Reportage da Chemnitz - Tre città in dialogo con le proprie memorie

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Reportage da Chemnitz - Tre città in dialogo con le proprie memorie

Di Aurora Cauter • Pubblicato il 30 Nov 2025
Copertina per Reportage da Chemnitz - Tre città in dialogo con le proprie memorie

'History of citizens' è il progetto che ha coinvolto la città sassone, Nova Gorica e Gorizia. Oltre 2mila visitatori nello spazio espositivo del Garagen-Campus a Chemnitz.

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Il passato racconta, il presente ascolta e il futuro capisce. La ricchezza della storia europea ci porta inevitabilmente a farci delle domande: come si viveva una volta? Le cose sono sempre state così? Le risposte possiamo trovarle tra i libri di storia o nei racconti di più anziani. Nasce così il progetto “History of Citizens” – “Storia dei cittadini”, appunto – una raccolta di scambi interculturali e intergenerazionali: ragazzi tra i 12 e 15 anni hanno parlato con gli anziani che vivono il loro stesso territorio, in modo essenzialmente diverso.

Il progetto è stato esposto in una mostra nella cittadina sassone Chemnitz, “l’altra” Capitale della Cultura Europea, ma è stato ideato e realizzato insieme a Gorizia e Nova Gorica. Le città hanno raccontato le loro trasformazioni – Chemnitz da città ai confini dell’Unione Sovietica a centro industriale della Germania unita, Gorizia e Nova Gorica da città separate da un muro a realtà senza confini – attraverso le voci di due generazioni diverse. La mostra è stata inaugurata il 9 novembre 2025 ed è stata chiusa il 27 novembre dopo aver registrato due mila visitatori

A Gorizia i ragazzi della scuola Ascoli e di Casa Elvine (la casa famiglia di Fondazione Villa Russiz) hanno raccontato cos’è per loro il confine, o meglio, la sua assenza. La parrocchia di Nova Gorica ha raccolto le testimonianze di sei anziani, alcune scritte a mano, altre al computer che, una volta arrivate a Chemnitz, sono state tradotte in tedesco. La parrocchia slovena ha collaborato anche con la parrocchia di San Rocco, dove sono state prodotte tre interviste. Tra queste, l’artista Franco Dugo si è espresso con una frase autoesplicativa: «io da artista quando alzo gli occhi al cielo non vedo confini». I ragazzi, colpiti da questa intervista, hanno partecipato con l’artista a incontri di pittura “en plein air” in primavera.

Prende parte al progetto l’insegnante della scuola Ascoli Barbara Sturmar, che ha coordinato il lavoro di cinque classi, quattro prime medie e una terza media. «I ragazzi hanno intervistato a scuola cittadini goriziani, nonni, zii, tutti over 60 – spiega l’insegnante – e hanno prodotto quattro filmati. Abbiamo accettato con entusiasmo la proposta di collaborazione con Chemnitz e lo scambio è stato molto emozionante. La ricchezza del progetto è emersa nella creatività scaturita dai ragazzi: hanno realizzato dei video per raccontare le interviste e hanno riflettuto sulla storia della nostra città, una volta molto diversa da quella che vivono loro oggi».

«I lavori presentati sono stati realizzati dalle due classi dell’indirizzo STEAM/tecnologico del nostro Istituto – racconta l’insegnante Laura Trevisan - Il progetto è stato supportato da professionisti esterni alla scuola, in particolare dall’Associazione Examina. Gran parte dei contenuti rappresentati nei video proviene dai racconti dell'ingegner Niccolò Fornasir (classe 1944), ex assessore comunale e tra i fondatori, nonché per anni vicepresidente, dell’ICM – Istituto per gli Incontri Culturali Mitteleuropei. Le interviste sono diventate così momenti di incontro autentico e partecipato. Successivamente, le due classi hanno scelto i temi da rappresentare attraverso disegni, poi elaborati e trasformati in due brevi video di animazione».

Una delle classi ha realizzato “Le lacerazioni del ’900 a Gorizia”, filmato che racconta alcuni degli eventi più significativi per il nostro territorio: dalla Prima guerra mondiale, che vide le nostre zone trasformarsi in fronte di combattimento, all’ascesa del Fascismo e alla sua dura repressione della minoranza slovena; dalla promulgazione delle leggi razziali fasciste, con i rastrellamenti che colpirono anche la nostra comunità, fino all’occupazione jugoslava, che rispose spesso in modo brutale all’oppressione nazifascista subita.

Un secondo video ripercorre la storia dell’amicizia tra i due sindaci Michele Martina e Joško Štrukelj, che negli anni Sessanta furono tra i primi a promuovere, spesso in modo segreto, un tentativo di collaborazione e riavvicinamento tra le città di Gorizia e Nova Gorica, separate dalla Cortina di ferro.

Dalle voci degli anziani emerge la sofferenza lasciata dal conflitto e l’emozione nel ricordare i tempi in cui godevano della giovinezza dei loro interlocutori. La complessità intrinseca del Novecento, la nascita e il collasso delle ideologie, la costruzione e l’abbattimento di muri, la globalizzazione, entrano nelle menti dei ragazzi – e di tutti coloro che guardano, ascoltano e leggono le interviste – con grande consapevolezza. Fotografie, video, interviste, documenti, lettere: tutto testimonia un passato che non deve essere dimenticato.

Interessante la proposta di un progetto del genere a Chemnitz, una città che da anni va incontro a un forte calo demografico: i giovani decidono di lasciare la città e gli over 60 continuano ad aumentare. Ecco che i giovani della città sono entrati nelle case degli anziani tedeschi per farsi raccontare il passato socialista. I bambini della scuola elementare di Chemnitz "Pablo Neruda" hanno disegnato le storie, esprimendo con colori e forme le loro impressioni e le emozioni degli anziani. Bambini tra gli otto e i nove anni hanno dipinto una donna visibilmente triste mentre spinge una carrozzina, qualcuno ha ritratto un soldato in campagna, altri un carro con dentro quattro bambini trainato da un cavallo, altri ancora delle persone che guardano il cielo mentre un aereo passa sopra le loro teste. «Alcuni anziani sono rimasti stupiti – ha detto il parroco della parrocchia “Madre Teresa di Calcutta” di Chemnitz, Benno Schäffel – non credevano di suscitare certe immagini nei bambini e si sono chiesti cosa avessero mai raccontato».

Gli altri spazi della mostra erano dedicati ai visitatori e ai loro pensieri. Al centro di questo progetto, come per il resto della Capitale Europea della Cultura sassone, si trova la comunità, un organismo vivente in continuo mutamento che ha bisogno degli spazi adeguati per potersi esprimere. Vicino all’”albero della Resilienza” c’è un invito a scrivere i proprio punti di forza, i propri sogni, speranze, successi. “Dove trovi supporto durante le crisi?”, “Da dove ricavi la tua forza?” sono alcune delle domande da cui prendere spunto. Alla fine del percorso il pensiero va alla vecchiaia, al suo valore e ruolo sociale, al modo in cui dialoga con le nuove generazioni: qui le domande sono “Come può la nostra società far sentire gli anziani più apprezzati?” “Cosa hai imparato da una persona (anziana) che ti guida ancora oggi?”, “Per i bambini: In cosa sono bravi gli anziani?”. 

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