BILANCIO
San Rocco chiude con il sorriso, ma il presidente Feresin guarda al futuro: «Servono strutture stabili»
La 526ª edizione supera le aspettative e fa il pienone. Oltre cento i volontari non senza difficoltà burocratiche e non. «Continueremo a lavorare per il bene di Gorizia».
La Sagra di San Rocco è finita, ma per il Centro per la conservazione e la valorizzazione delle tradizioni popolari di Borgo San Rocco il lavoro non si esaurisce con lo smontaggio degli ultimi stand. La 526ª edizione, andata in scena dal 7 al 16 agosto nel Parco Baiamonti, si è chiusa con una partecipazione «al di sopra di ogni previsione» e con un bilancio che, nelle parole del presidente Vanni Feresin, è soprattutto un riconoscimento al lavoro degli oltre cento volontari coinvolti nell'organizzazione.
File ordinate agli stand, tavoli pieni e un Borgo San Rocco capace ancora una volta di richiamare persone da tutta Gorizia e non solo. È proprio questa, secondo Feresin, la trasformazione più significativa degli ultimi anni: la festa non è più soltanto un appuntamento del quartiere, quanto una manifestazione cittadina, attesa e frequentata ben oltre i confini del Borgo.
A raccontare il successo, osserva il presidente, sono anche le immagini circolate durante i giorni della sagra: da una parte i volti sorridenti dei volontari, nonostante settimane di preparazione, il caldo e le lunghe giornate di lavoro; dall'altra le file degli avventori in attesa di assaggiare piatti che rappresentano una parte autentica della cucina goriziana, dagli gnocchi di susine allo strucolo in straza, fino allo strudel di mele.
Tra incendio e maltempo mancato
Il bilancio, tuttavia, non è privo di momenti di apprensione. Durante la sagra un incendio è divampato nell'area confinante con la manifestazione, in via Lantieri. La presenza del vento e la vicinanza del palazzo Lantieri hanno reso la situazione particolarmente delicata. A dare l'allarme sono stati gli stessi volontari, consentendo l'intervento tempestivo dei vigili del fuoco.
Nello stesso periodo, un grosso ramo dell'antico gelso di San Rocco è improvvisamente collassato senza provocare danni a persone o cose. Il Centro Tradizioni aveva segnalato l'accaduto il 14 agosto, ricordando come si tratti di una delle piante storiche del quartiere, piantata nel 1903.
Due episodi che, osserva Feresin, hanno ricordato quanto anche una grande macchina organizzativa come quella della sagra debba fare i conti con situazioni imprevedibili e con l'importanza della presenza costante dei volontari.
Le polemiche: dai cavalli alla musica
Non sono mancate nemmeno le discussioni. Tra i temi più dibattuti sui social c'è stato l'utilizzo dei cavalli per il tradizionale calesse, soprattutto alla luce delle temperature elevate. Una questione che ha contrapposto chi difende la tradizione e chi ha posto l'accento sul benessere degli animali.
«Dibattito legittimo», riconosce Feresin, invitando però a evitare quelli che definisce toni da «processo sommario». Poi la musica, con il tradizionale confronto tra chi la considera troppo alta e chi, al contrario, troppo bassa, e i controlli effettuati durante la manifestazione, ritenuti legittimi ma capaci, secondo il presidente, di rallentare in alcuni momenti una macchina organizzativa già complessa.
«Ogni anno ricominciamo da zero»
È però sulla gestione delle strutture che Feresin concentra la sua riflessione più ampia. Per preparare la Sagra di San Rocco servono circa due mesi di lavoro. Oltre cento persone mettono a disposizione tempo ed energie per allestire strutture che, una volta conclusa la manifestazione, devono essere smontate e riposte.
«Nessun tendone stabile, nessun allaccio permanente, nessun magazzino attrezzato. Ogni anno tutto da zero», sottolinea il presidente.
Da qui la proposta rivolta all'amministrazione comunale: realizzare strutture permanenti da mettere a disposizione delle associazioni che organizzano manifestazioni sul territorio. Un investimento iniziale che, secondo Feresin, permetterebbe di ridurre tempi e costi di allestimento e, contemporaneamente, migliorare la qualità degli eventi.
«Una sagra che porta migliaia di persone in un quartiere per dieci sere consecutive, che offre cucina tradizionale, cultura, musica, e che lo fa con volontari non pagati, merita qualcosa di più di un capannone da montare a giugno e smontare ad agosto», è la riflessione del presidente.
Il grazie ai volontari
Accanto alla richiesta di una maggiore attenzione alle infrastrutture, il messaggio conclusivo di Feresin è soprattutto un grande ringraziamento. «Vorrei dire solo grazie», scrive il presidente, rivolgendosi agli oltre cento volontari che hanno contribuito alla riuscita dell'edizione.
Nel suo elenco ci sono tutti: chi lavora all'organizzazione per mesi, il Consiglio direttivo, i responsabili dei diversi settori, le cuoche impegnate nella preparazione del ragù e dei fagioli secondo la storica ricetta del Pepi, chi si occupa della frittura, della distribuzione, della griglia e del bar, i cassieri, chi pulisce il campo e i tavoli, chi gestisce la tombola e la parte burocratica. Un ringraziamento particolare va anche a chi monta e smonta le strutture, a Sretko e ai suoi cavalli, alla Cassa Rurale FVG, alla Regione e al Comune di Gorizia per il sostegno garantito negli anni.
Infine, Feresin non nasconde una punta di orgoglio nei confronti di chi, a suo dire, cerca di smorzare l'entusiasmo attorno alla manifestazione: «Posso assicurare a costoro che siamo una realtà viva e vivace», scrive, promettendo che il Centro Tradizioni continuerà a lavorare «per il bene del Borgo di San Rocco e della nostra amatissima Gorizia».
E così, mentre i cancelli della 526ª Sagra e del Parco Baiamonti si sono appena chiusi, lo sguardo è già rivolto al prossimo anno. I volontari ci saranno ancora, così come la cucina, la musica, la tradizione e le migliaia di persone pronte a tornare al Parco Baiamonti. La domanda, ora, è se nel 2027 sarà ancora necessario partire da zero per costruire una festa che, ormai, è diventata patrimonio dell'intera città.
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