreto del 17 settembre dispone complessivamente la prenotazione di 1.931.099,55 euro. «Il dato positivo – commenta Nicola Pieri, sindaco di Turriaco – è che i Comuni e le scuole hanno risposto con convinzione. Significa che questi servizi servono davvero e che intercettano un bisogno concreto delle famiglie. Il dato problematico è che le risorse messe a disposizione sono molto lontane, in numerosi casi, dai costi dei progetti presentati».
Il decreto regionale prevede infatti un riparto basato per il 30% su una quota uguale per tutti i beneficiari e per il 70% sul numero degli alunni coinvolti, attribuendo un peso doppio al tempo integrato pomeridiano rispetto a pre-accoglienza e post-scuola. Il risultato è che solo in alcuni casi il contributo arriva a coprire integralmente la spesa ammissibile, mentre in molti altri la distanza è considerevole. A titolo di esempio, Gorizia aveva indicato una spesa ammissibile di 364.569,19 euro e riceve 38.694,96 euro; Monfalcone, a fronte di 120mila euro richiesti, riceve 12.736,50 euro.
La situazione riguarda direttamente anche Turriaco. Il Comune partecipa all’accordo di rete con San Canzian d’Isonzo, capofila, e Grado, nell’ambito dell’Istituto comprensivo “Dante Alighieri - Marco Polo”. Per il progetto di rete il decreto regionale riporta una spesa ammissibile di 149.071,01 euro e un contributo assegnato di 22.843,73 euro, pari a poco più del 15% della richiesta.
«A Turriaco il servizio è già partito e la risposta delle famiglie è stata molto positiva. Non abbiamo costruito un progetto particolarmente complesso o costoso: il doposcuola è affidato a una cooperativa che accompagna i bambini nello svolgimento dei compiti e nell’apprendimento della lingua inglese, mentre abbiamo scelto di coinvolgere anche le associazioni del paese per proporre laboratori artistici, musicali e sportivi. È esattamente quella valorizzazione delle risorse educative del territorio prevista dalla stessa normativa regionale» continua il primo cittadino.
La legge, infatti, comprende espressamente tra le attività finanziabili il potenziamento e recupero scolastico, il rafforzamento delle lingue straniere, i laboratori musicali e artistici e le attività ludico-motorie e sportive, prevedendo anche la valorizzazione delle associazioni e delle altre realtà educative presenti sul territorio.
«Una parte del costo, inoltre, rimane già in capo alle famiglie, a partire dal servizio mensa. Ciò nonostante, con un contributo regionale di queste dimensioni, la parte prevalente dell’impegno economico necessario a garantire il servizio dovrà essere sostenuta dai bilanci comunali. Ed è qui che emerge la contraddizione: la misura è valida, il bisogno è reale, i Comuni hanno organizzato i servizi, le famiglie hanno aderito, ma il finanziamento del primo anno non è proporzionato alla domanda emersa dai territori» rende noto Pieri. Il Comune di Turriaco prende positivamente atto dell’annuncio dell’assessore regionale Alessia Rosolen, che il 18 settembre ha anticipato nuovi criteri e risorse aggiuntive per il bando relativo all’anno scolastico 2027-2028.
«È un impegno che accogliamo con favore e che auspichiamo possa tradursi in uno stanziamento significativamente più consistente ma il problema esiste oggi. I servizi sono già partiti, le famiglie li utilizzano adesso e i Comuni devono sostenerne i costi già nei prossimi mesi. Parliamo peraltro di una Regione che nell’assestamento di bilancio 2026 ha movimentato complessivamente 1,07 miliardi di euro. Per questo riteniamo legittimo chiedere che a una politica pubblica considerata strategica per la conciliazione tra famiglia e lavoro corrispondano risorse adeguate alla sua effettiva attuazione» rileva il sindaco.
«La legge ha individuato correttamente il problema e ha indicato una strada interessante. Ma tra gli obiettivi annunciati e le risorse effettivamente arrivate ai territori c’è, in questa prima applicazione, una distanza troppo grande. Se vogliamo dirlo con un’espressione semplice: per questo primo anno, la montagna ha partorito il topolino. Ora ci aspettiamo che la Regione intervenga per mettere i Comuni nelle condizioni di trasformare una buona norma in un servizio realmente sostenibile nel tempo» conclude Pieri.
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