Romans d’Isonzo, svelate due pietre d’inciampo per i ventenni Amelio e Rinaldo

Romans d’Isonzo, svelate due pietre d’inciampo per i ventenni Amelio e Rinaldo

sono cinque in comune

Romans d’Isonzo, svelate due pietre d’inciampo per i ventenni Amelio e Rinaldo

Di Aurora Cauter • Pubblicato il 27 Gen 2026
Copertina per Romans d’Isonzo, svelate due pietre d’inciampo per i ventenni Amelio e Rinaldo

«Muoversi verso una società che condivida pace e tolleranza». In via Latina e in via Aquileia ricordati due giovanissimi compaesani.

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Due pietre d’inciampo si aggiungono a Romans oggi, durante il Giorno della Memoria: una è in via Latina 56, ed è quella di Amelio Freschi, classe 1923; la seconda ha trovato posto in via Aquileia 31, di fronte alla casa di Rinaldo Martellos, classe 1922. Entrambi i ragazzi, coinvolti dal turbinio della guerra, non fecero più ritorno nel loro paese natale, ma morirono giovanissimi lontani da casa.

Amelio, manovale edile, e durante la guerra Soldato del Genio, il 9 settembre 1943 fu catturato a Lubiana e deportato in Germania. Passò dal campo di prigionia della località di Stargard (Polonia), per poi passare nel campo di Neubrandenburd, nella Germania del Nord. Venne trasferito poi nella Ruhr a Fichtenhain. Concluse la sua odissea nel Campo VI C/Z Fullen, dedicato agli Internati Militari Italiani, sul confine olandese. Amelio muore a 21 anni a causa di una tubercolosi aggravata da un grave deperimento fisico e malnutrizione. Il suo corpo era stato sepolto a Fullen, insieme ad altri 800 militari italiani, per poi passare al Cimitero militare italiano d’onore ad Amburgo.

Anche Rinaldo è morto giovanissimo, a 23 anni. Artigliere nei territori greci-albanese, venne catturato anche lui il 9 settembre 1943 per essere deportato in Germania. Risulta che l’8 gennaio 1945 Rinaldo morì nell’ospedale di Ansbach, vicino a Norimberga, a causa delle ferite riportate in un attacco aereo. Gli italiani che rimpatriavano dalla Germania rilasciarono una nota riguardo alla fine del giovane: Rinaldo era catalogato come lavoratore generico in uno dei Lager di Norimberga. Il corpo venne prima seppellito ad Ansbach, per poi essere traslato al Cimitero Militare Italiano d’Onore a Francoforte, insieme ad altri 4.788 italiani.

Egone Valdemarin, Fausto Cumin e Aldo Cabas sono gli altri ventenni che hanno condiviso il dramma della deportazione: l'anno scorso il loro ricordo è diventato indelebile di fronte alle loro abitazioni tra Romans, Versa e Fratta.

Sono stati i familiari dei due giovani a svelare le pietre d’inciampo, di fronte alle classi della scuola primaria e secondaria di Romans.

Le storie sono state raccontate dalla Presidente ANPI Romans Claudia Zonchi, che, insieme all’associazione, ha ricostruito la memoria e ricercato la verità.

Il Sindaco di Romans Michele Calligaris ha definito la cerimonia come un «ricordo collettivo che si oppone all’oblio e che riapre i cassetti dolorosi della Storia. L’impegno della comunità si deve sentire anche oggi, di fronte agli eventi che ci catapultano indietro di 100 anni».

«Ricordare è una responsabilità collettiva – parla la Prefetta di Gorizia Ester Fedullo – per non far tornare i segnali d’odio che hanno provocato tanta sofferenza. Le pietre d’inciampo sono anche il modo per ricordare la necessità di muoversi verso una società unita che condivida veramente i valori di pace e tolleranza». 

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