Isonzo
Salcano, la richiesta di intervenire sui rilasci dell’acqua nasce in Consiglio comunale: l’Odg di Sartori e Picco diventata una lettera istituzionale
La proposta dei due consiglieri di Noi Ml Noaltris GO! non è stata discussa nella seduta del 14 settembre per ragioni legate ai tempi dei lavori.
La richiesta di intervenire sulla gestione delle acque dell’Isonzo e, in particolare, sui rilasci della diga di Salcano, era nati tra i banchi del Consiglio comunale di Gorizia attraverso un ordine del giorno presentata dai consiglieri Eleonora Sartori e Andrea Picco, della lista Noi Ml Noaltris GO!. Un documento, pronto già ad agosto, nella seduta di lunedì 14 settembre non è però arrivato alla discussione dell’aula, non essendoci la possibilità di inserirlo tra i punti all’ordine del giorno nei tempi utili per poter essere modificata e ripresentata.
La questione, tuttavia, non è rimasta ferma. Dal confronto tra i due consiglieri e la segretaria comunale Maria Grazia De Rosa è maturata infatti la scelta di dare comunque seguito istituzionale ai contenuti dell’ordine del giorno, attraverso una lettera congiunta sottoscritta dal sindaco Rodolfo Ziberna e dalla stessa segretaria. È così che la sollecitazione partita dalla minoranza consiliare si è trasformata in un'iniziativa formale del Comune di Gorizia.
La lettera riprende il tema già sollevato nelle scorse settimane sulla riduzione della portata dell’Isonzo e sulla necessità di affrontare il problema non soltanto attraverso interventi a valle, ma intervenendo direttamente sulla gestione della diga di Salcano, in territorio sloveno. Una vicenda sulla quale Ziberna ha già scritto al Governo italiano chiedendo interventi strutturali e che, con questa nuova iniziativa, viene ricondotta anche al lavoro del Consiglio comunale.
Il cuore dell’ordine del giorno presentato da Sartori e Picco riguarda infatti il cosiddetto hydropeaking, cioè la variazione intermittente delle portate del fiume determinata dalla gestione dell’impianto idroelettrico di Salcano. Secondo i consiglieri, il problema non sarebbe soltanto rappresentato dalla quantità complessiva di acqua rilasciata, ma dalla modalità con cui questa viene immessa nell’alveo, attraverso rilasci calcolati come portata media anziché attraverso un deflusso costante capace di garantire la continuità dell’ecosistema fluviale a valle del confine.
L’ordine del giorno parte da una considerazione più ampia: l’Isonzo viene definito un patrimonio idrico, ecologico, agricolo ed economico e il suo depauperamento viene considerato un danno ambientale di particolare rilevanza. I consiglieri collegano quindi la situazione attuale anche agli effetti del cambiamento climatico e alle crisi idriche degli ultimi anni, sostenendo che gli attuali criteri di gestione delle risorse siano ormai da aggiornare alla luce delle conoscenze scientifiche e della normativa europea. Nel documento viene richiamata in particolare la Direttiva Quadro sulle Acque dell’Unione Europea, la 2000/60/CE, e il passaggio dal concetto di semplice «portata minima» a quello più articolato di «deflusso ecologico». Una distinzione che, secondo Sartori e Picco, assume un peso ancora maggiore nel caso dell’Isonzo, proprio perché si tratta di un corso d’acqua transfrontaliero.
L’Odg richiama inoltre il ruolo della Commissione mista italo-slovena per l’idroeconomia, istituita nell’ambito degli accordi collegati al Trattato di Osimo del 1975 e chiamata a occuparsi delle questioni relative all’utilizzazione delle acque dell’Isonzo nell’interesse comune dei due Paesi. Ed è proprio alla prossima riunione della Commissione mista, prevista per il 30 settembre, che i consiglieri avrebbero voluto collegare la richiesta del Comune di Gorizia. L'obiettivo indicato nel documento è sollecitare il Governo italiano affinché venga rappresentata formalmente la criticità dell’attuale sistema di regolazione e venga avviata una revisione delle modalità di rilascio dalla diga di Salcano, prevedendo portate più graduali e un deflusso minimo costante più elevato.
La proposta guarda quindi direttamente alla fonte del problema, chiedendo alla controparte slovena di intervenire sulla gestione dell’impianto e sulle modalità operative delle turbine per ridurre l’effetto dell’hydropeaking. Una linea che, nell’Odg, viene contrapposta all’ipotesi di realizzare nuove opere di sbarramento o altre infrastrutture artificiali lungo il tratto italiano dell’Isonzo. Sartori e Picco chiedono infatti di escludere nuove opere «grigie» di sbarramento, svaso o rifasamento artificiale dell’alveo, sostenendo che la tutela del corpo idrico debba partire dal ripristino di un flusso ecologico più naturale a monte, piuttosto che da ulteriori modifiche del corso del fiume in territorio italiano. Un altro punto riguarda infine la trasparenza degli organismi bilaterali. L’Odg chiede al Governo di intervenire anche sulla pubblicità dei verbali e degli accordi della Commissione mista e di promuovere un tavolo permanente di confronto, nel quale possano essere coinvolti il Comune di Gorizia e i portatori di interesse del territorio.
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