La giornata
San Rocco, festa patronale nel segno della carità: il Premio Mattone su Mattone a Maurino Meden
La celebrazione presieduta dall’arcivescovo Giampaolo Dianin si chiude con il riconoscimento alla famiglia Meden per oltre 25 anni di volontariato nella cura degli immobili parrocchiali.
Una comunità numerosa ha partecipato oggi, 16 agosto, alla celebrazione eucaristica nella parrocchia di San Rocco a Gorizia, in occasione della festa patronale. A presiedere la liturgia è stato l’arcivescovo metropolita monsignor Giampaolo Dianin, insieme al parroco monsignor Nicola Ban, a monsignor Ruggero Dipiazza, per diversi decenni alla guida della parrocchia e oggi collaboratore parrocchiale, e ad alcuni sacerdoti dell’Unità pastorale.
Una celebrazione particolarmente partecipata, impreziosita dal folto servizio liturgico e dalla presenza del locale gruppo di campanari. Ad accompagnare la liturgia è stata la Corale Santa Lucia, che ha eseguito alcuni brani popolari insieme alla “Missa Prima Pontificalis” di monsignor Lorenzo Perosi.
Al termine della celebrazione è stato consegnato il Premio Mattone su Mattone 2026 a Maurino Meden e alla sua famiglia, riconoscimento giunto alla 40ª edizione e dedicato a chi, attraverso il proprio impegno, contribuisce concretamente alla vita della comunità parrocchiale. A consegnarlo sono stati l’arcivescovo Dianin e il parroco monsignor Ban.
Nel ricevere il premio, Meden ha voluto innanzitutto sottolineare come il volontariato sia, per sua natura, un servizio spesso vissuto lontano dai riflettori. «Chi fa volontariato, di solito, è abituato a fare in silenzio, senza cercare premi o riconoscimenti», ha detto, dedicando poi il riconoscimento anche alle tante persone che negli anni hanno prestato il proprio tempo alla comunità.
Un pensiero particolare è andato a Pino Zago, scomparso quattro anni fa, che Meden ha indicato come una figura fondamentale nel suo percorso di volontariato. Il primo incontro era avvenuto nella casa comunitaria di Malborghetto, dove Zago si occupava con discrezione e dedizione della gestione e della manutenzione degli spazi.
«Mi ha insegnato che prendersi cura della casa del Signore non è un peso, ma un onore», ha ricordato Meden, spiegando come proprio da quell’esempio abbia imparato a considerare ogni intervento di manutenzione, ogni spazio sistemato e ogni ambiente reso accogliente come «un atto d’amore per chi quei luoghi li abita e li vive».
Un impegno che Meden porta avanti da oltre 25 anni nella gestione degli immobili parrocchiali. «Non l’ho mai visto come un lavoro», ha sottolineato, ricordando che quei luoghi sono gli spazi nei quali la comunità si incontra, i bambini seguono il catechismo, le famiglie si ritrovano e si vive la preghiera.
Il premio, ha aggiunto, non è però soltanto suo: «Lo sento di tutti voi». E lo ha dedicato in modo particolare agli altri volontari e a chi, come Pino Zago, ha indicato la strada del servizio silenzioso. «Spero che dal cielo stia sorridendo vedendo che il suo esempio non è caduto nel vuoto».
Proprio il servizio e la carità sono stati al centro dell’omelia dell’arcivescovo Dianin. Partendo dalla storia di San Rocco, il presule ha ricordato la figura di un uomo capace di mettere da parte i propri programmi per prendersi cura dei malati. Rocco, diretto a Roma per il pellegrinaggio alla tomba degli Apostoli, incontrò la peste e comprese che il pellegrinaggio più importante era quello verso chi aveva bisogno. «Il Gesù che voleva incontrare a Roma gli aveva dato appuntamento là tra i malati», ha sottolineato Dianin, richiamando così una fede che non può rimanere separata dalla concretezza della vita.
San Rocco, ha spiegato l’arcivescovo, incarna la figura del buon samaritano: vede il ferito, non passa oltre, modifica i propri programmi e si prende cura di lui. Da qui il richiamo al cuore del messaggio evangelico: «Sono importanti i pellegrinaggi, le preghiere, le celebrazioni, ma la prova della loro verità è la carità».
Un richiamo particolarmente attuale, perché le forme della povertà non riguardano soltanto la mancanza di beni materiali. Dianin ha ricordato il disagio, la solitudine, la malattia, l’emarginazione, l’immigrazione, il bullismo e la violenza, invitando i cristiani a non considerare queste realtà come problemi che riguardano sempre qualcun altro.
Riprendendo le parole della prima lettera di Giovanni, l’arcivescovo ha ricordato: «Siamo passati dalla morte alla vita perché amiamo i fratelli», aggiungendo che l’amore cristiano non può essere soltanto dichiarato, ma deve essere vissuto «nei fatti e nella verità».
Nella parte conclusiva dell’omelia, il richiamo alla profezia di Isaia ha assunto un significato ancora più concreto. La carità, ha spiegato Dianin, passa anche dalle relazioni quotidiane e dalla capacità di liberarsi dall’oppressione, dal «puntare il dito», dalle critiche e dalle malelingue. «Allora brillerà fra le tenebre la tua luce», ha ricordato. «Viviamo in tempi un po’ oscuri», ha osservato l’arcivescovo, indicando nella carità verso gli altri una possibile risposta: «La carità verso i fratelli accende una luce nelle tenebre, e tu diventi una luce vivente».
Una riflessione che ha trovato un collegamento naturale anche nel riconoscimento consegnato a Meden: un premio dedicato non tanto a un singolo gesto, quanto a una lunga storia di servizio discreto, fatto di tempo, attenzione e cura degli spazi della comunità. La festa patronale si è conclusa con un momento conviviale nel vicino atrio parrocchiale.
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