Tornano le province, il Senato approva la riforma dello Statuto

Tornano le province, il Senato approva la riforma dello Statuto

Il voto

Tornano le province, il Senato approva la riforma dello Statuto

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 21 Gen 2026
Copertina per Tornano le province, il Senato approva la riforma dello Statuto

Con 110 voti favorevoli, 50 contrari e tre astensioni, via libera definitivo alla revisione dell'impianto giuridico. Il Consiglio regionale dovrà ora definire funzioni e modalità di elezione. Le reazioni della politica locale.

Condividi
Tempo di lettura

Con 110 voti favorevoli, 50 contrari e tre astensioni, l’aula del Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge costituzionale di riforma dello Statuto di autonomia del Friuli Venezia Giulia, giunto al quarto e ultimo passaggio parlamentare. Il provvedimento reintroduce le Province, configurate come enti di area vasta, e segna una svolta nell’assetto istituzionale regionale a dieci anni dalla loro soppressione.

A sostenere la riforma sono stati i gruppi della maggioranza di centrodestra. In Aula hanno espresso voto favorevole Marco Dreosto per la Lega, Francesca Tubetti per Fratelli d’Italia e Pierantonio Zanettin per Forza Italia. Favorevole anche Alleanza Verdi e Sinistra, con l’intervento di De Cristofaro. Si sono invece espressi contro il Partito Democratico, con Tatjana Rojc, e il Movimento 5 Stelle, con Stefano Patuanelli, mentre Italia Viva si è astenuta.

La legge, di iniziativa del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, stabilisce il ripristino degli enti intermedi e demanda alla Regione, attraverso una successiva legge regionale, la definizione delle funzioni e delle modalità di elezione degli organi provinciali. Un punto fermo è rappresentato dall’elezione popolare degli organi stessi. Il testo introduce inoltre modifiche alla disciplina del referendum confermativo sulla legge elettorale e sulla forma di governo regionale e fissa in modo stabile a 49 il numero dei consiglieri regionali, che finora variava in base alla popolazione.

«Il voto di oggi in Senato non è solo una concreta attuazione dell’autonomia del Friuli Venezia Giulia, ma la conclusione di un percorso iniziato da tempo, che risponde a una richiesta precisa del territorio», ha commentato il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli. «Enti locali di raccordo tra Comuni, Regioni e Stato sono fondamentali per dare risposte efficaci in un Paese caratterizzato da territori molto diversi». Il ministro ha auspicato che l’esperienza friulana possa rappresentare «uno spunto per far ripartire a livello nazionale la riforma delle Province e il ripristino dell’elezione diretta».

Soddisfazione è stata espressa anche dal presidente della Regione Massimiliano Fedriga. «L’approvazione del disegno di legge costituzionale segna il coronamento di un impegno preso con la comunità regionale», ha dichiarato, sottolineando come si tratti di un percorso fortemente voluto dall’Amministrazione. «Dopo dieci anni dalla soppressione delle Province, il Friuli Venezia Giulia si appresta a ripristinare enti di area vasta elettivi. È un principio cardine della nostra visione: chi gestisce funzioni e servizi deve rispondere direttamente ai cittadini».

Nel dibattito parlamentare, Fratelli d’Italia ha rivendicato il significato politico della riforma. La senatrice Francesca Tubetti ha definito la soppressione delle Province «una delle più gravi operazioni di ingegneria istituzionale dell’ultimo decennio», nata, a suo avviso, da un calcolo politico legato a una riforma costituzionale poi bocciata dal referendum del 4 dicembre 2016. «Non una riforma strutturale, ma un atto ideologico», ha affermato, sostenendo che la revisione dello Statuto consenta ora di «rimettere ordine dopo anni di confusione istituzionale».

Sulla stessa linea il centrodestra regionale. Il consigliere Diego Bernardis, presidente della V Commissione del Consiglio regionale, ha parlato di una «ferita istituzionale che viene finalmente sanata», sottolineando come il ritorno alla Provincia elettiva rappresenti «una garanzia dei principi democratici e della partecipazione popolare», soprattutto in settori strategici come edilizia scolastica e viabilità. Bernardis ha ringraziato il ministro Calderoli e il presidente Fedriga, indicando nel Consiglio regionale il prossimo snodo per definire competenze e modalità di voto.

Di segno opposto le reazioni dell’opposizione. Il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Diego Moretti, ha definito il ripristino delle Province «un passo indietro che non aiuterà i Comuni a superare le difficoltà attuali». Secondo Moretti, la Regione dovrebbe concentrarsi su priorità come la crescita economica, la sanità e il sostegno alla manifattura, anziché introdurre nuovi livelli di governo. «In una regione con 1,2 milioni di abitanti – ha affermato – sarebbe sufficiente un sistema snello basato su Regione e Comuni. Il rischio è quello di aggravare ulteriormente la carenza di personale negli enti locali e di svuotare gli organici dei municipi».

Con il voto di Palazzo Madama si chiude dunque la fase parlamentare della riforma. Ora la partita si sposta a Trieste, dove il Consiglio regionale sarà chiamato a tradurre il nuovo impianto statutario in norme operative, definendo ruolo, competenze e modalità di elezione delle future Province.

Rimani sempre aggiornato sulle ultime notizie dal Territorio, iscriviti al nostro canale Telegram, seguici su Facebook o su Instagram! Per segnalazioni (anche Whatsapp e Telegram) la redazione de Il Goriziano è contattabile al +39 328 663 0311.

Articoli correlati
...
Occhiello

Notizia 1 sezione

...
Occhiello

Notizia 2 sezione

...
Occhiello

Notizia 3 sezione

×